"NOI, NEANCHE DANNATI": A FIRENZE LA MOSTRA DI ELENA MUTINELLI

"NOI, NEANCHE DANNATI": A FIRENZE LA MOSTRA DI ELENA MUTINELLI

FIRENZE\ aise\ - Si inaugura oggi, giovedì 9 gennaio, "Noi, neanche dannati", mostra di opere di Elena Mutinelli, curata da Vittorio Sgarbi e allestita negli spazi della galleria d’arte Etra Studio Tommasi, nel cuore di Firenze, in via della Pergola 57.
Nata dal sodalizio tra l’artista e Francesca Sacchi Tommasi, che ha seguito l’avvicendarsi delle opere e l’evoluzione dello stile nel tempo, "Noi, neanche dannati" propone una settantina di opere tra disegni e sculture che testimoniano la fragilità della figura umana con il rimpianto di un umanesimo perduto; al tempo stesso la gallerista presenta al pubblico il lato nascosto di un‘artista, attraverso un percorso di opere recentissime e di altre ancora inedite.
Da qui l’idea di dare spazio alle sculture dell’artista lombarda, animando in galleria una tavola rotonda dell’Italia delle signorie, fucina di idee, che hanno determinato il nostro primato nel mondo dell’arte. I guerrieri metropolitani dal forte aspetto si ritrovano insieme, rivestendosi dei loro panni per riconoscersi negli eroi di cui l’ignoranza li ha resi orfani.
Assistiamo a un convito di personaggi, cui Mutinelli ha dato vita, che attoniti si guardano. Ritorna l’Italia delle signorie, dalle strade ancora troppo strette, con le tradizioni medioevali: "In quei volti ritrovo la forza e l’assoluto dei nostri padri rispetto a Noi, neanche dannati, orfani di eroi…", scrive l’artista.
Questa mostra si apre in chiave ironica, con una incisività espressiva caricaturale, ricollocando le fisionomie metropolitane che, di personaggio in personaggio, dal tardo medioevo al rinascimento, ritrovano la loro identità.
La scultura più recente - Al guerriero non piace il dettaglio, 2019, work in progress -, potrebbe essere il vicino di casa, la persona che incrociamo in viaggio e non rivedremo mai più. Lo sconosciuto diventa personaggio nei panni di chi fu; abbiamo i Cardinali di Nostra madre chiesa, le cortigiane, i dotti, chi ci consiglia, abbiamo l’espressione della smorfia che ci rende persino belli, narcisi più che mai imbevuti di immagini. Il coraggio di una scelta libera nel mondo dell’arte è ben espresso in Noi, neanche dannati.
Un faccia a faccia tra l’ironico e il drammatico che giunge fino a rappresentare il tema della follia in Sapientia Hominum. Infine, si ritorna al corpo bello e seducente passando attraverso la tensione dell'Eros, il dirompente palpitare di vita e il desiderio di immortalità: in questo tratto sono presentate le ricerche iconografiche dell’opera della Mutinelli, dal mistero della nascita a quello della morte.
La mostra, che proseguirà fino al 31 gennaio 2020, è a ingresso libero ed è arricchita dal catalogo, edito da Capire, con i testi di Vittorio Sgarbi.
Elena Mutinelli nasce a Milano il 4 luglio 1967. Da adolescente frequenta lo studio di Gino Cosentino, scultore di origine siciliana, allievo di Arturo Martini, che le trasmette la passione per il marmo. Elena Mutinelli, a sua volta nipote dello scultore Silvio Monfrini, autore del monumento a Francesco Baracca a Milano e allievo di Ernesto Bazzaro, approfondisce la tradizione della scultura figurativa. Dopo aver conseguito la Laurea in Scultura all’Accademia di Belle Arti di Brera nell’anno accademico 1989/90, con i docenti Alik Cavaliere, Andrea Cascella, Lidia Silvestri, nel 1990/91 si trasferisce a Pietrasanta per approfondire la tecnica del marmo.
Tra il 1992 e il 1995 lavora a Milano e Pietrasanta. Si stabilisce definitivamente nel 1995 a Milano, città che le offre l’opportunità di collaborare con gallerie d’arte storiche. Nel 1998 apre un nuovo studio a Milano per dedicarsi totalmente alla scultura. In questi anni assume l’incarico di collaboratrice esterna della Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano, rapporto professionale che era iniziato nel 1992 in modo episodico. La collaborazione la vede coinvolta nella sostituzione delle opere originali con copie (sempre in marmo) lavorate presso il suo studio. Sempre dalla Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano, dal 2003 al 2005 riceve l’incarico di dirigere il cantiere degli scalpellini presso la Casa di Reclusione di Opera (MI), insegnando a riprodurre fedelmente, dai modelli originali, le sculture e gli ornati del Duomo di Milano.
Elena scava, entra nelle membra dei corpi di pietra, ne afferra la vitalità dell’anatomia, evidenzia la postura e l’aspetto psicologico delle sculture, con la sapienza di chi conosce la materia, in primis il marmo, lavorato senza mediazione di macchinari laser e quasi sempre senza modello. I suoi disegni non sono preludio alle sculture, ma sono opere a sé, dal tratto forte e incisivo. La sua arte è espressione dell’avventurarsi nelle possibilità dell'uomo; sculture forti, anatomie contratte, nelle dimensioni quotidiane dell’esistere.
Le opere di Elena Mutinelli hanno avuto il riconoscimento del pubblico e l’attenzione delle gallerie che le hanno dedicato mostre personali e presenza in collettive significative.
Esposizione istituzionale in corso: Incontro e abbraccio nella scultura del Novecento da Rodin a Mitoraj, Palazzo Monte di Pietà, Padova, a cura di A. Pluchinotta, M. B. Aituzi, con conferenza inaugurale di Vittorino Andreoli, 2019; Collettiva Confcommercio, Milano, 2018; Premio Arte 2018, Cairo editore, opera selezionata, Palazzo Reale, Milano. 
Le sculture di Elena Mutinelli sono in collezioni private e pubbliche internazionali. (aise)



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