BOTTICELLI ALL’ERMITAGE

BOTTICELLI ALL’ERMITAGE

Gabinetto fotografico delle Gallerie degli Uffizi

SAN PIETROBURGO\ aise\ - La Madonna Della Loggia di Botticelli prosegue il suo viaggio in Russia e da Vladivostok, dopo aver attraversato la regione dell’Estremo Oriente russo, arriva a San Pietroburgo.
Il celebre dipinto del Maestro del Rinascimento italiano Sandro Botticelli (1445-1510), proveniente dalle Gallerie degli Uffizi di Firenze, dopo il grande successo di pubblico raccolto durante le esposizioni all’Eastern Economic Forum, presso l’Università di Vladivostok – il 4 e 5 settembre – e al Primorye State Art Gallery di Vladivostok – dall’8 settembre al 6 novembre –, a partire da domenica scorsa, 17 novembre, è esposta per la prima volta all'Ermitage di San Pietroburgo, inquadrandosi nella serie "Capolavori dei Musei del Mondo all’Ermitage".
L’esposizione dell’opera è stata l’evento centrale del programma culturale del V Eastern Economic Forum di Vladivostok e ora lo sarà anche del VIII Forum internazionale della Cultura di San Pietroburgo, unendo tutta l’Europa da Firenze a Vladivostok. Le diverse tappe della mostra, patrocinate e sostenute dall’Ambasciata d’Italia a Mosca, sono organizzate dalle Gallerie degli Uffizi, con la collaborazione delle diverse sedi ospitanti: il Museo Statale Ermitage e la Galleria Nazionale Primorye di Vladivostok, insieme con MondoMostre, e sono rese possibili grazie al sostegno di Sberbank.
Su iniziativa del partner generale del progetto, Pao Sberbank, anche le persone non vedenti e ipovedenti avranno accesso al capolavoro: insieme all’opera originale sarà esposta una copia tattile del quadro con l’apposita audioguida.
Come afferma l’ambasciatore d’Italia a Mosca, Pasquale Terracciano, "l’esposizione della Madonna della Loggia di Sandro Botticelli, in occasione della prima partecipazione dell’Italia al Forum economico orientale di Vladivostok, ha costituito una preziosa occasione per presentare la straordinaria bellezza dell’arte italiana nell’Estremo Oriente russo, dove in passato l'Ambasciata d'Italia a Mosca non aveva mai organizzato mostre con le eccellenze della nostra arte pittorica". L’opera, esposta a settembre alla Galleria Nazionale Primorye di Vladivostok, sarà ora sino al 16 febbraio 2020 al Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo, "compiendo un suggestivo percorso ideale lungo tutto il territorio della Federazione. Si tratta quindi", sottolinea Terracciano, "di un evento unico, dal grande valore simbolico, che risponde all’intento di portare la nostra cultura anche nelle regioni più distanti, rendendo la nostra arte più accessibile ai moltissimi amanti dell’Italia in tutta la Federazione".
La Madonna della Loggia è esposta nella sala di Leonardo da Vinci in assenza dei capolavori del Maestro. Nell'anno delle celebrazioni di Leonardo l'Ermitage ha infatti prestato ai musei italiani per delle mostre temporanee entrambi i capolavori di Leonardo: Madonna Benois e Madonna Litta.
Nella collezione dell’Ermitage sono conservate due opere del tardo Botticelli, San Geronimo e San Domenico. Il dipinto Madonna della Loggia appartiene alle sue opere giovanili.
L’esile Madonna, assorta e pensosa, con il capo lievemente reclinato e gli occhi abbassati, stringe teneramente a sé il Bambino che le abbraccia il collo. Per tutta la vita Botticelli resterà il cantore della bellezza femminile, il paladino della Madonna, bionda, mesta, con i grandi occhi dolenti. Nelle sue creazioni echeggia sempre una nota lirica. Proprio nel dipinto degli Uffizi si possono rilevare gli elementi riscontrabili poi nelle opere più famose dell’artista: la dolcezza, lo straordinario senso del ritmo, l’espressività del tratto sottile, agile. L’armonia compositiva, che si avverte qui nel susseguirsi degli archi, è un’altra caratteristica dell’arte del maestro. Agili contorni delineano le figure dei personaggi, predominando sul modellato dei volumi. Fin dall’inizio lo stile di Botticelli è incline a un particolare decorativismo, che nel nostro caso si avverte nella resa del panneggio e dei nimbi. Per l’artista, in quanto esponente della scuola fiorentina, il colore non riveste un ruolo determinante, ma cede il passo al disegno. Il tradizionale accostamento di blu e rosso per le vesti di Maria ottiene un potente effetto di volumi e masse.
Botticelli segue la tipologia iconografica bizantina nota come "Madre di Dio Eleousa" o "della Tenerezza". E non è un caso: si tratta del tipo di raffigurazione mariana più intima e densa di sentimento fra tutte quelle esistenti. Nella pittura russa di icone l’esempio più fulgido di tale raffigurazione è la celebre "Madre di Dio di Vladimir".
Insieme al dipinto di Botticelli, nella sala di Leonardo è esposta un’icona greca che appartiene alla stessa tipologia iconografica. L’Ermitage presenta per la prima volta l’icona "Madre di Dio Eleousa (della Tenerezza)" della seconda metà del XV secolo. La mostra ci parla, in tal modo, di due diverse linee di sviluppo della pittura, presentando due correnti parallele, la maniera greca e la maniera latina. Questi termini, che indicano icone dipinte secondo la maniera rigorosamente greca o quella latina moderna, apparvero nel XV secolo negli ambienti professionali di artisti e antiquari. L’icona dell’Ermitage è un chiaro esempio di maniera greca.
I teologi bizantini vedevano nell’iconografia della "Madre di Dio Eleousa" l’immagine dell’Amore sconfinato, la prefigurazione del sacrificio della Croce di Gesù Cristo, in quanto suprema espressione dell’amore di Dio per gli uomini. Inoltre, il tema dell’amore tra madre e figlio incarnato nell’immagine dell’Eleousa era estremamente prossimo e comprensibile ai fedeli per il suo accento profondamente umano. Tutto ciò condusse a un’ampia diffusione delle icone appartenenti a questa iconografia nell’area bizantina, fino a giungere nell’Antica Russia.
Se i maestri bizantini si concentrarono sulla resa del simbolismo spirituale interiore dell’immagine dell’Eleousa, nell’arte dell’Europa occidentale i pittori accordarono maggior attenzione all’aspetto umano del tema, caratterizzando le raffigurazioni delle Madonne con elementi reali della vita del tempo, servendosi di particolari delle vesti, degli accessori, del paesaggio circostante.
Il maestro greco che dipinse l’icona seguì meticolosamente l’antica iconografia bizantina, anzi riprodusse addirittura nella maniera pittorica dei volti lo stile delle icone paleologhe. Riuscì a mantenere anche la straordinaria eco dell’accento simbolico di Amore sconfinato che contraddistingue le icone propriamente bizantine della "Madre di Dio Eleousa". E solo il color rosso cremisi del maphorion di Maria, tipico delle opere della pittura veneta, attesta che l’icona fu dipinta nella seconda metà del XV secolo.
Come sottolinea il direttore delle Gallerie degli Uffizi, Eike Schmidt, "questa mostra ribadisce l’amicizia e la collaborazione non solo tra Italia e Russia, ma anche tra le massime istituzioni culturali dei nostri Paesi. In questo caso gli Uffizi e l’Ermitage suggellano una tradizione già stabilita da secoli: Firenze ha ripetutamente accolto Dostoevskij, che tra il 1868 e il 1869 terminò il suo romanzo L’idiota mentre alloggiava davanti a Palazzo Pitti. E nello stesso palazzo, già residenza dei Granduchi, verrà inaugurata a Natale la nuova sede della prestigiosa collezione di icone russe appartenenti alle Gallerie degli Uffizi. Invito il pubblico italiano e russo a venire a vedere queste opere meravigliose, che vennero acquistate già dai Medici e poi dai granduchi di Asburgo Lorena".
Da parte dell’Ermitage la mostra è curata da Tatiana Kustodieva e Zoya Kuptsova del Dipartamento dell’arte figurativa occidentale dell’Ermitage. I saggi in catalogo sono a cura di Maria Sframeli, Daniela Parenti e Tatiana Kustodieva. (aise)


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