IL PASSATO SIA DA MONITO: SPD BERLINO PRENZLAUER BERG- PD BERLINO E I GIOVANI DEMOCRATICI DI VERSILIA SULLA MEMORIA STORICA

IL PASSATO SIA DA MONITO: SPD BERLINO PRENZLAUER BERG- PD BERLINO E I GIOVANI DEMOCRATICI DI VERSILIA SULLA MEMORIA STORICA

BERLINO\ aise\ - Si intitola “Il passato sia di monito” il documento prodotto dalla collaborazione fra il partito tedesco SPD Berlino Prenzlauer Berg, il Partito Democratico Berlino e Brandeburgo e i Giovani Democratici di Versilia, sull’importanza della cooperazione internazionale sul tema della memoria storica.
Diviso in paragrafi, pubblicato in italiano e tedesco, il documento, che muove dalla strage di Sant’Anna di Stazzema, è stato firmato da Maurizio Verona (sindaco di Stazzema), Clara West (membro del Parlamento di Berlino), Riccardo Brocchini (segretario Pd Versilia), Martin Mulier (segretario Spd Helmholzplatz/Humannplatz), Federico Quadrelli (segretario Pd Berlino Brandeburgo), Samuele Borrini (Segretario GD Versilia), Annette Unger (consigliera Spd Pankow), Giacomo Genovesi (assessore comune di Seravezza) e Umberto Buratti (deputato della Repubblica).
Di seguito la versione integrale in italiano.
IL PASSATO SIA DA MONITO
DA DOVE VENIAMO E DOVE VOGLIAMO ANDARE
Come socialdemocratici della Versilia e di Prenzlauer Berg ci confrontiamo con una storia che, fino alla sconfitta dei fascisti, è stata caratterizzata da una guerra, da loro voluta, improntata al razzismo, alla morte e al terrore. Ricordiamo con profonda commozione le vittime del dominio fascista e coltiviamo il ricordo di un passato che per noi non è stato superato né dimenticato. Siamo accomunati dalla visione di un modo di vivere insieme, nei nostri paesi d’origine, pacifico e tollerante. Ci impegniamo senza se e senza ma per un mondo senza guerra, terrore ed oppressione. Ci opponiamo ad ogni forma di antisemitismo, razzismo e persecuzione per idee diverse. Davanti al rinvigorirsi minaccioso di forze neofasciste e nazionaliste è importante, specialmente per le giovani generazioni, ricordare cosa è accaduto nel passato, affinché ciò non si ripeta mai più. In nessun altro luogo come qua, dove viviamo, la storia si fa concreta.
COSA È ACCADUTO A STAZZEMA
Il paese era composto da piccole borgate sparse sulla montagna con case, stalle e fienili. Vi si trovavano oltre 1.000 persone: 400 gli abitanti, gli altri erano sfollati alla ricerca di un rifugio dalle violenze della guerra.
Il 12 agosto 1944
Il paese viene cancellato: i nazifascisti uccisero 560 persone. La maggior parte erano donne, bambini, persone anziane: oltre 100 vittime avevano un’età inferiore ai 16 anni, 8 donne erano in stato di gravidanza. La vittima più piccola è stata Anna Pardini: aveva 20 giorni. I corpi martoriati vennero dati alle fiamme e bruciati. Un gigantesco rogo divorò tutto, alzando colonne di fumo visibili da tutta la Versilia. Già nei primi di agosto i partigiani avevano abbandonato la zona, nonostante ciò all’alba del 12 agosto, quattro reparti della 16° SS-Panzergrenadier-Division Reichsführer raggiunsero Sant’Anna: tre di loro scesero dai crinali delle montagne, un quarto chiuse ogni via di fuga a valle, sopra il paese di Valdicastello. Alle sette circondarono Sant’Anna di Stazzema. Quando le SS giunsero a Sant’Anna, accompagnati da fascisti collaborazionisti, anche versiliesi, che fecero da guide, gli uomini del paese si rifugiarono nei boschi per non essere deportati, mentre donne vecchi e bambini, sicuri che nulla sarebbe capitato loro, in quanto civili inermi, restarono nelle loro case. Dopo poco più di tre ore ebbe fine l’eccidio.
I nazisti li rastrellarono, li chiusero nelle stalle o nelle cucine delle case, li uccisero con colpi di mitra e bombe a mano, compiendo atti di efferata barbarie. Infine il fuoco, a distruggere e cancellare tutto. Come è emerso dalle indagini della Procura Militare di La Spezia, nel 2004, non si trattò di una vendetta ma di un atto terroristico, di un’azione premeditata e curata in ogni minimo dettaglio. L’obiettivo era distruggere il paese e sterminare la popolazione, per seminare il terrore e rompere ogni collegamento fra le popolazioni civili e le formazioni partigiane presenti nella zona.
I Nazisti misero in atto la “Strategia del terrore” con una serie di stragi contro i civili che costò la vita ad oltre 15.000 persone in poche settimane, nel settore della Linea Gotica e in prossimità di essa. L’obiettivo era avere il pieno controllo di tutti i territori che si trovavano a ridosso della Linea Gotica. La ricostruzione degli avvenimenti, l’attribuzione delle responsabilità e le motivazioni che hanno originato la strage sono state possibili grazie al processo condotto dal PM Marco de Paolis, e conclusosi nel 2005 con la condanna all’ergastolo per dieci ex SS colpevoli del massacro; sentenza confermata in Appello nel 2006 e resa definitiva con la pronuncia della Cassazione nel 2007.
Fondamentale, nel 1994, la scoperta avvenuta a Roma, negli scantinati di Palazzo Cesi, di un armadio chiuso e girato con le ante verso il muro, ribattezzato dal giornalista de L’Espresso Franco Giustolisi “Armadio della Vergogna”: nascondeva da 50 anni documenti che sarebbero risultati fondamentali ai fini di una ricerca della verità storica e giudiziaria sulle stragi nazifasciste in Italia nel secondo dopoguerra. In Germania ci sono stati due tentativi di celebrare il processo contro i responsabili della strage di Sant’Anna, entrambi caduti nel vuoto: nel 2012 la Procura di Stoccarda ha archiviato l’inchiesta per mancanza di prove; nel 2015 la procura di Amburgo adotta lo stesso provvedimento ritenendo che l’imputato, Gerhard Sommer, ex militare nazista di 93 anni, non fosse in condizione di affrontare il processo.
COSA È ACCADUTO IN PRENZLAUER BERG
Nel quartiere confinante col nostro c’era un campo di concentramento locato nella sala macchine della torre piazzometrica in Kollwitzplatz. Lì la polizia segreta torturava prigionieri politici e cittadini di nazionalità ebraica. La democrazia fu compromessa. Numerose socialdemocratiche e numerosi socialdemocratici di Pankow, come chi era stato eletto a cariche pubbliche, fuggirono in esilio, furono imprigionati o confinati nei campi di concentramenti. I pochi che sfuggirono divennero forti oppositori del regime nazifascista e organizzarono una resistenza che pagarono, spesso, con la vita.
Di molti di loro ancora oggi non se ne sa niente e per questo restano sconosciuti. In loro rappresentanza ricordiamo qua Leo Tomoschick e Otto Schieritz: Leo Tomoschick perse la vita il 17 agosto 1944. Le sue ultime parole furono rivolte alla moglie amata: “...abbiamo vissuto in un tempo in cui la morte è diventata ospite in milioni di famiglie... Ti auguro solo che tu possa superare la guerra e i suoi effetti, vivere in futuro lasciandoti dietro questi anni difficili e che tu possa vivere dove ci sia più sole, che negli ultimi tempi”.
Otto Schieritz issò il 2 maggio 1945 una bandiera bianca e una rossa, appena prima che l’armata rossa potesse combattere per Prenzlauer Berg. Le SS gli spararono. Alla fine arrivò la liberazione della Germania arrivò da fuori e non dall’interno. Ma la resistenza coraggiosa di queste compagne e compagni non fu dimenticata, che offrirono aiuto nel bisogno, spesero ... in un tempo di paura. Giornali illegali, scritte sulle pareti dei muri, reazioni che diedero coraggio a molte persone e la sensazione di non essere soli.
Lothar Löffler, figlio di un combattete per la resistenza del quartiere di Prenzlauer Berg, ha con parole chiare e commoventi riassunto che cosa ha significato la resistenza: “ciò che quelle donne e quegli uomini fecero, non era la resistenza dei grandi nomi e delle spettacolari imprese, piuttosto la semplice responsabilità di persone che, nel popolo tedesco, volevano tenere viva la consapevolezza per la democrazia, il diritto e la dignità della persona umana”.
CHE COSA FACCIAMO OGGI A STAZZEMA
Oggi Sant’Anna è un luogo di ricordo e di riflessione che ospita il Parco Nazionale della Pace e il Museo Storico della Resistenza che si pongono l’obiettivo del ricordo e della memoria: raccontare i fatti avvenuti il 12 agosto 1944, conservarne le memorie e trasmetterle alle nuove generazioni, per strappare all’oblio o al revisionismo avvenimenti tragici e importanti come la strage di Sant’Anna. I luoghi della memoria ci aiutano, attraverso le testimonianze dirette o conservate, nel difficile compito di trasmettere la nostra memoria collettiva. Il Museo e il Parco rappresentano un percorso dentro un patrimonio di memorie, il viaggio nel giorno in cui l’uomo decise di negare sé stesso, di rinunciare alla difesa e al rispetto della persona e dei diritti in essa radicati. Sant’Anna di Stazzema è Parco Nazionale della Pace, unico esempio in Italia.
Fulcro delle attività è il Museo Storico della Resistenza, ricavato sulla vecchia struttura delle scuole elementari. Fu inaugurato come pinacoteca tematica nell’autunno del 1982 dal Presidente della Repubblica Sandro Pertini e trasformato nell’attuale Museo Storico della Resistenza. L’attuale allestimento è del 2007, arricchito dalle postazioni multimediali nel 2013.
A Sant’Anna di Stazzema ogni anno salgono almeno 35.000 visitatori, in gran parte studenti, gruppi, associazioni provenienti da ogni parte d’Italia; lì si svolgono le cerimonie per il 12 agosto, 25 aprile, 2 giugno; visite delle cariche istituzionali dei più alti livelli e gradi: presidenti della Repubblica, G7 dei Ministri degli esteri, Presidenti del parlamento Europeo, rappresentanti del Governo italiano.
Al Museo l’attività per la memoria è quotidiana: le visite guidate condotte dagli operatori museali; i laboratori; gli incontri con i superstiti grazie all’Associazione Martiri di Sant’Anna. Tanti i progetti sviluppati: il Forum Giovani a Sant’Anna di Stazzema richiama da 15 anni centinaia di studenti da tutta Italia; lo scambio coni giovani di Moers e il Campo della pace; il Festival “La prima cosa bella” con grandi nomi della cultura; il progetto “La memoria partecipata” che ha messo a confronto studenti e genitori sul tema della memoria.
Intensa la collaborazione con la Germania. Dal 2007 a Sant’Anna di Stazzema si trova “L’organo della pace”, realizzato grazie all’impegno dei musicisti di Essen Maren e Horst Westermann e dell’Associazione italo-tedesca “Amici dell’Organo della Pace”, grazie ai quali ogni estate si svolge un Festival Organistico con musicisti di livello internazionale; con la LVR di Colonia si sono aperti fin dal 2008 scambi di giovani e conferenze internazionali sulla pace; il Land del Baden Wuttenberg ha finanziato la ristrutturazione della piazza della chiesa mentre il Governo tedesco, insieme a quello italiano, hanno provveduto a finanziare gli interventi per la sistemazione della cappellina intitolata ad Anna Pardini.
Il lavoro sulla memoria e sulla pace non si ferma mai. Tra il 2012 e il 2013 sono state riaperte le antiche mulattiere attorno a Sant’Anna ed i percorsi che portano al paese, con il progetto “Sentieri di Pace” che concretizza il collegamento tra il Parco, il Paese ed il Museo. Per favorire e sviluppare questo processo, l’attività del Museo si integrerà con la Fabbrica dei Diritti, centro polifunzionale alle porte del paese che accoglierà mostre, teatro, attività didattiche e iniziative nel quale sarà inserito un Archivio digitale per rendere fruibili i documenti contenuti nell’Armadio della Vergogna.
Nel 2017 è stato istituito dal Comune di Stazzema l’Anagrafe Antifascista che trova fondamento nella Carta di Stazzema: antifascismo inteso come valore positivo e propositivo, a favore dei diritti e dell’uguaglianza, della Costituzione e della Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo. Un progetto ambizioso e simbolico è la realizzazione di un Ostello che accolga giovani di tutta Europa trasformando un luogo di strage in un luogo di speranza: è l’Ostello della Pace, che sorgerà nella vecchia casa di Enrico Pieri ai Franchi, dove fu uccisa la sua famiglia e la famiglia Pierotti.
CHE COSA CI MOTIVA OGGI IN PRENZLAUER BERG
Prenzlauer Berg viene giustamente comunemente vista come luogo liberale, aperto al mondo definito dalla convivenza pacifica di persone di differenti paesi di provenienza e diverse religioni. Qui la cultura di quartiere viene scritta in maiuscolo. È presente una bella cultura di vicinato. La gente vive volentieri in questo luogo. Ci si parla. Quando nel 2015 arrivarono tanti rifugiati, la solidarietà nei loro confronti e la disponibilità ad aiutare sono state grandi. Purtroppo, anche qui si sono verificati e si verificano episodi di razzismo e antisemitismo rivolti contro le minoranze. Per esempio, un giovane uomo che indossava una Kippah è stato recentemente insultato e successivamente gli hanno sputato addosso.
Nell’ultimo anno all’interno del comune di Pankow si sono verificati 234 episodi di razzismo, antisemitismo e/o rivolti contro la comunità LGBTIQ* e causati da motivazioni legati a ideologie di estrema destra. Questo numero purtroppo è leggermente incrementato rispetto all’anno precedente. Anche in questo caso il partito di destra populista AFD è rappresentato nella giunta comunale ed i suoi simpatizzanti esprimono apertamente le loro convinzioni. Addirittura, la NPD si è già mostrata pubblicamente manifestando contro la tolleranza, la pluralità e la libertà di opinione. Noi rimaniamo vigili e sosteniamo le socialdemocratiche ed i socialdemocratici attivamente all’interno di diverse istituzioni e punti di incontro per una convivenza democratica, contro il razzismo, l’estremismo di destra e qualsiasi forma di odio contro minoranze.
Ad esempio, sosteniamo Moskito-network contro l’estremismo di destra, per la democrazia e la pluralità. Questo network è un punto di consulenza è networking per tutti coloro, i quali a Pankow vogliono contribuirà a mantenere una comunità solidale contro l’estremismo di destra. Legato al Moskito-network è anche il Pankower Register (registro di Pankow): un registro per annotare tutti gli episodi di discriminazione a Pankow. Network donne contro la destra: Questo Network è dedito all’azione apartitica che si oppone all’estremismo di destra, al nazionalismo al razzismo ed all’antisemitismo così come contro altre ideologie avverse ai diritti umani. Noi sappiamo della forza del ricordo e dell'importanza di un modo dignitoso nel ricordare.
In particolare, oggi, siamo particolarmente orgogliosi, che si ricordino anche gli italiani che soffrirono sotto il dominio nazista. Costretti in un lager tra Ostseestr. e Erich-Weinert-Str. e sfruttati come lavoratori per l’economia della guerra. La storia dei lavoratori forzati è custodita nel Dokumentationszentrum Zwangsarbeit in Schöneweide. E proprio da poco è stata inaugurata una mostra dal titolo “Tra due fuochi. La stotia degli internati italiani tra il 1943- 1945”.
Allo stesso modo resta indimenticato Don Luigi Fraccari, che nel 1944 venne a Berlino per aiutare la sua gente. Servì in Pappelallee e vi rimase fino al 1979. Che cosa ci unisce Come socialdemocratici italiani e tedeschi sappiamo che ci uniscono i valori essenziali della libertà, uguaglianza e solidarietà. Destiniamo le nostre forze e credenze per un futuro migliore attraverso il ricordo delle vittime, e di coloro che si sono sacrificati nella resistenza. I nostri cuori sono con loro. Il passato sia un monito. Mai più fascismi. Mai più guerra”. (aise) 

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