OPPOSIZIONE SENZA TREGUA ALLA MAFIA: LE ACLI BAVIERA RICORDANO LA STRAGE DI CAPACI

OPPOSIZIONE SENZA TREGUA ALLA MAFIA: LE ACLI BAVIERA RICORDANO LA STRAGE DI CAPACI

MONACO DI BAVIERA\ aise\ - Il 23 maggio 1992, a Capaci, il Giudice Falcone, sua moglie e la sua scorta, cadevano vittime della cruenta mano della mafia, una strage annunciata, un affronto all'intera Città, una sfida allo Stato. Le ACLI Baviera, in occasione del 28° anniversario di quell’atroce delitto, bissato a poca distanza anche dall’attentato a Palermo dove perì il Giudice Borsellino, hanno voluto richiamare la società civile, tutta, ad un'opposizione senza tregua alla mafia, a mantenere alti i valori e le finalità di giustizia e legalità che in Sicilia, e non solo, Magistrati del rango di Falcone e Borsellino con elevato senso del bene comune hanno sempre proposto ed affermato.
Qualche anno fa, inoltre, si registrava il gesto infamante dello sfregio al monumento eretto dai Genitori del giovane Giudice Livatino, nella periferia di Agrigento, a ricordo della sua morte per mano mafiosa. Tutti questi avvenimenti, dovrebbero sollecitare, secondo le ACLI, i Cittadini animati da rettitudine e probità ad armarsi di coraggio e fermezza nella lotta contro le disgraziate ed insensate ordalie mafiose.
"Mafiosi, pentitevi! Verrà il giorno del giudizio di Dio!". Le ACLI hanno ricordato dunque l’urlo agghiacciante, di tremenda e definitiva punizione gridato da Papa Giovanni Paolo II.
Il Giudice Falcone, convinto che la mafia fosse usata come paravento per celare inadempienze, inefficienze, atti illeciti, propugnava un movimento antimafia che favorisse la crescita sociale, eliminasse le disuguaglianze, diffondesse lavoro e benessere. “La mafia si combatte mostrando la sua vera identità liberticida e carogna per affermare che più ancora della militanza, bisogna estirpare e debellare i comportanti che appartengono alla mentalità mafiosa”, diceva il giudice.
L'intera classe politica siciliana di oggi e domani, e non solo, avrà il compito, sempre secondo le Associazioni cristiane dei lavoratori italiani, di superare gli atteggiamenti prevaricatori, da parassiti, tipici della cultura mafiosa diffusa e, ancora percepibile nella corruzione prevaricante, nella gestione clientelare della politica, nella mancata difesa e protezione dell'ambiente e nell'inadeguata proposta turistica e valorizzazione del patrimonio culturale.
“Spesso i luoghi in cui si nasce impongono sugli esseri umani quasi un'irredimibile tirannia, un'inesorabile dittatura dalla quale non tutti riescono a salvarsi - afferma in conclusione Carmine Macaluso, presidente delle ACLI Baviera -. Neanche i Giudici Falcone e Borsellino. Ma in tutti, tali esempi di vita e di sacrificio impongono il risveglio delle coscienze”. (aise) 

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