Pd Berlino: serve il dialogo tra Israele e Palestina

BERLINO\ aise\ - L’unica soluzione per far cessare le inaudite violenze tornate in modo molto duro in questo periodo tra Israele e Palestina, è il dialogo. E questo dialogo non può che partire da chi è nella posizione di forza, cioè Israele. Solo abbandonando l’approccio basato sull’assoluta predominanza militare rispetto all’avversario, si potrà arrivare a una soluzione valida per entrambi gli Stati che hanno diritto di esistere a pieno. Questa l’idea del Circolo Pd Berlino e Brandeburgo, espressa in una nota di queste ore.
“La situazione che oggi osserviamo in Medio Oriente - scrivono in una nota di queste ore - non è frutto di una escalation inaspettata, ma è conseguenza di molti fattori, come l'occupazione israeliana di territori che in base alla risoluzione ONU dovevano essere abbandonati, la creazione di nuove colonie, nonostante il divieto imposto a livello internazionale, e da ultimo l’atto di sfratto nei confronti di residenti arabo-palestinesi di Gerusalemme Est nel quartiere di Sheikh Jerrah – Amnesty International riporta, sulla base dello UN Office OCHA, la demolizione negli ultimi mesi di 848 strutture abitative palestinesi in Gerusalemme e la West Bank con una stima di 200 richieste di sfratto contro locatari palestinesi pendenti presso i tribunali israeliani alla fine dello scorso anno. Il Circolo PD Berlino e Brandeburgo deplora queste gravi azioni. Inoltre, non possiamo non tenere conto di quanto riportato da Amnesty International circa le condizioni in cui sono costretti a vivere quasi 2 milioni di palestinesi a Gaza”.
“Le violente aggressioni che si registrano da parte di esponenti dell’estrema destra israeliana nei confronti di cittadini arabo-palestinesi - sottolineano - ci parlano del fallimento di un governo che non ha saputo gestire la convivenza fra i due popoli. Allo stesso modo, condanniamo la risposta violenta di Hamas, con il lancio di missili su vasta scala, così come le numerose gravi aggressioni fisiche contro cittadini non arabi a cui si è assistito negli ultimi giorni”.
Il Circolo PD Berlino e Brandeburgo spiega dunque di rifiutare “l'idea che la risposta alla violenza sia con altra cieca violenza. Quello che serve e che auspichiamo è la ripresa del dialogo tra l'autorità Palestinese e il governo di Israele. Hamas è una organizzazione terroristica che cinicamente espone i propri connazionali a soprusi e violenze, che prospera sul malcontento e la disperazione di milioni di persone, costrette a vivere dietro a un muro, privati di diritti e di libertà. Questa situazione deve finire il prima possibile. Per questo ribadiamo con fermezza il diritto all'esistenza di Israele così come quello di uno stato Palestinese con pieni diritti. Condanniamo inoltre nel modo più fermo le manifestazioni di antisemitismo alla cui recrudescenza assistiamo in questi giorni”.
“Purtroppo - aggiungono -, osserviamo ancora una volta il cinismo di Hamas da un lato e quello della destra nazionalista israeliana - quindi del premier uscente Netanyahu – dall'altro, che negli ultimi anni hanno alimentato discriminazioni e disagio nella popolazione palestinese. L’unica soluzione auspicabile è il dialogo fra i due popoli che ci auguriamo possano tornare al più presto alla normalità, senza essere costretti a doversi preoccupare dei razzi che in questo momento fischiano sulla testa degli uni e degli altri. Dopotutto, tentativi di convivenza pacifica tra i due popoli esistono già, come dimostrano le esperienze delle scuole bilingua Neve Shalom/Wahat as-Salam e Hand in Hand che rappresentano una speranza”.
Infine, il Circolo politico berlinese spiega “che il dialogo non possa che essere iniziato da chi è nella situazione di forza, in questo caso lo Stato di Israele, con proposte che rappresentino un abbandono dell’approccio basato sull’assoluta predominanza militare rispetto all’avversario. La calma che si ottiene attraverso l’esercizio della forza non è pace e si rivela solo transitoria, radicalizzando sempre più le parti in causa e non fornendo quella garanzia di futura esistenza del proprio stato che Israele dovrebbe ragionevolmente perseguire. I fatti di questi giorni dimostrano ancora una volta come sia stata e sia illusoria l’attesa, coltivata da politici israeliani, di un assopimento nel tempo dell’animosità della controparte, soprattutto qualora tale attesa venga accompagnata da una politica attiva di continuo e provocatorio svilimento dell’altro”. (aise)