Spid all’estero: Garavini (Iv) interroga il Governo

ROMA\ aise\ - Semplificare le procedure e avviare una massiccia campagna di informazione: queste le azioni che Laura Garavini, senatrice di Italia viva eletta in Europa, chiede al Governo per facilitare l’ottenimento dello Spid ai connazionali residenti all’estero.
In una interrogazione ai ministri Colao e Di Maio, la parlamentare ricorda le “numerose difficoltà” riscontrate all’estero anche perché “molti gestori (identity provider) hanno posto dei requisiti che non sono compatibili con quelli dei cittadini iscritti all'AIRE”.
Nella premessa, Garavini ricorda che “il processo di digitalizzazione della pubblica amministrazione, che è stato avviato con la legge 7 agosto 2015, n. 124, dal Governo Renzi, ha opportunamente coinvolto anche gli italiani iscritti all'AIRE, i quali, in linea con le linee guida adottate dall'Agenzia per l'Italia digitale (AgID), dovranno utilizzare unicamente SPID (sistema pubblico di identità digitale) e CIE (carta d'identità elettronica) per l'identificazione e l'accesso ai servizi consolari gestiti da Fast-IT; sono state riscontrate molte difficoltà da parte degli italiani residenti all'estero nella creazione di un'identità digitale, necessaria al fine di accedere a tutti i servizi delle pubbliche amministrazioni, ed è stata prevista una dilazione dei tempi dal 28 febbraio 2021 (termine originario della proroga) al 31 dicembre 2022 e al 31 marzo 2023 rispettivamente per la necessità di rilascio e utilizzo di credenziali SPID e CIE per l'identificazione e l'accesso dei cittadini ai servizi consolari in rete”.
“I connazionali residenti all'estero – riporta la parlamentare – hanno evidenziato una serie di limiti tecnici e di procedure complesse nel funzionamento dei portali. In particolare, per l'acquisizione dell'identità digitale, molti gestori (identity provider) hanno posto dei requisiti che non sono compatibili con quelli dei cittadini iscritti all'AIRE. Ad esempio, nella modulistica messa a disposizione per l'iscrizione allo SPID, non compare l'opzione della residenza all'estero e pertanto vi è la richiesta di un indirizzo esclusivamente italiano. Di conseguenza, i nostri connazionali, nel momento in cui si registrano, si trovano oggettivamente impossibilitati ad accedervi. Alcuni prevedono inoltre la possibilità di utilizzare solamente una tessera sanitaria italiana in funzione della verifica del codice fiscale ed un numero di cellulare italiano, che pochissimi possiedono, rendendo quindi complessa anche la sola registrazione ai portali”.
“Ulteriori difficoltà – aggiunge la senatrice – sono state riscontrate in merito alla necessità di utilizzare per la registrazione esclusivamente un documento in corso di validità. Tra questi vi è sicuramente la problematica legata all'impossibilità di inserire il rilascio del documento da parte di un consolato o quella riferita ai tempi d'attesa molto lunghi per la richiesta di una carta di identità elettronica. In particolare, in alcuni Stati, sono previsti fino a 5 mesi di attesa per ottenere un appuntamento per le impronte digitali. Infine, una serie di gestori di identità non prevede e non ammette l'utilizzo del passaporto biometrico per accedere allo SPID. Cosa che, invece, sarebbe estremamente agevole e faciliterebbe il tutto”.
“L'acquisizione dell'identità digitale – sottolinea Garavini – rimane un passo fondamentale verso la progressiva digitalizzazione della pubblica amministrazione, è necessaria una revisione dei requisiti da parte degli identity provider al fine di semplificare e snellire le procedure che ostacolano i nostri connazionali nell'accesso ai servizi consolari; a causa delle distanze, il fatto di accedere a tutti i servizi della pubblica amministrazione da remoto è ancora più proficuo di quanto non possa essere a livello nazionale”.
La senatrice, quindi, chiede ai ministri se “non intendano sensibilizzare le amministrazioni e i gestori di identità in merito alla necessità di semplificare e snellire le procedure di registrazione per l'ottenimento dell'identità digitale, sollecitando una modifica di tali procedure e la revisione di alcuni aspetti tecnici” e “se non ritengano opportuno prevedere una campagna informativa, in collaborazione con l'intera rete diplomatico-consolare e i COMITES, indirizzata ai cittadini italiani residenti all'estero in merito alle nuove modalità di accesso alla pubblica amministrazione”. (aise)