DONNE ABRUZZESI ALL’ESTERO: LA NUOVA RUBRICA DEL CRAM

 DONNE ABRUZZESI ALL’ESTERO: LA NUOVA RUBRICA DEL CRAM

PESCARA\ aise\ - Questa settimana il Consiglio Regionale degli Abruzzesi nel Mondo ha inaugurato sul suo sito una nuova rubrica, dedicata alle straordinarie vite di alcune donne abruzzesi all'estero.
Le storie sono tratte dal libro “Donne Abruzzesi nel mondo”, a cura di Diana Mazzone, edito dall'ANFE (Associazione Nazionale Famiglie Emigrate).
Protagonista della prima storia è Adelina Elisa Spezza, figlia di un "focolare" abruzzese in Argentina.
Di seguito l’intervista pubblicata su “Donne Abruzzesi nel mondo”.
“D. Ci parli di lei.
R. Sono nata in Mar del Plata Provincia di Buenos Aires, Repubblica Argentina. Il mio nome d’arte é Elisa Marval. Sono vedova di Osvaldo José Vázquez Carmona; oggi sono pensionata, attrice, scrittrice e direttrice di teatro, e ho due figli: Sandra e Fabian Vázquez Carmona, e tre nipotini: Jerónimo di 9 anni, Santino di 4 e per ultimo Nicolás di pochi mesi. Sono figlia di Domenico Vital Spezza, nato a Castiglione a Casauria in provincia di Pescara il 18 Novembre 1904, figlio di Sabatino e Cecilia De Sanctis. La nascita di mio padre fu registrata con il numero 84, parte 1 del Comune di Castiglione.
D. Quale fu l’esperienza migratoria della sua famiglia?
R. Mio padre arrivò in Argentina con un passaporto che aveva validità per un anno. Gli fu conferito da sua Maestà Vittorio Emanuele. Partì dall’Italia verso l’Argentina il 1 di ottobre dal porto di Genova. Arrivò in questa terra assieme a tanti altri immigrati italiani e di altri paesi del mondo, che come lui cercavano lavoro e pace. In Argentina, conobbe quella che fu mia madre. Lei si chiamava Giuseppina Soro, nata a Sindia, nella Provincia di Nuoro, in Sardegna. Anche lei arrivò in Argentina assieme alla sua famiglia, all’età di 6 anni. Loro si sono sposati ed ebbero tre bambini, Cecilia, Mirta, ed io, la “Nena”. Così mi chiamavano a casa, la bimba del mezzo. I primi tempi per i miei genitori, furono molto difficili. L’ostacolo più grande che incontrarono fu la lingua. Il fatto di non parlare lo spagnolo rendeva difficile soprattutto per mio padre l’inserimento nel mondo del lavoro. Egli lavorò in campagna, poi nei cantieri edili e poi negli ultimi tempi, si dedicò alla coltivazione degli ortaggi. Mio padre, lavoratore instancabile, lavorò fino a 85 anni, età in cui ancora saliva sugli alberi e circolava in bicicletta portando i suoi attrezzi, falce e rastrello, per la cittá. Vivevamo umilmente, peró a casa mia non é mai mancato il pane.
D. Quali valori le hanno trasmesso i suoi genitori?
R. Da piccola, i miei genitori mi insegnarono il valore della fiducia, il valore di dare e rispettare la propria parola, il lavoro ben fatto e l’amore per Dio e per la famiglia. Questi valori li conservo in me come tesori, e mi danno la forza e il coraggio per andare avanti e affrontare qualsiasi difficoltá.
D. Lei e la sua famiglia avete avuto modo di tornare in Italia?
R. Purtroppo mio padre non riuscì mai a rivedere la sua terra, perché non aveva mai abbastanza soldi per farlo. Io oggi ho un bisogno irrefrenabile di vedere la montagna, di respirare quell’aria pura, di provare a sentire il vento, cosí come me lo ha raccontato mio padre. Ma io, come lui, non ho i soldi per farlo.
D. Quali sono stati i suoi studi?
R. Essendo figlia di immigrati, non benestanti, ho dovuto fare molti sacrifici per studiare. Ho dovuto lavorare e studiare allo stesso tempo. Ma penso che lo sforzo non sia stato inutile. Sono cresciuta bene e sana. All’etá di 15 anni, cominciai a studiare teatro e grazie ad esso ho ricevuto tantissimi premi e prestigio nella mia vita.
D. Il teatro le ha dato molti riconoscimenti?
R. Sì, uno degli ultimi é la Medaglia d’Oro, premio conferitomi dalla Camera di Commercio di Pescara, per essermi affermata in Argentina nel mondo del lavoro e della professione culturale. Sono sicura che mio padre sarebbe stato orgoglioso di questo.
D. Oggi di cosa si occupa?
R. Oggi ho 72 anni, e ho ancora dei progetti di lavoro. Ho appena finito un’opera di teatro dove curerò sia la regia che la direzione.
D. Come si é sviluppata la sua carriera artistica?
R. Quando ero molto giovane sono andata in giro per l’Argentina, portando la mia arte: il teatro. Ho fatto un lungo percorso per le province di Mendoza, Neuquen, La Pampa, San Martín de Los Andes, Provincia di Buenos Aires, assieme a mio marito, Osvaldo Carmona, ed altri componenti della compagnia teatrale. Ci siamo esibiti nelle caserme, nelle campagne, in molti paesi irraggiungibili, portando così ai loro abitanti cultura e divertimento. In quei posti dimenticati e lontani, non esisteva un palcoscenico, nemmeno sedie, nemmeno luce. Noi preparavamo tutto. Ricordo che le persone si avvicinavano desiderose di vedere lo spettacolo. Li vedevo arrivare, a piedi, a cavallo, e anche in car retto con qualche lampada, per dare luce al buio del cammino. Quelle stesse lampade le adoperavamo poi, per illuminare il palcoscenico. E cosí si rappresentava l’opera, con la stessa passione, come se fosse recitata in un teatro di grande gala. Ricordo come sentivo bene il calore della gente. Gli spettatori erano quasi sempre famiglie: la nonna, il nonno, i nipotini, padre, madre, tutti quanti, cosí diventava una grande festa per noi e per loro. Festa che non dimenticherò mai. Dopo che era finita la rappresentazione, le persone ci aspettavano per offrirci frutta, mele, fichi ed altri semplici pensierini offerti col cuore. Ho partecipato a tantissimi incontri di teatro, dove ho vinto dei premi e ricevuto dei diplomi. Per due volte ho vinto il “Premio Estrella de Mar” istituito dal Comune della Città de Mar del Plata e per lo stesso premio ho avuto 18 nomination. E ancora ho ricevuto il “Premio Gaviota de Mar”, istituito dal Circolo degli “Escritores de la República Argentina”; il “Premio a la trayectoria”, istituito dall’Associazione Argentina degli “Actores de la República Argentina”; un “Reconocimiento a la trayectoria teatral” dato dall’Associazione Argentina degli “Actores de la República Argentina”, dall’ “Asociación de Actores Independientes de Mar del Plata” e dall’“Ente de Cultura del Partido de Gral Pueyrredón”; il premio “Lobo de mar”, Premio a la “trayectoria teatral” istituito dalla Fundacion Toledo de Mar del Plata; e tanti altri. Ho percorso una lunga strada, strada che ha lasciato in me un segno di fuoco.
D. La sua vita é stata dedicata totalmente al teatro?
R. No, ho anche lavorato come centralinista in un centro di assistenza agli anziani. Questo lavoro é stato molto impegnativo, aiutare e assistere tanti nonni, lottando per rompere qualsiasi barriera burocratica che si anteponeva, per poter dare aiuto, anche a coloro che volevano togliersi la vita. Ho svolto questo lavoro soltanto avendo in mano un telefono, e con la forza del mio spirito sono riuscita a salvare la vita, ai tanti anziani abbandonati che ci sono in Argentina. Questo é stato un lavoro che mi ha dato tante soddisfazioni. Ancora oggi continuo ad aiutare gli anziani, per conto mio. Secondo me questa é, una missione che Dio mi ha voluto dare.
D. È felice della sua vita?
R. Si. Quella bimba, “La Nena”, nata in un focolare Abruzzese in Argentina, che è cresciuta con lo stretto indispensabile, senza lusso, che studiava con i libri che gli prestavano, finalmente é riuscita ad essere una persona rispettosa e rispettata, fiduciosa, e onorevole per tutti coloro che la conoscono. Mi sembra un sogno, tutta la sapienza ricevuta dai miei genitori, io l’ho trasmessa ai miei figli e loro ancora ai loro figli. Vivo in pace, come avrebbe voluto fare mio padre. Ho una piccola pensione e sono felice assieme alla mia famiglia. I miei nipotini crescono sani. Andiamo avanti, lavorando, perché con il lavoro e l’amore si porta accesa la fiamma della vita”. (aise) 

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