Expat: passare da "fuga" a "circolazione" di cervelli per l'Italia

ROMA\ aise\ - Quando si parla di “fuga di cervelli”, il focus del problema non sono “le competenze che lasciano il Paese”, quanto piuttosto il fatto che quelli che se vanno all’estero non vogliono rientrare in Italia, e dunque non ci sono “le competenze che tornano”. In sintesi: c’è solo “brain drain” quando servirebbe una più efficace e strutturale “brain circulation”. E questo rappresenta un “grande problema per la nostra economia, che troppo spesso non trova figure qualificate di un certo livello”. E ciò coincide con il negativo dato riguardo l’esodo giovanile, un dato “che l’Italia non vedeva dagli anni ’70”.
Su questo si è concentrato l’incontro organizzato questo pomeriggio alla Camera dei Deputati dall’On. Massimo Ungaro, eletto in Europa di Italia Viva, con ospiti Alessandro Belluzzo, presidente della Camera di Commercio Italiano nel Regno Unito, e Brunello Rosa, consulente economico nonché Presidente dell’Associazione Talented Italians in the UK, dal titolo “Come fermare la fuga dei cervelli? Incentiva fiscali per l’attrazione del capitale umani in Italia, un primo bilancio”.
Dai Rapporti sull’emigrazione italiana, solo nel 2020 ci sono stati 134 mila persone che hanno lasciato l’Italia, di cui 40% erano tra i 18 e i 35 anni, un terzo dei quali erano laureati. E il tasso di rientro non è equivalente. E da qui si pone il tema dell’incontro: come frenare il fenomeno di brain drain”. Per questo, a 2 anni dall’introduzione dagli sgravi fiscali per chi rientra dall’estero (“che non è una soluzione a lunga termine”), è giunto il momento, secondo l’eletto all’estero di Italia Viva, di fare un punto sulla situazione. E lo ha fatto con gli interventi dei due ospiti.
Entrambi hanno battuto su un concetto fondamentale: passare dalla “fuga dei cervelli” alla “circolazione dei cervelli”. Secondo Belluzzo, infatti, la novità degli sgravi fiscali è “attraente” e i risultati “si vedono”. Ma, per avere un maggiore risalto e rendere più strutturale questa “brain circulation”, sono necessarie alcuni aspetti: primo, che “non si parli solo di calciatori e allenatori, ma si parli di “persone”, che rappresentano il capitale umano”. Le loro conoscenze “devono ritornare in Italia”, ma per farlo devono anche “avere un ambiente adeguato dove poterle sviluppare”; secondo, “è necessario che siano anche le associazioni e le imprese a parlare, e non solo le persone” individualmente. Per il parere del Presidente della CCI Uk, infatti, è importante “fare in modo di mandare i propri dipendenti all’estero per fare esperienza, e poi ritornare a lavorare in Italia” con un bagaglio in più di esperienze (“fosse anche solo parlare in inglese”) e sfruttando queste agevolazioni. “L’importante è che siano le aziende a far circolare questo capitale umano, magari creando un contributo adatto”. Così come è importante che “ci sia un ambiente socialmente ed economicamente stimolante anche in Italia, in modo che chi rientra possa avere lo stesso entusiasmo di quando è partito e rimanere nel Paese”. Ma non solo italiani, questi sgravi possono attirare anche tanti cervelli che dall’estero vedono opportunità in Italia. E questo, con i rientranti italiani, “può creare valore” per l’economia nostrana. E ora, in questo momento di “stabilità politica” e di ottimismo economico grazie al pnrr, “è il momento di guardare oltre e muoversi verso la circolazione dei cervelli”.
Anche Brunello Rosa si è detto entusiasta di star finalmente sentendo parlare di “brain circulation” e non più di “brain drain”, però è a suo parere è “necessario fare di più”. “Si va via perché mancano opportunità, si torna perché ora l’Italia le può offrire”, ma per farlo “serve costruire incentivi, non solo fiscali, per chi vuole tornare”. Per il Presidente di Talented Italians in the UK, “si stanno vedendo dei miglioramenti: l’Italia è migliorata in termini di trasparenza professionale nella Pubblica Amministrazione, ma rimane ancora 52° su 180° paesi secondo i rapporti. Non siamo ancora a un livello soddisfacente. Così come riguardo il business, dove l’Italia ha fatto molti passi avanti ma siamo ancora 58° su 190° Paesi. Dobbiamo e possiamo fare meglio”. Il Pnrr è “quasi un evento storico” e “mette a disposizione dell’Italia fondi per affrontare le carenze sia materiali che immateriali del Paese”.
Le proposte che Brunello Rosa fa, vanno in due direzioni. La prima: “osservare anche quello che possono fare gli italiani all’estero per il proprio Paese d’origine rimanendo all’estero, per il quale molti vogliono contribuire”. E per farlo c’è bisogno, secondo Rosa, di ascoltare il “sistema di rappresentanza”, rafforzando “i luoghi di consultazioni”. Per questo è molto ben vista da Rosa l’imminente creazione della Commissione Bicamerale. La seconda direzione è più tradizionale: “il rientro”, che è un tema da studiare in modo approfondito per “suggerire normative ed ipotesi”, prevenendo anche il rischio di “ri-espatrio”. Per questo sono necessarie tante “riforme”, e il Pnrr, ad oggi, dà la possibilità di farle.
Dopo la strutturata panoramica dei due ospiti, ha ripreso parola l’On. Ungaro, che in conclusione ha ripreso il concetto di “circolarità dei talenti e delle esperienze”. Per incentivarlo, quindi, bisogna “generare un flusso di andata e uno ritorno”. Gli sgravi “magari non sono il motivo principale che spinge i talenti a tornare, ma sono molto utili”, e quindi “li voglio difendere nell’arco della riforma fiscale che il nostro Paese farà nei prossimi due anni”. Molti dei rientranti, a “fine sgravo fiscale, ripartono per l’estero”. Per questo è necessario “fare sgravi più lunghi, non permanenti, perché sarebbe illogico”, ma bisogna intervenire secondo il deputato renziano. E poi ha voluto puntualizzare prima di concludere: “gli sgravi non sono dei regali a persone che stanno bene, ma sono aiuti per persone che tornano, che fanno aziende, producono, fanno famiglie e investono. Gli sgravi creano opportunità”. Per questo, infine, si è rivolto direttamente a tutti gli italiani all’estero: “l’Italia è in un momento magico, grazie ai fondi di Next Generation UE e Pnrr e grazie alle riforme strutturali di Draghi. Dunque, investite in Italia”. (l.m.\aise)