DETENUTI ITALIANI ALL’ESTERO: LA GUIDA DELLA FARNESINA

DETENUTI ITALIANI ALL’ESTERO: LA GUIDA DELLA FARNESINA

ROMA\ aise\ - Sono 2113 i detenuti italiani all’estero, divisi in 63 paesi. 1611 di questi scontano la pena nelle carceri europee, mentre circa 500 sono reclusi in penitenziari extra continentali. È a tutti loro, e ai loro familiari, che si rivolge la “Guida pratica all’assistenza consolare per i detenuti italiani all’estero”, realizzata dalla Direzione Generale per gli Italiani all’estero della Farnesina e presentata questa mattina al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale, a Roma. Al tavolo dei relatori Luigi Maria Vignali, Direttore Generale per gli Italiani all’estero e le Politiche Migratorie, Manlio Di Stefano, Sottosegretario agli Affari Esteri e alla Cooperazione Internazionale, il capo del dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia, Francesco Basentini, e Denis Cavatassi, che da ex detenuto in Thailandia ha potuto portare una testimonianza diretta.
“È in prigione che si crede in ciò che si spera”. Ha esordito con questa citazione di Honoré de Balzac il Direttore Vignali, che ha poi continuato spiegando come la Direzione Generale per gli Italiani all’estero, abbia “fortemente voluto” questa guida, “raccogliendo l’invito del Parlamento a mettere in condizione i familiari e gli amici dei detenuti italiani all’estero di poter intervenire”. La guida infatti “risponde all’esigenza di cui si sono fatti interpreti rappresentanti della società civile e autorevoli esponenti politici”. Tra questi esponenti politici, in prima fila ad ascoltare la presentazione, c’erano la Senatrice Stefania Pucciarelli, presidente della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani, il vicepresidente della stessa Commissione, Giorgio Fede, e l’onorevole Iolanda Di Stasio.
“La rete diplomatico-consolare ha acquisito molta esperienza nel corso del tempo - ha sottolineato più avanti Vignali -. Ambasciate e Consolati sono sempre impegnati a seguire le tante delicate vicende umane, anche nei casi più difficili”. Tra questi, il direttore ha infatti voluto ricordare le storie più complicate, che la diplomazia italiana sta tuttora seguendo, come quelle di Chico Forti e Giuseppe Lo Porto, negli Stati Uniti, quella di Fulgencio Obiang Esono, condannato in Nuova Guinea, e quella di Riccardo Capecchi, detenuto in Perù, senza dimenticare la storia di Giulio Regeni, dove “non siamo potuti intervenire”, ha ricordato con autentica amarezza Vignali.
I 500 detenuti fuori dal continente europeo rappresentano le situazioni più critiche, dove le Ambasciate rivestono un ruolo importante. “I detenuti sono quelli che soffrono di più - ha rivelato a sua volta Denis Cavatassi, portando la propria testimonianza di “ex detenuto” - Specialmente quelli in paesi in via di sviluppo, dove - ha sottolineato -i diritti umani sono messi da parte e le persone trattate in maniera indecorosa: ero stato condannato a morte, messo in isolamento con le catene attaccate. Ho capito che la punizione non è il sistema migliore per aiutare le persone che hanno bisogno di tornare ad essere cittadini attivi”.
La guida pubblicata dalla Farnesina, che sarà scaricabile da domani sul sito del MAECI, presenta infatti i modi con cui i rappresentanti dello Stato italiano possono aiutare a capire i propri diritti, se c’è possibilità di estradizione, capire chi chiamare in caso di condanna per ausilio, capire come farsi aiutare con la lingua, come contattare i propri cari oppure scegliere un avvocato di fiducia della rete diplomatica.
“Questi argomenti, che riguardano oltre 2000 italiani nel mondo, sono temi centrali per noi, anche se non sono il primo argomento dell’opinione pubblica - ha affermato poi il Sottosegretario Di Stefano -. Questa guida - ha continuato - rappresenta un segnale che la Farnesina dà, perché spesso vedo che manca consapevolezza della struttura statale”. L’opinione pubblica in Italia, infatti, “non conosce a fondo questa realtà, e non immagina quanto possa essere duro il regime carcerario in tanti Paesi. La guida, strumento di immediata fruizione, contribuisce a far luce su un fenomeno complesso, la cui gestione impegna quotidianamente la nostra rete diplomatica”.
Ma la “virtù della guida – ha sottolineato Di Stefano – è che è anche molto analitica, e dà risposte chiare”.
Completando il quadro generale della situazione, Francesco Basentini, da capo del dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, ha invece fatto il discorso inverso. Ossia com’è, in questo momento, la situazione in Italia con i detenuti stranieri nei nostri penitenziari, che sono “20 mila a fronte dei 61 mila totali, provenienti principalmente da Marocco, Romania, Tunisia e Nigeria”. Dato per scontato che il trattamento è uguale per tutti i detenuti, di qualunque nazionalità, secondo Basentini “rendere nazionalizzabile la pena sarebbe più utile ed efficace alla prospettiva di rieducazione del detenuto”.
“Un detto cinese, Paese nel quale non c’è nessun detenuto italiano - ha chiosato Vignali in chiusura - dice: riconosci un vero amico quando sei malato o in prigione. E noi vogliamo ricordarcene”. (l.matteuzzi\ aise) 

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