L’ACCADEMIA DI SAN LUCA OMAGGIA GIOVANNI ANSELMO

L’ACCADEMIA DI SAN LUCA OMAGGIA GIOVANNI ANSELMO

foto di Andrea Veneri

ROMA\ aise\ - In occasione del conferimento del Premio Presidente della Repubblica 2016 per la Scultura a Giovanni Anselmo (Borgofranco d’Ivrea, 1934), l’Accademia Nazionale di San Luca a Roma dedica all’artista, residente a Torino, la mostra "Giovanni Anselmo. Entrare nell’opera", una retrospettiva che ripercorre gli oltre cinquanta anni della sua attività artistica.
L’esposizione, che si è aperta al pubblico il 13 novembre, sarà allestita in Palazzo Carpegna sino al 31 gennaio 2020.
Il prestigioso Premio venne istituito dal Presidente della Repubblica Luigi Einaudi con lettera dell’ottobre 1948 e da allora attribuito a personalità che si sono particolarmente distinte nei diversi campi della cultura, dell’arte, della musica e delle scienze. Alle tre Accademie Nazionali (Lincei, San Luca e Santa Cecilia) il compito della segnalazione, a cadenza annuale, dei nominativi. Per l’Accademia Nazionale di San Luca, le tre classi accademiche di Pittura, Scultura e Architettura designano a rotazione il premiato.
Per celebrare l’assegnazione del premio, l’Accademia Nazionale di San Luca ha invitato l’artista a disegnare un percorso espositivo appositamente pensato per gli spazi della propria sede, Palazzo Carpegna.
La vicenda artistica di Giovanni Anselmo ha seguito un tragitto lineare quanto particolare: grande protagonista dell’Arte Povera, Anselmo non ha mai frequentato specificatamente scuole d’arte. Alla fine degli anni Cinquanta inizia a lavorare come grafico in uno studio pubblicitario e, parallelamente, si esercita autonomamente nelle tecniche della pittura. Verso la metà degli anni Sessanta, abbandona le sperimentazioni pittoriche, per concentrarsi in quei primi lavori che mostrano linee di tensione, realizzate con tondini di ferro in stretta relazione con l’energia della forza di gravità e l’equilibrio, che si rivela se appena solo sfiorate. Da quel momento, costante nella sua opera è l’attenzione verso l’energia, la gravitas, la posizione spaziale, la parte per il tutto e l’esprimersi attraverso tensioni di spinte opposte. Concetto e contenuto reale si congiungono in un’unione non narrativa, tra finito e infinito, tra visibile e invisibile in una costante dimensione poetica dell’esperienza assolutamente non retorica e candidamente umana.
In mostra 27 opere appositamente selezionate dall’artista, tra le più significative dell’intera sua produzione. Opere per la maggior parte di grandi dimensioni, che spaziano dalla fine degli anni Sessanta ad oggi, provenienti, oltre che dalla sua collezione personale, da importanti istituzioni, gallerie e raccolte private italiane, tra cui il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, la GAM di Torino e il MART di Rovereto.
Numerosi e di varia natura i materiali utilizzati da Giovanni Anselmo per le sue opere: dal ferro e stoffa di Torsione (1968), alla spugna di mare e ferro di Respiro (1969), dalla fotografia stampata su tela di Entrare nell’opera (1971), alla pietra, cavo d’acciaio e pigmento di Verso Oltremare (1984), fino alla terra e ago magnetico di Mentre la terra si orienta (1967/2019) a testimonianza di una attenzione verso le qualità delle cose e verso la loro intrinseca particolarità ed energia che, incrociando altre energie, riverbera per divenire fatto poetico, orientato ad accogliere nell’arte il tutto.
Giovanni Anselmo nasce a Borgofranco d’Ivrea (TO) nel 1934 ed ancora oggi vive e lavora a Torino. Dal 1965 abbandona la pittura per esprimersi attraverso installazioni di materiali di varia natura, sottoposti a tensioni di spinte opposte: il suo lavoro è incentrato sul concetto di energia. Dalla fine degli anni ’60 è uno dei protagonisti dell’Arte Povera. Nel 1990 ottiene il leone d’oro per la pittura alla Biennale d’Arte Internazionale di Venezia. Nel 2016 ottiene il Premio Presidente della Repubblica dell’Accademia Nazionale di San Luca. Ha esposto in migliaia di mostre in Italia e all’estero. Le sue opere sono presenti nelle collezioni pubbliche e private delle più importanti istituzioni museali mondiali.
Anselmo non ha frequentato specificatamente scuole d’arte; alla fine egli anni ’50 inizia a lavorare come grafico in uno studio pubblicitario e nel tempo libero si esercita autonomamente nelle tecniche della pittura. Verso la metà degli anni Sessanta inizia ad utilizzare del filo di ferro o del tondino fine per creare le sue prime opere. Si trattava di linee in tensione, in stretta relazione con l’energia della forza di gravità che si rivelava se le opere venivano anche solo sfiorate. Nel 1966 conosce il gallerista torinese Gian Enzo Sperone che lo invita ad esporre in una mostra collettiva per la primavera dell’anno successivo. Nel 1967 partecipa anche alla mostra "Con temp l’azione" che si svolgeva contemporaneamente nelle gallerie Sperone, Il Punto e Stein. Nel dicembre dello stesso anno, con Germano Celant, partecipa ad "Arte Povera. Collage 1" all’Università di Genova, presso l’Istituto d’Arte. Via via conosce i suoi futuri colleghi: Zorio, Piacentino, Gilardi, Mario Merz... e la gallerista Ileana Sonnabend, che si mostra molto interessata all’attività che si svolgeva a Torino e che nel 1968 espone Anselmo, Mario Merz e Zorio a "Prospect ‘68" a Düsseldorf, mentre nel dicembre contribuisce a far partecipare Anselmo e Zorio a "Nineat Castelli" alla Leo Castelli Warehouse di New York. L’Arte Povera è uscita definitivamente dai confini italiani ed europei. Anselmo diviene un artista di fama internazionale. (aise)


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