LE "ICONE" DI GUIDO HARARI A WASHINGTON

LE "ICONE" DI GUIDO HARARI A WASHINGTON

WASHINGTON\ aise\ - Si è inaugurata ieri, 9 dicembre, in Ambasciata a Washington DC la mostra "Icons" del fotografo italiano Guido Harari. Organizzata in collaborazione con l'Istituto Italiano di Cultura, l’esposizione sarà ospitata presso le sale della nostra sede diplomatica sino al 31 gennaio 2020.
Con oltre 40 foto scattate in 45 anni, la mostra propone un viaggio fotografico attraverso la storia della musica e le sue leggende.
In mostra alcuni dei ritratti più affascinanti e suggestivi di musicisti italiani, americani e internazionali, come Laurie Anderson, David Bowie, Kate Bush, Leonard Cohen, Paolo Conte, Fabrizio De André, Giorgio Gaber, B.B. King, Joni Mitchell, Ennio Morricone, Gianna Nannini, Luciano Pavarotti, Lou Reed, Patti Smith, Tom Waits e Frank Zappa.
Tutti hanno lasciato un segno nella storia della musica. In queste immagini in bianco e nero e a colori, Harari trasmette sia la rilevanza dello status di celebrità del suo soggetto sia l'autenticità della sua vita privata.
Harari è consapevole che fotografare ed essere fotografati sono le cose più innaturali in questo mondo. Pertanto, raramente mette i suoi soggetti in posa; preferisce costruire un ambiente creativo e positivo, uno stato d'animo, in cui possano esprimersi spontaneamente.
Lou Reed disse di lui: "Sono sempre felice quando Guido mi scatta le foto perché so che saranno foto musicali. E avranno anche un po' di poesia e sensibilità. Gli aspetti che Guido cattura con i suoi ritratti sono, parlando in generale, ignorati da altri fotografi".
Ogni fotografia di Harari rappresenta una sfida, un superamento di nuove frontiere. Ogni foto è il risultato di una breve relazione, una complicità momentanea, basata su una reciproca genuina curiosità tra il fotografo e il soggetto.
Una sezione della mostra è dedicata ad alcune icone italiane, uomini e donne che si sono distinti in diversi settori, che vanno dal cinema, alla moda, dalla letteratura al design, dall'architettura alla scienza, nel tentativo di definire visivamente l'identità e la cultura dell'Italia attraverso le sue figure più iconiche.
"Con i musicisti ho sempre avuto una sorta di telepatia, una veloce relazione amorosa, che ho cercato anche al di fuori del contesto musicale. Dario Fo? Rita Levi Montalcini? Alda Merini? Tutte rock star per me, forse anche più di Bruce Springsteen o Mick Jagger", dice Guido.
Ospita la mostra l'ambasciatore d’Italia, Armando Varricchio, per il quale le "Icone" di Harari esposte in Ambasciata ricordano al visitatore "la potenza delle immagini. Attraverso la sua lente, Harari esplora il carattere interiore dei suoi soggetti. In un momento in cui la velocità spesso prevale sull’accuratezza e sulla qualità, i capolavori di Guido sono un porto sicuro. Le sue icone", aggiunge Varricchio, "hanno plasmato la scena culturale italiana e hanno contribuito al successo di cui il nostro Paese gode in tutto il mondo. Le sue fotografie catturano sia l’influenza che queste personalità hanno avuto in Italia che il loro lato più intimo".
In occasione dell'inaugurazione della mostra, ieri, Guido Harari ha condiviso le storie dietro le immagini, i punti salienti e gli svantaggi derivanti dal catturare la personalità unica dei suoi soggetti.
La conferenza-incontro è stata moderata da Dwandalyn R. Reece, curatore del Dipartimento di musica e spettacolo presso lo Smithsonian National Museum of African American History and Culture, alla presenza di Frank Stefanko, fotografo e autore dei libri "Bruce Springsteen. Days Of Hope and Dreams" e "Patti Smith. American Artist". (aise)


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