CORONAVIRUS: 95.262 CONTAGI/ 2099 GUARITI E 552 MORTI IN PIÙ

CORONAVIRUS: 95.262 CONTAGI/ 2099 GUARITI E 552 MORTI IN PIÙ

ROMA\ aise\ - Sono 95.262 le persone positive al Coronavirus in Italia, 1.195 in più di ieri. Di questi 3693 sono in terapia intensiva, 99 in meno di ieri; diminuiscono anche i ricoveri in ospedale con sintomi: 233 i pazienti in meno rispetto a ieri, per un totale di 28.485 di persone. La maggior parte dei positivi al virus, cioè 63.084 persone, pari al 66% del totale, sono in isolamento domiciliare senza sintomi o con pochi sintomi.
Il numero dei guariti sale a 26.491 persone, con un “nuovo record” di 2.099 guariti in più di ieri. Un “dato importante” ha detto Angelo Borrelli, capo della protezione civile, che oggi ha fornito i dati aggiornati sull’epidemia insieme a Ranieri Guerra, rappresentante dell’Oms e membro del Comitato tecnico scientifico del Ministero di Salute.
Purtroppo sono morte altre 552 persone, ha aggiunto Borrelli, che ha ribadito ancora una volta l’importanza di “continuare a mantenere alta la guardia e seguire i comportamenti consigliati dagli esperti”.
Sale la cifra raccolta dal Dipartimento con il conto corrente, arrivato a 113.557.000.000 euro: ad oggi ne sono stati spesi 25 milioni, per l’acquisto di dispositivi di protezione individuale e ventilatori.
Tra le forze in campo, i volontari sono più di 15mila. Inoltre, ha aggiunto Borrelli, continua “l’azione di rafforzamento delle strutture sanitarie: oggi sono operativi i team di Romania e Norvegia, mentre è arrivato il disinfettante dall’Austria grazie al meccanismo europeo di protezione civile”. Sia medici che materiali andranno nelle regioni più colpite, ha detto Borrelli, annunciando la partenza, domani, del terzo contingente di 84 medici della task force della protezione civile. In totale saranno 180, sul campo insieme a 116 medici e sanitari stranieri.
Invitato a commentare i dati in vista di futuri test a campione sulla popolazione e ipotetica apertura di una “fase 2”, Ranieri Guerra ha spiegato che i test – diversi da uno screening di massa – serviranno a “capire quale sia la distribuzione del contagio”, anche “per classe, età e attività lavorativa”, precisando subito, però, che prima di parlare di “riaperture” di lavoro “ci sono parecchi passi preliminari da compiere”, anche perchè “la curva epidemica ci dice che non siamo in diminuzione netta, ma in rallentamento della velocità di trasmissione del virus”. Insomma “è ancora plateau, che si abbassa in maniera lenta”, a significare che “c’è un serbatoio di positivi asintomatici che veicola la circolazione del virus”. Per il rappresentante dell’Oms “aprire in questa conduzioni non è prevedibile”.
Al massimo “si può predisporre una valutazione del rischio di riapertura per classi lavorative, per tipologia geografica, di età e così via, sempre con un occhio alla diminuzione marcata della curva, che ancora non c’è”. In ogni caso occorre “tener presente che abbiamo comunque una categoria di persone che per età e preesistenti morbosità è particolarmente vulnerabile. Non credo che il Governo proceda ad una apertura, senza tenere conto della rischiosità, che è ancora molto alta”.
Sulla “fase 2” l’Oms darà delle linee guida, su cui sta discutendo il Gruppo tecnico scientifico attivato dall’organizzazione. Linee, ha anticipato Guerra, che conterranno dei “requisiti minimi” da rispettare “soltanto per poter parlare di fase 2”, primo fra tutti la “capacità di intervenire su casi sospetti entro le 24/36 ore; in assenza di questa capacità non si può parlare di fase 2”.
Poi, ha ipotizzato, “immagino sarà una riapertura per fasi; la prima parzialmente in un “oggi” futuro, seguita dopo un paio di settimane da altre, per contenere la possibile riaccensione della fiammata epidemica”. Il responsabile regionale Oms a Copenaghen “sta invitando gli Stati membri dell’organizzazione a interagire con l’Italia per capire cosa ha vissuto, visto che questo Paese è a due, tre settimane nel futuro rispetto a tutti gli altri” per “seguire le lezioni dolorose” che ha dovuto affrontare come paese-apripista. “Purtroppo questo non accade con grande frequenza, ci sono Paesi che non hanno chiuso con misure draconiane come l’Italia nonostante vedano la loro curva crescere; tra cui anche paesi vicini, penso ai due Cantoni svizzeri a noi confinanti”.
Rimarcata l’importanza di aver avuto “grande trasparenza dagli Stati membri nella reportistica dei dati”, Guerra ha concluso sostenendo che “sarebbe opportuno che ciascuno imparasse dagli altri per evitare gli stessi errori”. (aise)

Newsletter
Archivi