GLI "IRASCIBILI" A ROMA

GLI "IRASCIBILI" A ROMA

ROMA\ aise\ - Dal 10 ottobre scorso e sino al 24 febbraio 2019 l’Ala Brasini del Vittoriano a Roma accoglie uno dei nuclei più preziosi della collezione del Whitney Museum di New York: Jackson Pollock, Mark Rothko, Willem de Kooning, Franz Kline e molti altri rappresentati della Scuola di New York irrompono a Roma con tutta l’energia e quel carattere di rottura che fece di loro eterni e indimenticabili "Irascibili".
Anticonformismo, introspezione psicologica e sperimentazione sono le tre linee guida che accompagnano lo spettatore della mostra "Pollock e la Scuola di New York". Attraverso circa 50 capolavori - tra cui il celebre Number 27, la grande tela di Pollock lunga oltre 3 metri resa iconica dal magistrale equilibrio fra le pennellate di nero e la fusione dei colori più chiari -, colori vividi, armonia delle forme, soggetti e rappresentazioni astratte immergono gli osservatori in un contesto artistico magnifico: l’espressionismo astratto.
In mostra il frutto di una rivoluzione nata nel maggio del 1950 attraverso lo scandalo del Metropolitan Museum di New York, quando dallo stesso museo viene organizzata un’importante mostra di arte contemporanea escludendo la cerchia degli action painter e scatenando la rivolta degli esponenti del movimento. Proprio in questo clima di insurrezione e stravolgimento sociale, l’espressionismo astratto diventa un segno indelebile della cultura pop moderna, attraverso il particolare connubio tra espressività della forma e astrattismo stilistico, che influenzarono sensibilmente tutti gli anni ‘50.
Action painting è innovazione, trasformazione, rottura dagli schemi e dal passato: una mostra per riscoprire non solo il fascino di tale movimento attraverso l’arte ma anche per rivivere emozioni e sentimenti propri di quegli artisti che hanno reso unica un’era della storia dell’arte.
Sotto l’egida dell’Istituto per la storia del Risorgimento italiano, con il patrocinio della Regione Lazio e di Roma Capitale – Assessorato alla Crescita Culturale, la mostra "Pollock e la Scuola di New York" è prodotta e organizzata dal Gruppo Arthemisia in collaborazione con The Whitney Museum of America Art, New York e curata da David Breslin e Carrie Springer con Luca Beatrice.
LA MOSTRA
Prima sezione - Jackson Pollock
Ancor prima che la rivista "Life", nel 1949, si chiedesse con un servizio nelle pagine centrali se fosse lui il più importante artista americano vivente, Jackson Pollock è già nella storia come il "primo artista americano". Non ha legami anagrafici con l’Europa, nasce a Cody, Wyoming, nel 1912, e le cronache riferiscono di un’infanzia difficile per i continui spostamenti della famiglia tra California e Arizona ai tempi della Grande Depressione, quando il padre era costretto a cercare lavoro dove capitava. Una leggenda alimentata dalla passione per le culture dei nativi americani, imparata vivendo a contatto con le tribù indiane. Il giovane Jackson ha un carattere ribelle, ingestibile sia dalla famiglia sia dalla scuola, poco incline al rispetto delle regole ed è afflitto da ripetuti problemi di alcolismo. Eppure, quando dipinge, è evidente il suo strepitoso e prematuro talento. Incontra la pittura realista di Thomas Hart Benton, quindi si interessa al muralismo messicano, in particolare ai cicli di José Clemente Orozco. Alla metà degli anni Trenta incontra Lenore Krasner, di cui si innamora, ma che sposerà solo nel 1945. Anche lei artista, costretta a cambiare il nome di battesimo in Lee per ovviare alle discriminazioni di genere radicate nel sistema dell’arte e sembrare un pittore maschio. Quando la coppia si trasferisce a Springs a Long Island, la Krasner si dedica alla carriera del marito diventando la sua principale promoter. È qui, in questo nuovo studio, ampio come un capannone industriale, che Pollock scopre il dripping: un modo di dipingere del tutto inedito, un mix tra la ritualità di una danza indiana primitiva e la modernità di un’arte pre-performantica. Le dimensioni dei quadri sono sempre più grandi, al punto da coinvolgere tutto il corpo nella realizzazione. Grazie alle foto e ai brevi filmati del regista tedesco Hans Namuth, ancora oggi restiamo affascinati e colpiti da come Pollock lavora alla pittura, stravolgendola rispetto ai canoni ordinari. A quel punto Pollock è un artista di successo, tra i preferiti di Peggy Guggenheim, ma la sua vita sregolata e assurda interrompe prematuramente una sfolgorante carriera. L’11 agosto 1956, dopo l’ennesima notte brava, si schianta al volante della propria auto. Con lui muore una giovane donna, un’altra resta gravemente ferita. Sono passati oltre sessant’anni dalla fine, eppure il suo mito resta inscalfibile e sempre attuale.
Seconda sezione - Verso la Scuola di New York
La celebre foto degli Irascibili, scattata da Nina Leen nel 1950, segna una tappa fondamentale nell’arte americana, alla metà esatta di un secolo che si lascia rapidamente alle spalle due guerre e comincia a progettare il proprio futuro. Eppure, da oltre un decennio, è già attiva in America una generazione di pittori che si allontana dal realismo e dalla figurazione, vedendo nell’astratto il segno di un tempo nuovo. Una buona parte di loro ha profonde radici nella cultura europea. Arshile Gorky, nato nel 1905 in Armenia ed emigrato negli Stati Uniti nel 1920, rappresenta il primo punto di contatáto tra la pittura astratta e il Surrealismo. William Baziotes è di origine greca, cresciuto in Pennsylvania, studia Picasso e Miró, la poesia di Baudelaire, e insegue atmosfere che provengono dall’inconscio e dall’onirico. Nato nello stato di Washington nel 1915, Robert Motherwell è tra i fondatori della Scuola di New York, esordisce addirittura con una personale nella galleria di Peggy Guggenheim, sperimentando spesso tecniche inusuali come collage e stampa. Clyfford Still insegue tinte accese dai forti contrasti cromatici, meno estremo di Reinhardt ma anch’egli proiettato verso la riduzione cromatica. Mark Tobey è tra le figure più atipiche ed enigmatiche: mistico, delicato, si avvicina alla religione Bahá’í, culto monoteista di origine persiana, in quadri, rari e impalpabili, la cui trama è invasa da una fitta calligrafia che si esprime nella purezza del bianco. Richard Pousette-Dart risulta molto interessante per la sperimentazione di materiali, mescolata a segni grafici derivati dalle culture primitive, mentre Bradley Walker Tomlin è tra i precursori, fin dai primi anni Quaranta, del nascente Espressionismo astratto. Nella gestualità di James Brooks si intuisce il forte legame personale con Pollock, da cui lo differenzia la fluidità musicale della pennellata. David Smith, nato in Indiana nel 1906, in pratica il solo scultore che possa definirsi espressionista astratto, lavora con scarti di ferro attraverso processi di assemblaggio. Fin dagli anni Quaranta Smith perfeziona la tecnica per opere di grandi dimensioni, totem in acciaio inossidabile dalle linee astratte e dai piani geometrici sovrapposti, trasposizioni scultoree della lezione pittorica cubista.
Terza sezione - Franz Kline
Nato nel 1910 e cresciuto in Pennsylvania, Franz Kline studia alla Boston University. Dal 1935, a 25 anni, al 1938, compie un importante soggiorno di formazione a Londra dove frequenta la Heatherly’s Art School. Alla fine degli anni Quaranta si avvicina all’Action Painting e da qui prende avvio, in una circostanza alquanto casuale, la sua rivoluzione pittorica. Invitato dall’amico de Kooning a proiettare su parete uno dei suoi schizzi preparatori, Kline resta magicamente impressionato dall’effetto: i tratti sintetici dei suoi bozzetti diventano linee corpose stagliate sul muro, che presto trasferisce su tela per dipinti di grandi dimensioni, modulati sul bianco e nero, più raramente di altri colori. Del 1951 è la sua prima personale alla Egan Gallery; il successo è immediato e prosegue per tutto il decennio. Insieme a Pollock, Rothko e de Kooning è considerato tra i massimi interpreti della Scuola di New York. Astrazione certo, ma i suoi lavori rivelano, a uno sguardo attento, diversi richiami alla realtà, in particolare all’architettura di New York: grattacieli, ponti, strade, ovvero l’espressione più forte della modernità ben oltre la pittura. Nel 1962 Kline muore per attacco cardiaco.
Quarta sezione - Dall’Espressionismo astratto ai "Color Field"
Dalla gestualità e dal vigore dell’Espressionismo astratto, la pittura, non solo in America, si dirige rapidamente verso la smaterializzazione e la flatness del Color Field che rivela più di un anticipo rispetto sia al Minimalismo che alla Pop Art. Spicca la compattezza generazionale di questi artisti, nati tutti nei primi decenni del Novecento, a eccezione del più anziano Hans Hofmann, bavarese, formatosi a Parigi, a lungo docente e punto di riferimento teorico per i più giovani, con uno sguardo in direzione di Cubismo e Fauve. Ad Reinhardt è figlio di immigrati russi, artista e attivista politico nei movimenti di sinistra: dopo una partenza più accademica, affronta la monocromia e il minimalismo che esalterà in stupende composizioni nere. Cominciano a emergere anche figure femminili, oltre alla già citata Lee Krasner, come l’elegante Helen Frankenthaler, considerata da Clement Greenberg tra i più maturi interpreti del movimento, e Grace Hartigan che dal New Jersey si sposta a New York nel 1945 diventando protagonista nella seconda e più recente generazione di pittori dell’Espressionismo astratto. Interessante il ruolo di cesura che svolgono artisti come Jack Tworkov, uno dei primi a tentare la semplificazione della texture pittorica, di Theodoros Stamos, Al Held, e soprattutto di Adolph Gottlieb e Philip Guston. Il primo fonda, con Mark Rothko, il gruppo The Ten nel 1935, quindi mette in pratica uno stile definito “pittografia” ispirato all’arte giapponese: già negli anni Cinquanta tende a ridurre al minimo la rappresentazione e a concentrarsi su pochi elementi simbolici. Guston, invece, dopo un lungo periodo astratto, viene ricordato soprattutto per la fase finale della carriera, dove riprende il gusto giovanile per l’illustrazione animata e tracce di immaginario surreale. Da adulto, insomma, torna figurativo. Con Sam Francis la “seconda rivoluzione” è finalmente compiuta. La nuova pittura è ormai dentro la necessaria sintesi contemporanea che in breve condurrà al Minimalismo, un processo di spoliazione che allontana il dipingere dall’enfasi gestuale dell’Espressionismo astratto. Si parla ormai di puri "campi di colore" in un ripetersi di gesti quasi meccanici, la materia si diluisce e il bianco del fondo diventa materia pittorica in cui il procedere è per colature automatiche da dove si allontana, gradualmente, la mano del pittore.
Quinta sezione - Willem de Kooning
Nato a Rotterdam, in Olanda, nel 1904 Willem de Kooning si forma all’Accademia di Belle Arti e Scienze Applicate della sua città. Nel 1924 si trasferisce in Belgio, studia all’Accademia di Bruxelles e poi alla scuola di disegno di Anversa. Dal 1926 è, finalmente, a New York, amico soprattutto di Gorky e Kline. Vicino all’Action Painting, mai completamente espressionista astratto perché, pur abbracciandone i principi teorici, non abbandona però la figurazione, conservando nella composizione la presenza di elementi realistici presto visibili. Il gesto pittorico diventa concitato, ispirato a Van Gogh che considerava il suo padre putativo, la pennellata è violenta e i colori acidi: appartiene a tale percorso la serie Woman I, ciclo dedicato alla figura femminile, con cui si presenta alla Sidney Janis Gallery di New York. de Kooning dipinge anche paesaggi astratti e composizioni prive di riferimento realistico. Dal 1963 si trasferisce a Long Island, gli vengono assegnati numerosi premi durante la prestigiosa carriera, il Guggenheim International Award e la medaglia della libertà di New York nel 1986. Ammalato di Alzheimer, interdetto per incapacità dalla famiglia, muore nel 1997.
Sesta sezione - Mark Rothko
Mark Rothkowis, questo il suo vero nome, nasce in Lettonia nel 1903; nel 1913 si trasferisce con la madre in America a Portland, nell’Oregon, per ricongiungersi ai fratelli e al padre emigrati qualche anno prima. Nel 1924 va a vivere a New York e qui frequenta l’Art Students League. Membro attivo del circolo di artisti appartenenti al programma del Federal Art Project, nel 1935 Rothko fonda insieme a Adolph Gottlieb il gruppo The Ten. Nei suoi quadri, per lo più di grandi dimensioni, pennellate estese di colore tracciano rettangoli luminosi e vibranti. Pochi e limitati sono i tocchi che l’artista pone sulla superficie pittorica, la scelta cromatica è rivolta a suscitare un momento contemplativo, di assoluto silenzio dopo il caos gestuale e segnico dell’Espressionismo astratto. Nell’utilizzo del colore, così come nella gestione dello spazio pittorico, ciò che emerge è un approccio lirico e mistico. Se Pollock rappresenta la forza, in Rothko si evince il pensiero, la lentezza, la meditazione, termini ancora pregni di debordante modernità. Figura solitaria e tormentata, il successo definitivo arriva solo sul finire degli anni Sessanta, quando inizia a lavorare per la realizzazione della cappella dei coniugi de Menil a Houston, in Texas, poi nota come Rothko Chapel, dimostrazione ultima del misticismo universale intrinseco nelle sue opere. La depressione è un’ombra costante nella sua vita; il 25 febbraio 1970, convinto di essere gravemente malato, Rothko si toglie la vita nel suo studio di New York. L’anno successivo la cappella della chiesa di Houston viene inaugurata.
L’iniziativa è sostenuta da Generali Italia attraverso Valore Cultura, il programma per promuove l’arte e la cultura su tutto il territorio italiano e avvicinare un pubblico vasto e trasversale - famiglie, giovani, clienti e dipendenti - al mondo dell’arte attraverso l’ingresso agevolato a mostre, spettacoli teatrali, eventi e attività di divulgazione artistico-culturali con lo scopo di creare valore condiviso.
Il catalogo è edito da Arthemisia Books. (aise)


Newsletter
Archivi