Di Maio: la cooperazione allo sviluppo è parte integrante e qualificante della politica estera italiana

ROMA\ aise\ - “La riforma del 2014 ha sancito il principio per cui la cooperazione allo sviluppo è parte integrante e qualificante della politica estera italiana”. Così il Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Luigi Di Maio, che questa mattina ha aperto con il presidente Mattarella, la seconda edizione di CoOpera, la seconda Conferenza Nazionale della Cooperazione allo Sviluppo, all’Auditorium della Conciliazione a Roma.
Ricordato che nel 2021 le risorse dedicate alla cooperazione allo sviluppo sono state pari allo 0,28% del rapporto tra aiuto pubblico allo sviluppo e Reddito Nazionale Lordo, Di Maio ha sostenuto che “volendo tirare un bilancio della riforma a 6 anni dalla sua adozione, si può prendere atto della validità e dell'efficacia dei suoi tratti distintivi, ancor più a fronte delle tensioni geopolitiche e delle emergenze umanitarie che hanno segnato questi anni”.
Di fronte alle crisi preesistenti e alla pandemia, l’Italia ha “promosso il ricorso a strumenti multilaterali di risposta, attraverso i quali continuiamo ad assistere i Paesi più vulnerabili”.
Il ministro ha quindi citato sia i fondi destinati dal nostro paese a supporto delle organizzazioni internazionali, dell’Afghanistan e dell’Ucraina, che i beni umanitari inviati da Brindisi.
Esperienze che “hanno confermato la centralità del rapporto con tutti gli attori del sistema di cooperazione. Il dialogo con queste realtà – ha aggiunto Di Maio - ha contraddistinto il nostro approccio a queste crisi, un rapporto che possiamo sviluppare grazie alla nuova architettura dell'aiuto pubblico allo sviluppo, in particolare all'Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, e alla sua rete di sedi nei paesi di intervento, e a Cassa Depositi e Prestiti, nel suo ruolo di Banca di sviluppo”.
“Il nostro impegno di cooperazione – ha detto ancora il Ministro – in questi anni non ha riguardato solo le emergenze, ma si è sviluppato lungo consolidati asse geografici e tematici nell'ottica di uno sviluppo inclusivo e sostenibile in linea con l'agenda 2030 delle Nazioni Unite”.
Tra questi, Di Maio si è soffermato su Africa e sicurezza alimentare.
La cooperazione italiana, ha ricordato il ministro, “si concentra soprattutto sul continente africano in cui si collocano 11 dei suoi 20 paesi prioritari. L'Italia è fortemente impegnata a promuovere lo sviluppo economico sociale e culturale dei Paesi africani come dimostrano le recenti e programmate aperture di nuove Ambasciate, uffici Ice e Istituti di cultura in diverse capitali africane”.
438 i milioni di euro erogati nel 2020, come certificato dall’Ocse, ha ricordato Di Maio, che ha indicato quale “ulteriore segnale della nostra volontà di consolidare il partenariato con questi paesi” la creazione di un “proficuo dialogo con le loro società civili, per affrontare insieme le sfide di sicurezza di sviluppo sostenibile e di gestione più efficace del fenomeno migratorio”.
L’Italia è “un partner importante per l'Africa anche grazie alle caratteristiche del nostro tessuto produttivo”, cioè le piccole e medie imprese. Per questo si è provveduto a “rafforzare la rete degli uffici Ice con l'apertura di nuovi hub regionali a Nairobi e Dakar” e con “l'organizzazione di missioni settoriali”.
“Alla memoria dell'ambasciatore Luca Attanasio abbiamo intitolato questo piano che muove dalle sue proposte”, ha spiegato il Ministro che ha quindi rivolto “un pensiero a tutti coloro che hanno perso la vita mentre si adoperavano per costruire un mondo più equo e giusto”, citando in particolare – e tra gli applausi della platea – l'ambasciatore Luca Attanasio, il carabiniere Vittorio Iacovacci, l'autista del Pam Mustafa Milanbo; Mario Paciolla, volontario delle Nazioni Unite morto in Colombia nel luglio 2020 in circostanze ancora da chiarire e Paolo Dieci presidente del comitato internazionale per lo sviluppo dei popoli che ha perso la vita nel 2019 in un incidente aereo in Etiopia.
“Al loro ricordo – ha detto ancora il Ministro – si ispira anche il nostro contributo alla costruzione di un futuro in cui nessuno sia lasciato indietro”.
Nella consapevolezza del fatto che “lo sviluppo economico è il risultato di uno sforzo congiunto”, la Farnesina “incoraggia una più stretta collaborazione tra settore pubblico e privato”, perché “il ruolo delle imprese determinante è determinante per apportare nuove risorse al finanziamento dello sviluppo in maniera parallela e sinergica con i fondi dell'aiuto pubblico”.
L’azione del Maeci punta in particolare “sul ruolo dei giovani e delle donne” per “responsabilizzare le forze più dinamiche dell'Africa” attraverso “istruzione e formazione professionale, trasferimento di tecnologie, rafforzamento delle capacità imprenditoriali e creazione di posti di lavoro di qualità”.
Anche per questo è stato aperto un nuovo Istituto Italiano di Cultura a Dakar che si aggiunge a quelli di Addis Abeba, Pretoria e Nairobi: “intendiamo incoraggiare attraverso la cultura la costruzione di società pluralistiche, rispettose delle regole democratiche dei diritti umani”.
Sul piano multilaterale “l'Italia è determinata a mantenere il continente africano al centro dell'azione internazionale”, come dimostrato l’anno scorso durante la presidenza italiana del G20.
Quanto ai settori di intervento, Di Maio ha sostenuto che “la lotta all'insicurezza alimentare è tradizionalmente un obiettivo prioritario della Cooperazione italiana. Il rilievo di queste tematiche è oggi ancora maggiore”, a causa della guerra russa all’Ucraina “soprattutto sui Paesi del Mediterraneo”, come Libia e Libano già attraversati da numerosi “fattori di instabilità”.
Quanto al futuro, “nei prossimi anni la cooperazione dovrà accompagnare le trasformazioni che il nostro mondo si sta già trovando ad affrontare. L'innovazione e la valorizzazione del capitale umano – ha evidenziato Di Maio – saranno al centro di questo sforzo. Il ruolo delle tecnologie sarà dirimente almeno quanto la costruzione di un ampio consenso politico per vincere le sfide climatiche, alimentari, migratorie, di sviluppo che ci pongono evidentemente nuove sfide davanti”.
La cooperazione “può e deve trasferire modelli virtuosi di innovazione, favorire il trasferimento di conoscenze qualificate e la crescita del capitale umano a livello locale puntando sui giovani e donne e favorendo una cultura dell'imprenditorialità. La nostra azione continuerà ad articolarsi attorno alle 5 P dell'agenda 2030, che questa conferenza approfondirà in sessioni dedicate”.
Ringraziata la Vice Ministra Marina Sereni “per il lavoro che fa”, Di Maio si è detto “certo” che da Co-Opera giungeranno elementi preziosi “per indirizzare l'azione internazionale dell'Italia, contribuendo a rafforzarne e legittimarne l'autorevolezza”. (aise)