IL CGIE ALLA CAMERA: “NO” AL TAGLIO DEGLI ELETTI ALL’ESTERO

IL CGIE ALLA CAMERA: “NO” AL TAGLIO DEGLI ELETTI ALL’ESTERO

ROMA\ aise\ - Nell’ambito della riforma costituzionale che prevede il taglio dei parlamentari, gli eletti all’estero dovrebbero quantomeno rimanere 18. Questo, in sintesi, quanto ribadito oggi dal segretario generale del Cgie, Michele Schiavone, ascoltato dalla Commissione Affari Costituzionali della Camera dove il testo è ora in seconda lettura. Oltre a Schiavone, è intervenuto a sostegno della posizione del Cgie anche Marco Galdi, professore di Diritto Pubblico all’Università di Salerno. Presenti all’audizione anche i deputati eletti all’estero Nissoli (Fi), Carè, La Marca, Ungaro e Schirò (Pd) e il deputato Donzelli (Fdi).
Introdotto dal presidente di Commissione, Brescia, Schiavone ha spiegato ai deputati il ruolo e le funzioni del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero; quindi, entrando nel merito dell’audizione, il segretario generale ha ricordato che già ora i 12 deputati e i 6 senatori eletti all’estero rappresentano un numero enorme di cittadini iscritti all’Aire – che per altro continuano ad aumentare – molto più di quanto facciano i colleghi eletti in Italia.
Al Parlamento che sta decidendo se ridurre da 630 a 400 i deputati e da 315 a 200 i senatori, Schiavone ha spiegato che tagliare gli eletti all’estero “è una questa proposta soltanto aritmeticamente, ma non democraticamente ipotizzabile. Dal nostro punto di vista è una gravissima lesione del principio di uguaglianza tra i cittadini sancito dall'articolo 3 della Costituzione”; si creerebbe una “profonda discrepanza nel rapporto numerico tra elettori ed eletti” si determinerebbe “un vulnus nell'applicazione dei basilari principi della democrazia, relegando tutti i cittadini residenti fuori dai confini nazionali ad una condizione di inferiorità e marginalità”.
D’altra parte, ha ricordato Schiavone, già i 18 eletti furono frutto di “un compromesso” al ribasso, da subito “il rapporto di rappresentanza fu sbilanciato a danno dei cittadini iscritti all’Aire”. Cittadini che, dal 2006 - anno del primo voto “politico” – sono aumentati del 60%, mentre l’elettorato in Italia continua a diminuire.
Ad oggi, ha ricordato Schiavone, “un deputato eletto in Italia rappresenta 96mila abitanti, un eletto all'estero 400.000; un senatore eletto in Italai rappresenta 192mila abitanti, il collega eletto all'estero 800.000. Se passasse questa lo squilibrio diventerebbe drammatico: un deputato eletto in Italia rappresenterebbe 150.000 abitanti, un eletto all'estero 700.000; un senatore eletto in Italia poco più di 300.000 abitanti, un eletto all'estero 1.400.000”.
Dunque, ha ribadito Schiavone, “persistere in tale progetto significherebbe non soltanto mettere in discussione l'effettività del voto, ma significherebbe anche ledere il diritto primario di cittadinanza dei connazionali che risiedono fuori dall'Italia” cui verrebbe “inviato un messaggio negativo e controproducente”.
“Vorremmo far comprendere che qualsiasi diminuzione dei diritti garantiti ai cittadini in base al luogo di residenza non ha fondamento nella Costituzione”, ha detto ancora Schiavone. La riforma, invece, potrebbe essere “un'occasione per riequilibrare equamente la rappresentanza parlamentare assegnata alla circoscrizione estero, stralciando qualunque ipotesi di riduzione dal numero degli eletti all'estero dalla ridefinizione del numero totale dei parlamentari”.
La proposta del Cgie, quindi, è quella di prevedere 400 deputati più 12 eletti all’estero e 200 senatori più 6 eletti all’estero.
Una proposta sostenuta dal professor Marco Galdi, secondo cui essa “consentirebbe di valorizzare adeguatamente l'apporto che i nostri connazionali - che sempre più numerosi si trasferiscono all'estero - possono dare per il tramite dei propri rappresentanti in seno al Parlamento”.
Escludere gli eletti all’estero dal taglio, ha osservato il docente, non sarebbe un unicum, visto che la proposta di riforma “salva” i 5 senatori a vita di nomina presidenziale, così come il numero dei rappresentanti delle regioni nel collegio chiamato ad eleggere il Presidente della Repubblica. Dunque “anche l'indicazione di 12 Deputati e 6 senatori eletti nella circoscrizione estero può essere conservata, senza per questo alterare eccessivamente il sistema. D'altronde, applicando la riforma proposta, lo squilibrio nella rappresentanza dei cittadini residenti all'estero rispetto a quelli residenti in Italia diventerebbe insostenibile”.
D’accordo con Schiavone, anche Calvi ha sostenuto che “operare un taglio lineare dei parlamentari, a partire dalle previsioni numeriche contenute negli articoli 56 e 57 della Costituzione, non appare coerente con la previsione di cui all'articolo 48 comma 3 della Costituzione, che afferma il principio di effettività del diritto di voto dei cittadini residenti all'estero istituendo a tal fine, così recita letteralmente l'articolo 48 comma 3, la circoscrizione estero”.
Un principio che verrebbe leso dalla drastica riduzione degli eletti, intesi come frutto “delle effettive proiezioni delle intenzioni di voto degli elettori italiani residenti all'estero”. Senza contare, che “la circostanza che gli attuali sistemi proporzionali adottati nella circoscrizione estero, in considerazione delle attività dei candidati, dovrebbero necessariamente trasformarsi in sistemi di tipo maggioritario, con la evidente conseguenza che un numero estremamente consistente di suffragi non risultati utili all'elezione andrebbe disperso”.
Il taglio degli eletti “darebbe un colpo mortale” al voto all’estero. “Si rispetterebbe di più l’articolo 48 della Costituzione qualora la revisione costituzionale in esame valutasse di espungere del tutto il riferimento agli eletti all’estero, in modo da prevedere il loro numero “in aggiunta” a quelli nazionali”.
Calvi ha infine ricordato che anche attraverso il voto gli italiani all’estero “hanno visto rafforzarsi uno stabile legame con l'Italia, alle cui sorti continuano ad essere legati e sentono di poter contribuire da cittadini attivi”.
Nel dibattito sono intervenuti anche gli eletti all’estero.
Eletta in Centro e Nord America, Nissoli (Fi) ha sostenuto che la riforma “sembra frutto di una fretta di cambiare senza entrare nel merito delle questioni, piuttosto che di una volontà riformatrice”. Gli iscritti all’Aire “sono più di 5 milioni, una regione grande come il Lazio, che invece ha solo 12 Deputati e 6 senatori. Ora la riforma vorrebbe che i rappresentanti si riducessero a 8 Deputati e 4 senatori, cosa che renderebbe impossibile garantire una rappresentanza territoriale. Quindi di fronte a un elettorato che è cresciuto del 56% dal momento che è stato introdotto il voto all'estero, noi non solo non aumentiamo la rappresentanza, ma la diminuiamo. Come dire ai cittadini che vanno all'estero: Attenzione, se vai all'estero la tua cittadinanza vale la metà! E questo accade proprio mentre gli iscritti all’Aire aumentano: un controsenso che spero questo Parlamento non porterà avanti. Se così fosse, faremo dei residenti all'estero cittadini di serie B e degli eletti all'estero una pura rappresentanza scenografica, tipo quella nel Parlamento iraniano dove le minoranze religiose hanno diritto ad un solo rappresentante, uno per gli ebrei e uno per i cristiani. A quel punto forse – ha concluso Nissoli – sarebbe meglio eliminare la quota degli eletti all'estero e potenziare il Cgie. Ma sarebbe la fine di una scommessa innovativa e di modernizzazione del Sistema Italia in cui le esperienze all'estero si potevano innestare nel tessuto politico italiano. Sarebbe un vero peccato, un vero tradimento del grande progetto di inclusione degli italiani all'estero realizzato con la riforma dell'articolo 48 comma 3 della Costituzione”.
Molto duro anche l’intervento di La Marca (Pd), secondo cui “questo è il primo passo per tagliare del tutto la nostra rappresentanza all'estero. C’è una profonda mancanza di rispetto nei confronti degli italiani nel mondo. Noi siamo profondamente contrari a questo taglio, l'abbiamo manifestato pubblicamente e continueremo a farlo. Così come continueremo a portare avanti questa battaglia, perché per quanto ci riguarda è incostituzionale”.
Sulla costituzionalità della riforma si è interrogato anche Ungaro (Pd) che ha chiesto chiarimenti a Calvi: “visti i numeri è come se, già adesso, un voto di un italiano in Italia valesse due volte il voto di un italiano all'estero. Dopo i tagli la proporzione sarebbe di 1 a 4”. Una sorta di cittadinanza differenziata, che, ha chiesto Ungaro, potrebbe essere considerata incostituzionale?
Di export e del peso degli italiani all’estero ha parlato Carè (Pd) che ha chiesto a Schiavone quale sia, oggi, la percezione all’estero sulla riforma costituzionale.
Per Donzelli (Fdi) il taglio degli eletti all’estero andrebbe scongiurato, ma si dovrebbe pensare ad una riforma del sistema di voto.
Da parlamentare nata ed eletta in Germania, Schirò (Pd) si è detta “molto arrabbiata” perché “già adesso noi parlamentari abbiamo problemi ad ascoltare e portare qui tutte le preoccupazioni e tutti i problemi degli italiani all'estero. Se si riduce il numero dei parlamentari, con i consolati che fanno fatica a fornire servizi, chi si dovrebbe occupare dei connazionali? Significa forse che all’Italia non interessa cosa succede con ai suoi figli all'estero? Che diciamo a queste persone: “arrangiatevi”? Ridurre gli eletti – anche per Schirò – è solo fare il primo passo per poi tagliare tutta la rappresentanza”.
Rispondendo ad Ungaro, il professor Galdi ha escluso che la riforma possa essere tacciata di incostituzionalità, certamente, ha concesso, “l'articolo 48 rimarrebbe nella Costituzione e quindi potrebbe costituire un punto di riferimento, un parametro di valutazione di questa riforma. Però dire che sia incostituzionale francamente non credo”.
Spiegato a Carè che “già 25 anni fa il Cnel stimava nell’8% gli effetti produttivi degli italiani all’estero sulle finanze del Paese”, Schiavone ha ricordato a Donzelli che la circoscrizione estero rispondeva anche all’esigenza di “non riversare nei collegi italiani i voti di milioni di italiani all’estero che avrebbero potuto stravolgere le scelte locali”. Una scelta, ha sottolineato il segretario generale del Cgie, “che non fu fatto per il referendum”, a significare che c’era una “considerazione di carattere giuridico” diversa. Insomma, la circoscrizione estero “è stata “aggiunta” alla mappa dei collegi elettorali in Italia”, dunque gli eletti all’estero possono essere “aggiunti” al numero degli eletti in Italia, per avere quindi 412 deputati (400 eletti in Italia + 12 all’estero) e 206 senatori (200 eletti in Italia + 6).
“Ci auguriamo – ha concluso Schiavone – che su questa questione gli italiani all'estero non vengano trattati in maniera impari rispetto ai cittadini italiani. A nome di tutti gli italiani nel mondo vi chiedo rispetto”. (m.cipollone\aise) 

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