A Mantova “Venere Divina. Armonia sulla terra”

MANTOVA\ aise\ - Da dove nasce la forza di Venere? Da dove vengono i suoi poteri capaci, grazie ad Amore e Bellezza, di condizionare i desideri e le azioni degli uomini, di proteggere o tormentare innamorati umani e divini? Dal 26 aprile scorso, con il progetto “Venere Divina. Armonia sulla terra” prodotto e organizzato da Fondazione Palazzo Te e Museo Civico di Palazzo Te e promosso dal Comune di Mantova con il patrocinio del MiBACT e con il contributo di Fondazione Banca Agricola Mantovana, tre mostre e un programma di eventi cercano di trovare una risposta, esplorando il mito di Venere come rappresentazione del senso di rinascita dall’antichità fino ai tempi moderni.
“Venere Divina. Armonia sulla terra” si avvale di un comitato scientifico composto da Stefano Baia Curioni, Francesca Cappelletti, Claudia Cieri Via e Stefano L’Occaso ed è stato ideato da Fondazione Palazzo Te per completare una riflessione sul femminile avviata nel 2018 con la mostra “Tiziano/Gerhard Richter. Il Cielo sulla Terra” e proseguita nel 2019 con “Giulio Romano: Arte e Desiderio”. Il progetto si sviluppa in tre momenti espositivi, da una ricognizione sul patrimonio iconografico di Palazzo Te per arrivare a un’ampia riflessione sulla potenza attuale del mito della dea.
Un programma ricco e affascinante che crea incontri con alcuni dei grandi capolavori dell’arte occidentale provenienti da importanti musei europei, dai dipinti di Cranach, Guido Reni, Tiziano e Dosso Dossi a sculture, arazzi e libri.
La prima tappa si è aperta con “Il mito di Venere a Palazzo Te”, che sino al 12 dicembre consente al pubblico di scoprire le oltre 25 rappresentazioni di Venere, tra stucchi e affreschi, presenti nel Palazzo. Un percorso tra miti e favole antiche, raccolto anche in una guida cartacea e multimediale, che si arricchisce con l’esposizione della scultura Venere velata della collezione del Comune di Mantova, appartenuta a Giulio Romano e conservata presso la Galleria dei Mesi a Palazzo Ducale, e dell’arazzo Venere nel giardino con putti, realizzato da tessitori fiamminghi su disegno dello stesso Giulio Romano, di recente ritornato a Mantova grazie a una complessa operazione d’acquisto condotta dalla reggia gonzaghesca, dalla Direzione Generale Musei del MiBACT e con il sostegno di Fondazione Palazzo Te. “Il mito di Venere a Palazzo Te” è anche l’occasione per organizzare in primavera un convegno internazionale sul tema di Venere.
Seconda tappa il 22 giugno con l’esposizione “Tiziano. Venere che benda Amore”, che fino al 5 settembre 2021 porta nelle sale del palazzo mantovano Venere che benda Amore, capolavoro assoluto di Tiziano conservato alla Galleria Borghese di Roma. La tela del maestro cadorino presenta Venere nell’atto di bendare il piccolo Eros appoggiato sul suo grembo, mentre un altro putto, probabilmente Anteros, osserva la scena con aria assorta. Un’opera che si inserisce perfettamente nel progetto Venere Divina e costituisce uno dei vertici della rappresentazione della divinità nel Cinquecento. In occasione di questa esposizione, nel corso del periodo estivo, l’esedra di Palazzo Te viene ripensata per ospitare momenti performativi e artistici, parte del public program dedicato al tema del mito di Venere.
Ultima tappa del progetto il 12 settembre con la mostra “Venere. Natura, ombra e bellezza”, a cura di Claudia Cieri Via, che fino al 12 dicembre 2021 indaga le origini del mito e la sua creazione, grazie al recupero cinquecentesco di leggende e di iconografie antiche. L’esposizione dedica parte del percorso alla diffusione del mito nelle corti europee, al legame della divinità con le acque, i giardini e i parchi, e con la bellezza delle donne dell’epoca. Una sezione viene dedicata anche ai “pericoli” di Venere e al legame di maghe e streghe con il culto della dea.
IL MITO DI VENERE A PALAZZO TE
Ne “Il mito Venere a Palazzo Te”, che dà dunque il via all'atteso programma espositivo 2021 di Fondazione Palazzo Te, l’immagine della dea, elemento centrale di miti e favole antiche esaltato nel percorso museale, è frutto di un'accurata ricerca a cura di Claudia Cieri Via, confluita nella libro Venere a Palazzo Te, edito da Tre Lune Edizioni, e in un’applicazione multimediale scaricabile gratuitamente.
Il percorso è arricchito dall’esposizione di due opere legate alla produzione di Giulio Romano in prestito da Palazzo Ducale di Mantova: la scultura Afrodite velata, appartenuta all’artista e fonte di ispirazione per la Venere in stucco del soffitto della Camera del Sole e della Luna, e l’arazzo con una ninfa spiata da un satiro in un giardino dove numerosi putti giocano eseguito da tessitori fiamminghi su disegno di Giulio.
Nell’ambito delle manifestazioni dedicate al mito di Venere, la proposta di un itinerario tematico all’interno di Palazzo Te alla scoperta di Venere è un’avventura avvincente: sala per sala, l’effigie della dea spicca tra le altre figurazioni ideate da Giulio Romano e allievi, grazie al potenziamento e a un orientamento dell’impianto di illuminazione, studiato ad hoc con la collaborazione di iGuzzini.
Venere è una divinità dell’Olimpo greco dalle numerose sfaccettature. Consacrata la più bella tra le dee dal giudizio di Paride, esprime i valori più profondi della natura: dalla fecondità propria della Venere genitrice, alla Venere Anadiomene che nasce dal mare, fino alla sublimazione della Venere celeste.
La presenza di Venere come protagonista delle decorazioni di Palazzo Te, in passato definito il “sacrario di Venere”, esprime il carattere ancestrale di questa divinità. Gli aspetti che la contraddistinguono, in alcuni casi anche in contrasto tra loro, si possono ritrovare nelle diverse rappresentazioni della dimora cinquecentesca: la Venere pudica, la Venere Velata, la Venere Vincitrice e le innumerevoli favole mitologiche che in alcuni casi la vedono coinvolta in un matrimonio con l’anziano Vulcano, oppure in una passione erotica con Marte, o addirittura in un coinvolgimento amoroso nefasto con Adone.
Venere, dunque, è espressione di concetti astratti quali la bellezza, l’amore, l’eros, la Natura, la Primavera, la fecondità, ma può anche dare forma a personaggi delle favole antiche, come Arianna, Olimpiade, Psiche, Antiope o le ninfe dei boschi e le nereidi.
Per queste ragioni Venere trova la sua più naturale collocazione a Palazzo Te, una dimora immersa nella Natura sull’isola del Tejeto ai margini di Mantova, un luogo di otia, come ricorda l’iscrizione sul cornicione della camera di Amore e Psiche, uno degli ambienti della dimora più ampiamente decorato da Giulio Romano e i suoi allievi.
Questo nuovo percorso conduce attraverso le camere di Palazzo Te alla ricerca di Venere. Espressione del pensiero filosofico antico, la presenza di Venere negli affreschi e negli stucchi è da cogliere nelle sue caratteristiche essenziali che prendono forma nelle sculture e nei rilievi sopravvissuti nel tempo o che si trovano replicate nelle medaglie e nelle monete presenti nelle collezioni di antichità, poi riproposte in quanto tali nelle decorazioni del Palazzo mantovano.
L’impronta vitalistica delle decorazioni di Palazzo Te è il frutto della sperimentazione artistica di Giulio Romano e dei suoi allievi, che attraverso l’uso di svariate tecniche hanno dato forma a complessi cicli pittorici. La ricchezza delle decorazioni, quasi al limite di un horror vacui, coinvolge il visitatore nel flusso di grandi impianti decorativi alla ricerca attenta e divertita dei dettagli figurativi e ornamentali che riempiono ogni spazio delle pareti e dei soffitti delle camere. La complessità che anima ogni rilievo in stucco e ogni decorazione all’antica con fiori, uccellini e sofisticati motivi ornamentali prende spunto dalle cosiddette “grottesche” scoperte a Roma nella Domus aurea, l’antica casa di Nerone, che contribuirono a un rinnovamento fantastico del linguaggio decorativo cinquecentesco.
Allo stesso modo il collezionismo antiquario e i modelli antichi, scoperti in quegli anni a Roma e osservati da Giulio Romano, trovano un’elaborazione nel linguaggio formale dell’artista e dei suoi allievi a Mantova.
Gli affreschi di Palazzo Te ripropongono questi repertori antichi in una luce rivitalizzata e con nuova portata espressiva, ora giocosa ora drammatica, in particolare nella Camera di Psiche e nella sala dei Giganti.
Il percorso espositivo include le due opere legate alla produzione di Giulio Romano, in prestito a Palazzo Te dal Palazzo Ducale di Mantova. La splendida scultura Afrodite velata del II secolo avanti Cristo, appartenuta all’artista, è esposta nella Camera del Sole e della Luna, in dialogo con una delle piccole figure femminili a stucco dentro i lacunari della volta che presenta la stessa postura delle gambe e delle braccia e dal panneggio della veste. L’arazzo con una ninfa spiata da un satiro e putti che giocano, allestito nell’Ala napoleonica, è stato tessuto tra il 1539 e il 1540 da Nicolas Karcher, arazziere fiammingo, trasferitosi a Mantova da Ferrara. L’opera fa parte di una serie, di cui sopravvivono otto panni, detta Giochi di Putti o Puttini, che è stata eseguita su disegno e cartone di Giulio Romano per il duca Federico II Gonzaga. L’arazzo è ritornato a Mantova di recente grazie a una complessa operazione d’acquisto condotta da Palazzo Ducale, dalla Direzione Generale Musei del MiC e con il sostegno di Fondazione Palazzo Te. (aise)