RAPPRESENTANZA E ITALIANI ALL’ESTERO: FOCUS DEL CGIE

RAPPRESENTANZA E ITALIANI ALL’ESTERO: FOCUS DEL CGIE

ROMA\ aise\ - “Il mondo sta cambiando velocemente. E il fenomeno migratorio, compreso quello degli italiani nel mondo, rientra in queste trasformazioni. Siamo in mezzo a questo cambiamento epocale e proprio per questo, queste trasformazioni devono incontrare anche l’integrazione dei 6 milioni di residenti all’estero e dei circa 80 milioni di italo-discendenti nel mondo, la cui rappresentanza deve essere ripensata e riformata senza indugi”. Con questa introduzione, il Segretario Generale del Consiglio Generale per gli Italiani all’Estero, Michele Schiavone, ha dato il via alla nuova video-conferenza del Cgie, dedicata in questa occasione alla “Presenza degli italiani all’estero nelle istituzioni nazionali: rappresentanza italiana al giro di boa, è giunto il tempo delle riforme”. Ospiti d’eccezione del dibattito, oltre agli eletti all’estero Angela Schirò (Pd), Simone Billi (Lega), Massimo Ungaro (IV), Laura Garavini (IV) e Fucsia Fitzgerald Nissoli (FI), sono stati il Presidente della Commissione Esteri della Camera dei Deputati, Piero Fassino, e il Sottosegretario agli Affari Esteri con delega agli italiani all’estero, Ricardo Merlo.
“Dall’inizio di questo secolo è profondamente cambiata la composizione dei migranti italiani. E l’attuale sistema di rappresentanza è giunto a definizione di 40 anni di battaglie per il riconoscimento degli italiani all’estero - ha aggiunto nella sua relazione iniziale il Segretario Generale Schiavone -. La rappresentanza in questi decenni si è articolata in diverse fasi e diversi strumenti, nello specifico con tre livelli: regioni, Comites ed eletti all’estero al Parlamento. Ora, dato il taglio degli eletti all’estero da 18 a 12, è necessario che la rappresentanza delle comunità venga ridefinita. La costituente bicamerale, in questa settimana, potrà completare il mosaico istituzionale”. E secondo quanto spiegato da Schiavone, per il Cgie sarà importante, in questo processo di riforma, “mantenere i tre livelli di rappresentanza, tenendo conto delle politiche del Sistema Paese, per cui gli italiani nel mondo sono una parte fondamentali”. “Qualunque riforma - ha aggiunto - non può prescindere dalle trasformazioni che si stanno evidenziando. Il Cgie, da oltre 10 anni, auspica l’istituzione di un consiglio Generale degli Europei all’Estero e una commissione di monitoraggio su questi. La maggior parte degli iscritti all’AIRE stanno in Ue, ma è necessario porre attenzione a quelli extracomunitari. C’è un crescente numero di nuovi expat che richiedono risposte, ed è fondamentale codificare soluzioni di riforma, lasciando un’intelligente flessibilità di compito agli organismi di rappresentanza. Le riforme sono importanti - ha concluso Schiavone -, e dovrebbero spingere il pensiero della costituzione della cosiddetta 21esima regione italiana, e sarebbe opportuno ripensare la rappresentanza anche guardando al futuro, e dunque all’uso delle nuove tecnologie, che possono facilitare la partecipazione di tutta la comunità, che siamo chiamati a tenere insieme la comunità italiana”.
“Quello che il Pd sta facendo - ha detto Fassino prendendo parola - è cercare di fare in modo che si superi quello che per un lungo periodo abbiamo vissuto: ossia limare la differenza di trattamento tra i cittadini italiani in Italia e quelli residenti all’Estero, compresi i discendenti. In questi anni ne abbiamo parlato, e siamo riusciti a rimediare ad alcune clamorose contraddizioni. Come l’accesso al Superbonus 110% per la ristrutturazione degli immobili, per esempio, che è una questione importante. Così come per il reddito di emergenza, per il quale abbiamo lavorato perché si estenda a tutti. E poi ci siamo battuti per una serie di stanziamenti, per affrontare la pandemia, come i 12 mln per cittadini non abbienti o i 6 mln per i transfrontalieri che non hanno copertura. Questo sono solo i primi provvedimenti, ma vogliamo lavorare ancora - ha assicurato il Presidente della Commissione Estero della Camera - perché i cittadini all’estero siano in una condizione di parità, parità di dignità, di opportunità e di diritti”.
Un secondo punto importante rimarcato da Fassino nel suo intervento è la trasformazione delle comunità italiane nel panorama attuale. Una trasformazione coincisa con il “cambiamento della migrazione italiana negli ultimi anni. Oggi i flussi sono più complessi - ha evidenziato Fassino -, sempre economici, ma ci sono anche flussi più temporanei o più parziali: come quelli di studenti, ricercatori, docenti o managers. Le nostre comunità si sono articolate con un profilo sociale e culturale nuovo. E quindi le politiche di rappresentanza devono adeguarsi a questa novità. Vanno in questa direzione i processi di riforma che il Cgie ha pensato, e in questa direzione andrà la Commissione Bicamerale per gli italiani nel mondo, che mercoledì ha visto il testo approvato unanimemente in Commissione. Adesso il testo deve passare alla camera. Personalmente ho scritto al presidente della Camera dei Deputati, Roberto Fico, e ai Capigruppo di considerarla come una priorità, in modo di cercare di completare l’iter in maniere celere. Ed è molto importante che abbia un consenso unanime, bipartisan, e che sia sostenuta da tutti. Perché queste sono decisione che vanno al di là dall’orientamento di un Governo. Come ritengo importante che il 50& della futura bicamerale sia composta da parlamentari nazionali, perché di italiani nel mondo se ne de occupare il parlamento nella sua interezza, non solo gli eletti all’estero”.
Per quanto riguarda il tema della riduzione dei parlamentari all’estero, che si verificherà nella prossima legislatura, secondo Fassino merita una riflessione profonda e di discussioni capaci di far “capire come e se riformare il modo di rappresentanza”. “Ne discuteremo insieme - ha concluso -, cercando la soluzione migliore”.
Sono poi intervenuti diversi esponenti del Cgie, il Direttore Generale per gli Italiani all’Estero della Farnesina, Luigi Maria Vignali, e due degli eletti all’estero, Fucsia Fitzgerald Nissoli e Massimo Ungaro. La prima di questi ultimi ha esortato il Cgie a “lavorare insieme, in sinergia”, perché “si è a un punto di svolta nella rappresentanza e siamo chiamati a fare riforme per dare nuovo impulso a Comites e Cgie”. Sulle riforme, inoltre, ha prima lodato la Bicamerale, poi si è anche augurata che si lavori a una riforma serie del “voto all’estero, in modo da renderlo sicuro”. Anche per Massimo Ungaro la bicamerale è “un bel messaggio. Una risposta adeguata alla riduzione dei parlamentari”, in modo da poter creare “un foro che ci permetta di lavorare insieme in una maniera più organizzata ed efficiente”. Infine, ha anche evidenziato la sua contrarietà “all’inversione di opzione, che massacrerebbe la partecipazione elettorale all’estero. E non concordo nemmeno con il concetto di collegio unico per il mondo”. Infine, si è detto contento delle riforme di Comites e Cgie, che “spingono verso l’allargamento della partecipazione.”
Per Fernando Marzo, consigliere Cgie del Belgio, il “rinnovo dei Comites è urgente”, e si è augurato che non si trovino “scuse per ritardi, perché le riforme sono impellenti”. Anche per la consigliera Silvana Mangione, collegata dagli Stati Uniti, si auspica un rafforzamento dei Comites, che possa diventare “un’antenna del Sistema Paese, cosa fondamentale per l’economia italiana e per le comunità”. Ma soprattutto, alla luce del taglio dei parlamentari, si è augurata un rafforzamento del ruolo del Cgie e la cancellazione della legge che non permette ai residenti all’estero di candidarsi nelle circoscrizioni estere.
Andrea Mantione, consigliere dei Paesi Bassi, ha invocato un trattamento identico agli “italiani dentro i patri confini”. Mentre Maria Chiara Prodi, Cgie Francia, ha chiesto un rinnovamento e una riforma della comunicazione: “servono comunicazioni efficaci, che permettano di raggiungere il corpo elettorale sia attivo che passivo, anche solo per educazione civica”. E per fare questo, secondo lei, “un aiuto da parte del MAECI e del Parlamento è fondamentale”. Inoltre ha auspicato anche che le sedi diplomatico-consolari possano dare “spazio alle nostre rappresentanze e alle associazioni”, poiché “c’è la necessità di raggiungere tutta la popolazione”.
Altri aspetti assai dibattuti durante gli interventi dei consiglieri sono stati il voto elettronico, che secondo la Consigliera Prodi “è un tema troppo importante perché il Cgie non venga chiamato in causa”, è la riduzione dei parlamentari e la futura distribuzione dei parlamentari eletti all’estero, di cui hanno parlato sia Manfredi Nulli, Cgie Regno Uniti, che Riccardo Pinna, dal Sud Africa, che ha spiegato come in Africa “non avremo mai più neanche la speranza di un rappresentante nel parlamento, e abbiamo un solo consigliere al Cgie. Tutto questo va assolutamente rivisto”.
È importato dare rappresentanza alla nuova espressione della migrazione italiana, invece, per Rodolfo Ricci, Vicesegretario Generale del Cgie. “È uno degli obiettivi che dovremmo avere, perché nel giro di alcuni anni ci troveremo a 8 mln, e cioè il 15% del paese. Come si fa a dire che i 12 parlamentari eletti all’estero sia adeguata?”, si è chiesto. Il rischio, anche secondo Francesco Papandrea, Cgie Australia, il problema restano i parlamentari all’estero: “il pericolo è quello di non garantire la rappresentanza alle 4 ripartizioni del mondo”.
Nello Gargiulo, Cgie Venezuela, ha spiegato che secondo lui le riforme “si devono misurare con la qualità della politica, cosa che anche gli elettori all’estero hanno chiesto con l’ultimo risultato del referendum italiano, dove il taglio dei parlamentari ha stravinto”.
Infine, prima dell’intervento conclusivo del Sottosegretario Merlo, è intervenuto il Direttore Generale per gli Italiani all’Estero, Luigi Maria Vignali, che ha spiegato come per “la rappresentanza vi è una fortissima connotazione politica”. E dunque come lui, da funzionario, non possa “entrare nei temi della divisione delle circoscrizioni”. Sulla riforma del Cgie e Comites, invece, ha riferito di aver “chiesto un tavolo di confronto da un anno a questa parte con il Cgie”. E si è detto “disponibile a lavorare e a confrontarmi” con il consiglio, “ma non posso accettare un lavoro a scatola chiusa”, ha chiarito. (lu. matteuzzi\aise) 

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