VIA DELLA SETA E BREXIT: CONTE IN PARLAMENTO

VIA DELLA SETA E BREXIT: CONTE IN PARLAMENTO

ROMA\ aise\ - “Affrontare sfide cruciali per l'Europa di oggi, per l'Europa di domani”. Questo il compito del Consiglio europeo secondo il Premier Giuseppe Conte che questa mattina è intervenuto alla Camera – bisserà il suo intervento nel pomeriggio in Senato – per riassumere la posizione dell’Italia sulle questioni che saranno al centro dei lavori: le misure economiche, la gestione della Brexit e i rapporti con la Cina.
C'è, ha osservato Conte, “un trait d'union fra i principali temi in agenda del Consiglio europeo. Mi riferisco alla capacità dell'Unione europea di affrontare unita e da leader globale l'epilogo di Brexit, il proprio rapporto con la Cina, le priorità della crescita, del lavoro, dello sviluppo industriale, dell'innovazione, a fronte, attenzione, del rallentamento internazionale dell'economia, e, infine, il cambiamento climatico. Se non saprà rimanere unita, l'Unione europea non potrà essere né forte né competitiva, prima di tutto sul piano politico, nel definire e nel perseguire la propria posizione in ordine alle priorità appena menzionate; priorità rispetto alle quali, tengo a rimarcarlo, nessuno Stato nazionale, muovendosi in modo isolato, potrà mai assicurarsi una compiuta ed efficace tutela dei propri interessi nazionali. In questo senso, l'Italia si riconosce pienamente in un approccio europeo come l'unico foriero di un futuro migliore per i nostri cittadini e per quelli dell'intero continente”.
“L'esigenza di un'Europa unita al suo interno e forte nel mondo – ha aggiunto il Premier – va tenuta a maggior ragione presente nell'attuale fase di fine legislatura europea; in vista dell'avvicendamento del Parlamento europeo e della Commissione europea, viene ancor più in rilievo, se mi permettete, il ruolo del Consiglio europeo, e quindi dei Governi. Occorre che questo organo primario dell'Unione abbia discussioni e prenda decisioni con spirito europeo, capace di mantenere coesa un'Unione che necessita ora più che mai…sappiamo che si è dilatata forse anche oltre misura, diciamocelo, nel corso degli anni, e quindi deve perseguire unità di intenti e spirito solidale al suo interno. Per essere forte nel mondo - ma tornerò sul punto sul punto più avanti, quando ragionerò dei rapporti dell'Unione europea con la Cina e con il Regno Unito - l'Unione europea deve essere un attore di respiro globale già al suo interno, elaborando adeguate strategie in materia di crescita, lavoro, sviluppo industriale e innovazione”.
“Vedo, purtroppo, confermarsi un approccio europeo prociclico e procedurale che negli ultimi anni si è mostrato inadeguato rispetto alla sfida della crescita e all'esigenza di equilibrio fra la riduzione e la condivisione dei rischi”, ha stigmatizzato Conte. “Il rallentamento economico globale sta avendo un impatto sulla congiuntura economica in Europa e necessita di una risposta europea, con un rafforzamento soprattutto della domanda interna e con un impulso alla crescita attraverso maggiori investimenti e riforme coraggiose. In particolare, l'esigenza di un rilancio della domanda interna è supportata anche da nuove evidenze empiriche, autorevolmente prodotte, direi, e argomentate, che in questo rilancio individuano la giusta risposta alla necessità che la crescita economica europea non sia eccessivamente dipendente dalla domanda esterna, esportazioni, e a rischio di una possibile tendenza strutturale dell'economia mondiale alla stagnazione. In questa prospettiva, soprattutto gli Stati membri che hanno spazio fiscale o surplus commerciali dovrebbero usarli a sostegno della domanda e di investimenti pubblici, per permettere all'Europa di crescere a pieno potenziale e di reagire alle tensioni provocate dagli altri, rafforzando e rendendo anche più resiliente la propria economia. La continua sollecitazione ad accrescere la competitività è da accogliere se questa è finalizzata ad accrescere gli standard di vita dei cittadini europei, ma è da respingere se nasconde un mero spirito mercantilista; lo vietano le regole europee, che non possono essere invocate solo quando ritenute convenienti”.
“Per essere più espliciti, - ha chiarito – noi crediamo che la crescita della produttività del lavoro debba alimentare la crescita dei salari dei lavoratori piuttosto che l'accumulo di surplus commerciali, che, oltre una certa misura, sono peraltro vietati dalle medesime regole europee. Questi aspetti devono essere al centro della discussione di un Consiglio europeo che guardi alla realtà di un continente che soffre tuttora di troppe asimmetrie sul lavoro, lo dico soprattutto con rispetto ai giovani, e sulla crescita, e deve ancora completare quel pilastro sociale adottato a novembre del 2017 al vertice informale di Göteborg”.
“È in chiave di impulso europeo alla crescita, al lavoro e alla sicurezza sociale che – ha detto ancora Conte – auspico sia orientata la discussione che il Consiglio europeo avrà sul mercato, rispetto al quale occorre promuovere la rimozione delle barriere ingiustificate, in particolare nel settore dei servizi, con sollecitazioni per la Commissione a prospettare e realizzare una visione di lungo periodo per il futuro industriale dell'Europa: maggiori investimenti nella ricerca e nell'innovazione, una più equa competizione al suo interno e a livello globale, con una politica commerciale che mi permetto di definire ambiziosa e che protegga l'Unione europea contro le pratiche scorrette. L'Unione europea, anche nella prospettiva della nuova legislatura, dopo le elezioni per il Parlamento europeo deve lavorare a una vera strategia industriale europea, capace di creare crescita e occupazione attraverso il sostegno, con adeguate risorse, alle nuove tecnologie, alla ricerca e all'innovazione, e capace di tutelare imprese e mercati europei da strategie aggressive di Paesi terzi. Questi impegni e l'obiettivo primario di sostenere crescita, lavoro e inclusione sociale sono al centro della nostra azione, dell'azione del Governo italiano, ma la sfida di un'economia che cresca e crei posti di lavoro richiede uno sforzo europeo, lo dimostra anche la recente polemica in materia di tecnologie delle comunicazioni. Dovremmo domandarci come mai uno spazio economico affollato da mezzo miliardo di persone, con livelli d'istruzione tra i più elevati, con standard di vita tra i più alti nel mondo, non sia stato capace di sviluppare, sul tema delle telecomunicazioni, un'infrastruttura alla frontiera della tecnologia, capace di soddisfare appieno tutte le proprie esigenze. Non credo sia dipeso da carenza di intelligenze o di risorse destinate alla crescita; credo, piuttosto, che questa inefficienza riveli un'altra manifestazione della mancanza di visione di lungo periodo dell'Europa, a cui l'Italia vuol porre rimedio, rilanciando un'idea di Europa protagonista nel mondo”.
“Si tratta di un percorso in cui l'Italia, Paese fondatore e potenza industriale, sia europea che globale, - ha assicurato il Premier – intende fare la sua parte e adoperarsi affinché la politica industriale, anche nel sostegno alle piccole e medie imprese e nella regolazione degli aiuti di Stato alle imprese europee, sia accompagnata da un approccio equilibrato e da politiche di convergenza, senza le quali solo alcuni Stati membri potranno sostenere i costi della citata politica industriale”.
Quanto alla politica commerciale, per Conte “è fondamentale preservare la questione dell'Unione europea nei confronti degli altri attori globali, dagli Stati Uniti - con cui l'Unione europea deve proseguire l'impegno all'agenda commerciale positiva, quella che è stata definita da Juncker e Trump il 25 luglio scorso - alla Cina, su cui mi soffermerò tra breve”.
Citata la necessità di una adeguata politica climatica, Conte è tornato a parlare dei temi al centro della sessione economica del Consiglio europeo primi tra tutti “budget dell'eurozona, lo schema europeo di garanzia dei depositi, il cosiddetto EDIS, e gli emendamenti al Trattato sul meccanismo europeo di stabilità”.
In particolare, ha aggiunto, “è aperta la discussione in seno all'Eurogruppo sulla definizione di uno strumento di bilancio per la competitività e convergenza, appunto, il budget dell'Eurozona, nell'ambito del prossimo quadro finanziario pluriennale. La questione, vedete, è molto delicata per gli interessi nazionali; come sempre, ogni nuovo strumento può tornare utile ed efficace per rafforzare il nostro sistema economico finanziario o, al contrario, può rivelarsi molto insidioso, a seconda di come venga concepito e concretamente strutturato. Per l'Italia è senz'altro prioritario che tale strumento sia di dimensioni adeguate, prevedendo anche una sua capacità di prendere a prestito sui mercati finanziari, offra un vero supporto a investimenti e riforme, abbia funzioni anticicliche e di stabilizzazione e, attenzione, non sia sottoposto a condizionalità che finiscano per penalizzare quegli Stati membri che più hanno bisogno di riforme strutturali e di investimenti”.
Quanto ai rapporti tra l'Unione europea e la Cina – al centro del vertice del 9 aprile – vista la prossima visita di Stato del presidente Xi Jinping in Italia, Conte ha detto che “agli omologhi europei, giovedì, potrò quindi ribadire la piena coincidenza tra la visione italiana del rapporto con la Cina e la strategia seguita dall'Unione europea che sarà persino rafforzata - e tra breve spiegherò perché - dall'approccio italiano. Confido che il 9 aprile il nostro Memorandum con Pechino sull'iniziativa “Belt and Road”, una delle tante intese che verranno firmate, voglio precisare, non desterà più grande attenzione; in questi giorni è alta l'attenzione dell'opinione pubblica, anche italiana, verso i contenuti e le finalità di questo documento. Come ho avuto modo di precisare pubblicamente, non è un accordo internazionale, non crea vincoli giuridici; se proprio volessimo definirlo, se lo dovessi definire da un punto di vista tecnico, lo definirei più correttamente un'intesa programmatica che, ribadisco, pur non dando luogo a impegni giuridicamente vincolanti, delinea obiettivi, principi, modalità di collaborazione nell'ambito dell'iniziativa Belt and Road che, come sapete, è un grande progetto di connettività infrastrutturale euroasiatica che, sin dal suo lancio, nel 2013, ha attirato l'interesse dell'Italia”.
“Il perimetro del Memorandum of understanding sulla Belt and Road è squisitamente economico commerciale, non mette minimamente in discussione la nostra collocazione euro atlantica”, ha tenuto a sottolineare Conte, secondo cui “il nostro approccio è tra i più lungimiranti ed efficaci che siano stati mai applicati in ambito europeo”.
Il Premier ha quindi confermato la sua presenza alla seconda edizione del “Forum Belt and Road”, in programma a Pechino il 26 e 27 aprile dove avrà “un'ulteriore occasione per promuovere, in uno spirito di collaborazione con Pechino, quella che dev'essere la visione italiana ed europea sull'iniziativa Belt and Road”.
Quanto agli ultimi sviluppi relativi alla Brexit, “nonostante gli sforzi negoziali aggiuntivi sulla questione irlandese e l'intesa raggiunta da May e Junker l'11 marzo scorso, la settimana scorsa, sapete, c'è stato un secondo voto negativo nel Parlamento britannico sulla ratifica dell'Accordo di recesso. Questa decisione – ha ricordato il Presidente del Consiglio – è avvenuta pochi giorni dalla data stabilita per l'uscita dall'Unione europea, fissata per il 29 marzo prossimo. Nonostante il poco tempo a disposizione dobbiamo cogliere i messaggi positivi emersi dai voti successivi a quello sulla ratifica, con cui il Parlamento britannico ha espresso la volontà di evitare una Brexit senza accordo, no deal, e di lavorare insieme ai partner europei per garantire un'uscita in termini chiari ed amichevoli, chiedendo un differimento dei termini di uscita dall'Unione europea. È molto probabile, quindi, che i 27 Capi di Stato e di Governo al Consiglio europeo saranno chiamati a discutere una possibilità di proroga della data di uscita. Come anticipato dallo stesso Governo britannico, non si tratterà di una proroga in bianco, ma di un differimento funzionale all'obiettivo di garantire un recesso ordinato”.
“Come abbiamo sempre fatto durante questo negoziato dalle dinamiche, stiamo constatando tutti, molto complesse, continueremo a lavorare per una Brexit ordinata, nel pieno rispetto della volontà del popolo sovrano britannico e delle decisioni del Parlamento di Londra, ma anche ribadendo la necessità di maggiore responsabilità, maggiore chiarezza che ci sono dovute, a noi cittadini europei e alle nostre imprese”, ha detto ancora Conte. “L'auspicio è che le decisioni di questi giorni a Londra garantiscano l'uscita del Regno Unito dall'Unione europea senza strappi e in maniera ordinata, in modo da poter costruire una relazione futura tra l'Unione europea e il Regno Unito che sia all'altezza dei profondi, speciali rapporti che abbiamo costruito con i britannici in oltre quattro decenni di comune partecipazione al processo di integrazione europea. In un contesto che mantiene ancora forti elementi di incertezza, il Governo italiano continuerà - state certi - a lavorare per garantire la tutela dei diritti dei cittadini, delle nostre imprese e della stabilità finanziaria, anche nell'ipotesi poco auspicabile di un'uscita senza accordo il 29 marzo”. (aise) 

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