PERSONALE FARNESINA/ CONFSAL UNSA SU STIPENDI E PENSIONI ALLA LUCE DEL REGOLAMENTO UE 883

PERSONALE FARNESINA/ CONFSAL UNSA SU STIPENDI E PENSIONI ALLA LUCE DEL REGOLAMENTO UE 883

ROMA\ aise\ - “Le norme di sicurezza sociale per i lavoratori dell’Unione Europea sono da sempre ideate per favorire la vita del lavoratore. Anche il Regolamento UE 883 del 2004, normativa europea per il coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale, è stato varato con le migliori intenzioni. Se un lavoratore è residente in un Paese dell’Unione, è giusto che paghi in questo Paese di abituale residenza i contributi per la sua sicurezza sociale (pensioni, malattia, disoccupazione, ecc.). Ma cosa accade a chi, come i dipendenti delle nostre rappresentanze all’estero, lavora a cavallo tra due paesi, con la residenza in uno stato europeo diverso dal paese del suo datore di lavoro?”. A chiederselo è il Coordinamento Esteri della Confsal Unsa, secondo cui “in questa situazione d’incertezza si trovano dozzine d’impiegati italiani assunti in loco dalle rappresentanze diplomatiche e consolari italiane nei Paesi UE, che mese per mese versano i propri contributi sociali all’Italia”.
Contributi, ricorda il sindacato, “che sono detratti alla fonte e da cui si ricava il vero e proprio stipendio, cioè quello al netto delle trattenute. Che succede ora se improvvisamente vengono applicate le trattenute olandesi, tedesche, danesi che sono di gran lunga superiori rispetto a quelle italiane? Semplice: lo stipendio netto dell’impiegato consolare dimagrisce di circa 450 euro in media, mese per mese, senza peraltro ottenere un giovamento pensionistico!”.
“È immaginabile, dunque, lo stato di avvilimento che assale ora questa fascia di lavoratori assunti da consolati e ambasciate prevalentemente prima del 2010, poiché a decorrere da quella data i contratti di lavoro già prevedono le assicurazioni sociali in loco”, riporta il Coordinamento Esteri. “E i lavoratori consolari con un’anzianità di servizio più lunga che sono maggiormente colpiti? È proprio a tutela di questo personale che urge un intervento immediato, in quanto lo stesso è in prossimità di pensionamento”.
“Il Maeci non deve dimenticare che la tutela degli italiani all’estero e quindi del proprio personale sparso sulla rete consolare è uno dei compiti cardine del proprio essere”, ricorda il sindacato, prima di rivendicare come “proprio grazie alle azioni richieste con forza dalla Confsal Unsa e lanciate in vari Paesi dell’UE dalle nostre Rappresentanze diplomatiche sul posto e coordinate dalla Direzione Generale Ministeriale DGRI, sia stato possibile raggiungere molteplici accordi per la deroga del Regolamento UE 883, e ciò è avvenuto proprio nei casi in cui il lavoratore rischiava un netto svantaggio economico”.
“Una buona prospettiva di soluzione – informa, quindi, il Xoordinamento Esteri – si delinea in Francia mentre Germania, Belgio e Paesi Bassi sono ancora fermi alla rigida applicazione del regolamento Ue 883/2004 con le conseguenze devastanti del caso. Ma c’è ancora speranza. La Confsal Unsa è riuscita ad ottenere assicurazioni circa un impegno in tal senso da parte della DGRI e delle nostre Ambasciate. In quest’ambito, la capacità negoziale rispetto ai partner europei nonché la volontà di salvaguardare gli interessi economici e previdenziali dei propri dipendenti, rappresentano senza dubbio elementi fondamentali per la buona riuscita della trattativa”.
Il sindacato assicura di “essere presente sul campo, ora insieme ai nostri dirigenti-datori di lavoro, in una trattativa con i partner di altri paesi europei, per scongiurare l’applicazione tout court del regolamento in questione. È imminente un primo incontro a Berlino per delineare le richieste di deroga al Regolamento UE 883/2004 per il personale in servizio in Germania. Informeremo con solerzia tutti i propri iscritti”, assicura concludendo il sindacato. ““E tutti gli altri dipendenti? Che si rivolgano alle segreterie dei propri sindacati di appartenenza, ricordando loro che esiste questo grave problema di cui anche loro si dovranno far carico nei confronti dei propri assistiti”. (aise) 

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