LUCIO FONTANA A MOSCA

LUCIO FONTANA A MOSCA

Lucio Fontana. Concetto spaziale, Attesa, 1965. Waterpaint on canvas. Museo del Novecento, Florence. ©Fondazione Lucio Fontana, by SIAE 2019

MOSCA\ aise\ - Ha aperto al pubblico la più grande retrospettiva mai dedicata nella Federazione Russa all’artista che ha completamente rivoluzionato il panorama artistico italiano del ‘900: Lucio Fontana.
Inaugurata nei giorni scorsi dall’ambasciatore Terracciano e ospitata nelle sale del Multimedia Art Museum Moscow (MAMM) sino al 23 febbraio 2020, la mostra permetterà ai visitatori del museo di ripercorrere l’evoluzione artistica di Fontana attraverso 62 opere, dall’arte figurativa all’astrazione con cui Fontana superò la tradizionale idea di pittura.
La retrospettiva, unica nel suo genere, è il frutto della collaborazione tra il museo moscovita e la Fondazione Lucio Fontana di Milano ed è stata realizzata con il sostegno dell’Ambasciata d’Italia e dell’Istituto Italiano di Cultura a Mosca.
La mostra, curata da Olga Sviblova ed Elena Geuna, include opere dell’artista provenienti dalla Fondazione Lucio Fontana, ma anche da importanti musei e collezioni private come la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, la Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino, i Musei Civici Fiorentini, il Museo del Novecento di Milano, la Galleria Karsten Greve di St. Moritz, la Collezione Prada, la Collezione Intesa Sanpaolo, l’Archivio Ugo Mulas di Milano, la Galleria Lia Rumma di Napoli e Milano e molti altri ancora.
Lucio Fontana nacque in Argentina nel 1899, da una famiglia di immigrati italiani. La sua prima esperienza artistica fu da bambino, quando all'età di 10 anni iniziò a lavorare come apprendista nello studio del padre, lo scultore Luigi Fontana. Nel 1929 si laureò all'Accademia di Brera a Milano. Durante la prima guerra mondiale visse e lavorò in Argentina, prima di tornare in Italia nel 1947 e pubblicare il Primo Manifesto dello Spazialismo, scritto insieme al critico Giorgio Kaisserlian, al filosofo Beniamino Joppolo e alla scrittrice Milena Milani. Quel momento inaugura un capitolo completamente nuovo nel lavoro dell'artista. Lucio Fontana solleva la questione globale dell'interazione tra arte e scienza, ovvero tra progresso scientifico-tecnologico e nuovi metodi e forme espressive plastiche.
Grazie all'opera di Lucio Fontana l'arte italiana e mondiale del dopoguerra sono mutate radicalmente. Se si parla del lavoro di questo artista, le prime opere a saltare alla mente sono i famosi buchi e i tagli; tuttavia il lavoro di Fontana non è semplicemente un vasto insieme di tecniche innovative nell'uso di materiali plastici infinitamente diversi. La sua è una profonda riflessione filosofica sull'universo sconfinato che ci circonda e sul luogo occupato dalla civiltà umana soggetta ad un rapido cambiamento sotto la pressione del progresso scientifico e tecnologico, così come una meditazione sull'approfondimento che il concetto di "libertà" comporta.
I buchi distintivi nelle opere di Lucio Fontana hanno significato l'accesso a una nuova ed aperta dimensione per l'artista. La luce scoperta oltre lo spazio della tela, ritenuto sacro dal mondo dell'arte, diventa un'uscita nel cosmo. E qui le idee di Fontana mostrano il loro potere visionario: il primo satellite spaziale sarebbe stato lanciato in URSS nel 1957, dieci anni dopo le "scoperte cosmiche" di Lucio Fontana. L’artista seguì questa esplorazione dello spazio con grande attenzione e passione e firmò una delle opere ora in mostra al MAMM "Concetto spaziale, Attesa" (1965): "Soft / landing / of the Russians on the Moon ... / Space Age".
Parallelamente alla ricerca di una nuova libertà creativa fuori dalla tela, negli anni '40 Fontana continuò a lavorare come scultore, costruendo un dialogo con la storia dell'arte mondiale, con le principali correnti di quest’ultima, soprattutto lo stile "barocco", che si rivelò il più rilevante per la natura appassionata ed emotiva dell'artista. La mostra al MAMM presenta quattro sculture di questo periodo, oltre a dodici Crocifissioni in ceramica, uno dei materiali preferiti da Fontana, che, realizzati tra gli anni '40 e '60 del secolo scorso, rivelano la profonda interconnessione tra le ricerche spirituali e artistiche di Fontana.
Nel 1958 Fontana iniziò il suo ciclo più famoso, i Tagli, che continuò ad occuparlo per il resto della vita, rappresentando il culmine delle sue ricerche spirituali e insieme una presentazione plastica della sua fede nell'infinito. L'immagine cessa di essere uno spazio per la riflessione del mondo materiale, trasformandosi in una forma per la rappresentazione di idee concettuali.
Già nel 1949, alla Galleria del Naviglio di Milano, Lucio Fontana presentò il suo primo lavoro della serie Ambienti spaziali, "Ambiente spaziale a luce nera". In termini moderni, quella mostra potrebbe essere considerata come una delle prime installazioni totali. La strategia di presentare oggetti d'arte allo spettatore è sostanzialmente sostituita dal concetto di immergere gli spettatori in un ambiente totalmente trasformato, rivelato loro da un contatto attivo e interattivo. In questa installazione Lucio Fontana utilizza la tecnica tanto amata dagli artisti contemporanei: l'uso di colori fluorescenti che appaiono nella luce "nera", mostrandone la luminosità. Qui la luce che Fontana scoprì nei suoi buchi e nei suoi tagli divenne il principale elemento espressivo dell’opera.
Questa ricerca della luce ha portato Fontana a lavorare con il neon, che ha usato per creare i suoi Ambienti spaziali: dagli anni '60 in poi ed ancora oggi il neon è divenuto una costante nella pratica artistica internazionale.
Nell'ultimo e forse più produttivo periodo del suo lavoro, Lucio Fontana ha ideato due nuovi cicli, di cui alcuni esempi sono presentati a Mosca. Si tratta dei Quanta (1959-1960), ovvero frammenti poligonali di tela che possono essere disposti nello spazio in combinazioni arbitrarie, e del ciclo Teatrini (Piccoli teatri), una serie che ha prodotto dal 1964 al 1966, in cui ha combinato la pittura ed elementi scultorei, creando un nuovo spazio a più livelli. "Little Theatres" si collega alla sua precedente serie scultorea Nature, alcune delle quali sono pure esposte al MAMM.
All'inizio del XXI secolo l'arte contemporanea ha cercato nuovamente diversi modi di sviluppo: le tecnologie digitali, la realtà virtuale, la realtà aumentata e l'emergere di reti neurali e social network oggi fanno ripensare il mondo in cui viviamo. L'arte, come la scienza, possiede una logica di auto-sviluppo. L'interazione di queste due sfere nella vita spirituale dell'umanità è stata affrontata anche da Lucio Fontana, patriarca dell'arte italiana del XX secolo, la cui opera è stata premiata con un Grand Prix alla 33a Biennale di Venezia del 1966.
La conoscenza delle opere di Lucio Fontana offre ancora oggi un importante impulso alla ricerca di nuovi modi per sviluppare l'arte. (r.a\aise)


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