Guerra Russia – Ucraina: Draghi in Parlamento

ROMA\ aise\ - “L'Italia si muoverà a livello bilaterale e insieme ai partner europei e agli alleati per cercare ogni possibile opportunità di mediazione, ma dovrà essere l'Ucraina e nessun altro a decidere che pace accettare, anche perché una pace che non fosse accettabile da parte dell'Ucraina non sarebbe neanche sostenibile”. Nell’85° giorno dall’attacco russo all’Ucraina, il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, è tornato a riferire in Parlamento sulla posizione dell’Italia alla luce degli ultimi sviluppi.
Prima al Senato e poi alla Camera, il Premier ha ribadito il forte sostegno italiano all’Ucraina, ha ringraziato quanti – dalla protezione civile al mondo della scuola – si stanno occupando dell’accoglienza dei profughi ucraini in Italia, ma anche chi, come l’ambasciatore Zazo e il personale dell’ambasciata a Kiev, lavora a sostegno dei connazionali ancora nel Paese.
Dall’ultima informativa resa al Parlamento, la situazione è cambiata: la Russia “si è ritirata da ampie porzioni del territorio ucraino per concentrare le sue forze nell'area orientale del Paese” e in ogni caso la sua avanzata “procede molto più lentamente del previsto”. Se “le forze ucraine hanno ripreso il controllo di Charkiv, nell'Est del Paese, la seconda città per popolazione in Ucraina”, nel Sud-Est dell'Ucraina “l'offensiva russa si è trasformata in un'occupazione militare”. Aviazione e missili russi continuano a colpire “Mariupol e l'area del Donbass”.
“Il costo dell'invasione russa in termini di vite umane è terribile”, ha detto Draghi. “Le ricostruzioni con immagini satellitari hanno individuato 9.000 corpi in quattro fosse comuni nei dintorni della città di Mariupol. La scorsa settimana sono state ritrovate fosse comuni a Kiev, dopo quelle scoperte in altri luoghi liberati dall'occupazione russa, ad esempio, a Bucha e a Borodjanka. L'Italia ha offerto il suo sostegno al Governo ucraino per indagare su possibili crimini di guerra. In questo contesto la nostra ambasciata ha comunque ripreso le sue attività a Kiev”, ha ricordato, prima di ringraziare “ancora una volta l'ambasciatore Zazo e tutto il personale dell'ambasciata per lo spirito di servizio, la professionalità e il grandissimo coraggio dimostrati”.
Più di 116mila ucraini sono giunti in Italia; tra loro 4mila minori non accompagnati. “Sinora abbiamo inserito 22.792 studenti ucraini nelle scuole italiane; di questi, la maggior parte (quasi 11.000) sono bambine e bambini delle scuole primarie. Desidero ringraziare il ministro Bianchi, il personale della scuola e tutte le bambine e i bambini italiani per questa meravigliosa manifestazione di amore e di efficienza collettiva”. L’ultimo grazie “alla Protezione civile, agli enti del terzo settore e a tutti i cittadini italiani che sono impegnati nell'accoglienza dei rifugiati. L'Italia è orgogliosa di voi, della vostra umanità, della vostra solidarietà, della vostra accoglienza”.
Oltre la crisi umanitaria, c’è quella alimentare, visto che “Russia ed Ucraina sono tra i principali fornitori di cereali a livello globale”.
Per questo “l'indice dei prezzi dei prodotti alimentari è salito nel corso del 2021 e ha toccato a marzo i massimi storici”.
Ancora più allarmante la questione energetica.
“Fin dall'inizio dell'invasione, il Governo si è mosso con convinzione per sostenere l'Ucraina”, ha ricordato Draghi citando le risorse stanziate dal Governo sia per l’assistenza ai profughi che sovvenzionando il governo ucraino per l’emergenza, senza dimenticare il supporto agli stati confinanti come Slovacchia e Moldova.
“Per impedire che la crisi umanitaria continui ad aggravarsi dobbiamo raggiungere il prima possibile un cessate il fuoco e far ripartire con forza i negoziati”, ha sostenuto il premier. “È la posizione dell'Italia ed è un'aspirazione europea, che ho condiviso con il presidente Biden e con i leader politici del Congresso durante la mia recente visita a Washington”.
Incontri, ha aggiunto, “in cui ho riscontrato un apprezzamento universale per la solidità della posizione italiana, fermamente ancorata nel campo transatlantico e nell'Unione europea. Questa posizione ci permette di essere in prima linea, con credibilità, senza ambiguità, nella ricerca della pace. Da questo punto di vista il colloquio del capo del Pentagono Austin con il ministro della difesa russo Shoigu, avvenuto il 13 maggio, rappresenta un segnale incoraggiante. Si tratta della prima telefonata dall'inizio della guerra”.
Ieri, ha ricordato ancora Draghi, la Russia “ha comunicato al nostro ambasciatore a Mosca l'espulsione di 24 diplomatici italiani. È un atto ostile, che ricalca decisioni simili prese nei confronti di altri Paesi europei e che risponde però all'espulsione di diplomatici russi da parte dell'Italia e di altri Stati membri dell'Ue. È essenziale, comunque, mantenere canali di dialogo con la Federazione Russa. È soltanto da questi canali che potrà emergere una soluzione negoziale”.
L'Italia “si muoverà a livello bilaterale e insieme ai partner europei e agli alleati per cercare ogni possibile opportunità di mediazione, ma dovrà essere l'Ucraina e nessun altro a decidere che pace accettare, anche perché una pace che non fosse accettabile da parte dell'Ucraina non sarebbe neanche sostenibile”.
A fine giugno, ha anticipato il Premier, “si terrà il Consiglio europeo in cui affronteremo anche la questione dell'adesione dell'Ucraina all'Ue. Come ho detto in quest'Aula, l'Italia è favorevole al suo ingresso. A inizio luglio sarò ad Ankara per il vertice bilaterale con la Turchia, il primo di questo tipo da dieci anni. In questo incontro discuteremo delle prospettive negoziali e diplomatiche del conflitto e del rafforzamento dei rapporti tra Italia e Turchia”.
“Se oggi possiamo parlare di un tentativo di dialogo, è grazie al fatto che l'Ucraina è riuscita a difendersi in questi mesi di guerra. L'Italia – ha ribadito – continuerà a sostenere il Governo ucraino nei suoi sforzi per respingere l'invasione russa; lo faremo in stretto coordinamento con i nostri partner europei. Ne va non solo della solidità del legame transatlantico, ma anche della lealtà all'Ue”.
Draghi ha quindi ricordato le misure restrittive approvate da Ue e G7 e le loro conseguenze sull’economia russa, spiegando che l’Ue “è al lavoro per un sesto pacchetto di sanzioni che l'Italia sostiene con convinzione. La lista degli interventi prevede misure legate al petrolio, restrizioni per alcuni istituti finanziari e l'ampliamento della lista di individui sanzionati”.
Sul fronte Nato, “il comandante supremo alleato ha rafforzato il livello di risposta lungo il fianco orientale: uno sforzo a cui l'Italia contribuisce con 2.500 unità. Nel medio periodo siamo pronti a rafforzare ulteriormente il nostro contributo in Ungheria e Bulgaria, rispettivamente con 250 e 750 unità, in linea con l'azione dei nostri alleati. Valutiamo infine la possibilità di sostenere la Romania nelle attività di sminamento marittimo del Mar Nero e la Slovacchia nella difesa antiaerea”.
All’indomani del suo incontro con la premier Sanna Marin, Draghi ha ricordato che “Svezia e Finlandia hanno fatto domanda per aderire alla NATO”, richiesta che “l'Italia appoggia con convinzione”. Ma “è necessario affiancare alla NATO una vera e propria difesa comune europea, complementare all'Alleanza atlantica. Il primo passo deve essere la razionalizzazione della spesa militare in Europa, la cui distribuzione è inefficiente”.
“Nel mio recente intervento al Parlamento europeo di Strasburgo ho lanciato la proposta di una conferenza europea che abbia l'obiettivo di iniziare un coordinamento per i nostri investimenti in sicurezza. Migliorare le nostre capacità di difesa non basta per costruire una pace duratura e una coesistenza pacifica”, ha sostenuto Draghi. “Come dichiarato dal presidente Mattarella, nel lungo termine servirà anche uno sforzo creativo per arrivare a una conferenza internazionale sul modello degli Accordi di Helsinki del 1975. Una volta ottenuto il cessate il fuoco e conclusi i negoziati tra Kiev e Mosca, occorrerà costruire un quadro internazionale “rispettoso e condiviso”, per usare le sue parole. Questa conferenza dovrà avere l'obiettivo, come fu per Helsinki, di avvicinare i Paesi che oggi sono distanti e rendere duraturo il processo di distensione. Tra i principi di Helsinki c'erano il rispetto del diritto all'autodeterminazione dei popoli, il non ricorso alla minaccia o all'uso di forza contro l'integrità territoriale e l'indipendenza politica di qualunque Stato: sono valori con cui l'Italia si identifica pienamente e che vogliamo vedere al centro della vita del continente europeo e del mondo”.
Tornando alla crisi energetica, “ci siamo mossi rapidamente per ridurre la quota di gas naturale che importiamo dalla Russia, che nel 2021 è stata circa il 40% del totale. Il nostro obiettivo è non solo incrementare le forniture di gas naturale, che importiamo e di cui abbiamo bisogno come combustibile di transizione - insisto sul concetto di transizione - ma anche investire in questi Paesi per aumentare la produzione di energie rinnovabili. L'intesa che abbiamo firmato ad aprile con l'Algeria, ad esempio, prevede un sostegno allo sviluppo di energia rinnovabile e di tecnologie innovative a basse emissioni di carbonio. Prevede, inoltre, lo sviluppo di progetti di reti di trasmissione dell'energia elettrica in Algeria e di interconnessione elettrica tra l'Algeria e l'Italia”.
Il Governo, ha proseguito, “si è poi mosso con la massima determinazione per eliminare i vincoli burocratici che limitano l'espansione delle rinnovabili in Italia. L'energia rinnovabile resta infatti l'unica strada per affrancarci dalle importazioni di combustibili fossili e per raggiungere un modello di crescita davvero sostenibile. Il Governo continuerà a compiere ogni sforzo per rendere questi investimenti più rapidi, per smontare e distruggere le barriere burocratiche che impediscono gli investimenti. Oggi sono solo quelle”.
Secondo il Governo, l’Italia sarà indipendente dal gas russo “nel secondo semestre del 2024”. Per mitigare gli effetti dei rincari sulle famiglie sono stati stanziati 30 miliardi di euro. La Commissione europea “ha presentato ieri il piano RePower EU, che sarà al centro del prossimo Consiglio europeo straordinario. C'è bisogno di risposte immediate e coraggiose per alleviare l'impatto della crisi sulle nostre economie”.
Per scongiurare la crisi alimentare, a Biden Draghi ha chiesto supporto “per una iniziativa condivisa tra tutte le parti che sblocchi immediatamente i milioni di tonnellate di grano bloccato nei porti del Sud dell'Ucraina. In altre parole, occorre che le navi che portano questo grano siano lasciate passare e se i porti sono stati, come si dice, minati dall'esercito ucraino, siano sminati a questo scopo”.
“Tutte le parti in causa dovrebbero in questo momento aprire una parentesi di collaborazione, per evitare una crisi umanitaria che farebbe morire milioni e milioni di persone nella parte più povera del mondo. L'Italia – ha ricordato ancora il premier – ha promosso un dialogo ministeriale con i Paesi del Mediterraneo, in collaborazione con la FAO, per delineare le misure di intervento nella regione; analoghe iniziative sono state intraprese dalla Francia, dalla Germania e dagli Stati Uniti. Ma forse la cosa più urgente è fare quello che dicevo prima”.
Infine, il grazie al Parlamento, “alla maggioranza e anche alla principale forza di opposizione, per il sostegno che avete dato al Governo nell'affrontare questa crisi. La risoluzione approvata a larghissima maggioranza ha impegnato il Governo, tra l'altro, a sostenere dal punto di vista umanitario, finanziario e militare l'Ucraina, a tenere alta la pressione sulla Russia, anche attraverso sanzioni, a ricercare una soluzione negoziale. Essa ha guidato in modo molto chiaro l'azione di Governo e ha rafforzato la nostra posizione a livello internazionale. Il Governo – ha concluso – intende muoversi e continuare a muoversi nel solco di questa risoluzione”. (aise)