Mattarella: Africa ed Europa promotrici di un rinnovato multilateralismo

ROMA\ aise\ - “A voi tutti esprimo il benvenuto della Repubblica Italiana qui a Roma in occasione della terza Conferenza ministeriale Italia – Africa. Sono trascorsi tre anni dall’ultima edizione, e il contesto in cui ci si riunisce è profondamente mutato, segnato dalla cesura operata dall’emergenza sanitaria che si è abbattuta sul pianeta”. Così il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che questa mattina ha aperto “Incontri con l’Africa”, terza edizione della Conferenza Ministeriale Italia – Africa che fino a domani riunisce a Roma le delegazioni di circa 50 Paesi africani, i rappresentanti dell’Unione Africana e delle altre principali Organizzazioni Regionali africane, oltre a personalità istituzionali italiane, rappresentanti del mondo economico, imprenditoriale, accademico e del terzo settore.
Quest’anno, l’appuntamento si inserisce nel quadro della Presidenza italiana del G20 e sarà incentrato sui suoi tre pilastri, “People, Planet, Prosperity”, collegandosi anche al partenariato con il Regno Unito per la COP26.
Sfide comuni ci interpellano, e richiedono un impegno comune, a partire dall’emergenza sanitaria”, ha proseguito il Capo dello Stato, sostenendo che “se pur ci stiamo lasciando alle spalle – come speriamo - il periodo più buio, molto resta ancora da fare”, a cominciare proprio dall’Africa che “ospita il 17% della popolazione mondiale”, ma che ha ricevuto “soltanto il 2% della produzione mondiale di vaccini”. Bene, dunque, la donazione di 450 milioni di dosi condivise dall’Ue a beneficio dei Paesi africani ma, ha sottolineato il Presidente, “la vera risposta sta nel favorire lo sviluppo di un’industria farmaceutica africana, che consenta di mettere a valore le capacità di innovazione e l’esperienza dei ricercatori locali. In questo senso va l’iniziativa europea, pienamente sostenuta dall’Italia, di investire un miliardo di euro per stimolare la produzione di vaccini nel continente africano”.
“Nessuno – ha ribadito – potrà dire di essere fuori dalla pandemia sino a quando non ne saremo tutti fuori. E questo vale particolarmente per due continenti così vicini e così legati come Africa ed Europa, così prossimi da costituire un’unica regione, unita piuttosto che separata dal Mediterraneo”.
Quanto alla “lotta senza quartiere al terrorismo e a tutti i fondamentalismi, che continuano a rappresentare una minaccia per i nostri continenti, per i nostri valori, per i nostri popoli” gli africani “sono in prima linea in questo fronte. Dal Sahel alla regione dei Grandi Laghi, dalla Somalia al Mozambico, milioni di donne e uomini sono oppressi da formazioni terroristiche. Migliaia di militari e civili, nelle numerose missioni dell’Unione Africana e delle varie Organizzazioni regionali cercano di opporsi. L’Europa e l’Italia – ha assicurato il Capo dello Stato – continueranno a restare al fianco dei Paesi più esposti alla minaccia fondamentalista”.
Ma la sfida “più grande e impegnativa per l’umanità” è quella “del cambiamento climatico. Si tratta di una drammatica realtà, di cui i popoli dell’Africa hanno esperienza diretta già da decenni”.
“Come ha recentemente ricordato Vanessa Nakate a Milano, nonostante l’intero continente sia responsabile di appena il 3% delle emissioni globali, si trova ad essere vittima di una percentuale ben più consistente delle conseguenze avverse dei cambiamenti climatici: dalla desertificazione ad apocalittiche inondazioni, alla allarmante riduzione del terreno coltivabile, con le gravi conseguenze sull’alimentazione”, ha ricordato Mattarella. “Nel contrasto ai cambiamenti climatici non è più tempo di ambiguità e di distinguo. Occorre agire subito per non pregiudicare definitivamente qualità di vita e sopravvivenza delle future generazioni. Al riguardo dobbiamo garantire il massimo sforzo per raggiungere e superare gli obiettivi di riduzione delle emissioni nocive che da Kyoto a Parigi abbiamo collettivamente assunto”.
La prossima COP26 “rappresenterà uno spartiacque, ne dobbiamo tutti essere consapevoli. Sui Paesi di vecchia e nuova industrializzazione ricadono le maggiori responsabilità. Non è ammesso distrarsi. Il continente africano è chiamato a far sentire alta la sua voce e non soltanto perché è in prima linea nel fronteggiarne gli effetti”.
L’Africa “detiene chiavi essenziali per il successo delle strategie di de-carbonizzazione del pianeta: dal possibile sfruttamento del Sahara e delle altre aree desertiche per la produzione di energia rinnovabile, alla preservazione di quello che lo storico e geografo Joseph Ki-Zerbo ha chiamato con termine evocativo il “deserto verde” della foresta africana, prezioso patrimonio per l’intera umanità. La produzione di energia pulita e la sua efficace distribuzione sono fondamentali per lo sviluppo dell’Africa. La transizione energetica, con la sua enfasi sulle energie rinnovabili e sull’economia circolare, apre nuovi e promettenti orizzonti di collaborazione per i nostri continenti. Dai grandi progetti per l’utilizzo dell’energia solare ed eolica, all’agricoltura 4.0, fino alla produzione di idrogeno verde, le potenzialità per la cooperazione fra Africa e Europa sono numerose e tutte altamente promettenti”.
A queste, ha ricordato ancora Mattarella, “si aggiunge l’ampia disponibilità di terre rare e di altre risorse strategiche necessarie per realizzare batterie e microchip, che rappresentano ciò che all’inizio del secolo scorso erano il carbone e l’acciaio. E se l’Europa ha compiuto grandi e gravi errori nel considerare l’Africa come mera fonte di risorse, oggi è finalmente la stagione di una leale cooperazione, nella quale i problemi principali toccano tutti, e le soluzioni hanno bisogno del contributo di ciascuno”.
“La chiave di un successo, che per essere durevole non potrà che essere comune, sta nel rafforzare la consapevolezza della complementarietà fra Africa ed Europa, complementarietà che un frangente storico così complesso rende ancora più evidente”, ha annotato il Presidente sostenendo che “il continente africano rappresenta il partner naturale per l’Unione Europea: l’altra faccia di una stessa medaglia. Abbiamo bisogno gli uni degli altri. Non comprenderlo adesso ci porterebbe a constatare, fra qualche anno, di essere stati silenziosamente, ma inesorabilmente, relegati alla periferia del pianeta. Al contrario, africani ed europei, insieme, possono fare dei due continenti una vasta e integrata regione, stabile politicamente, dinamica economicamente e vibrante culturalmente. Una regione dove in totale vivono oltre un miliardo e mezzo di persone che producono un Prodotto Interno Lordo pari a quindicimila miliardi di Euro. Un’area al centro delle dinamiche globali”.
Africa ed Europa, ha rimarcato Mattarella, “con le loro rispettive esperienze, storicamente uniche, di integrazione continentale, sono chiamate a farsi promotrici di un rinnovato multilateralismo, forti di un condiviso “umanesimo”, con al centro dell’azione politica, a livello nazionale e internazionale, l’uomo e la sua aspirazione a vivere con dignità in società più eque, più inclusive, più sostenibili”. Si tratta di “passare alla elaborazione di un ambizioso progetto comune”, e in questo senso “il Summit fra Unione Africana e Unione Europea che si terrà il prossimo anno deve rappresentare l’occasione per tracciare un sentiero comune, da percorrere assieme, per permettere al partenariato euro-africano di compiere un vero e proprio salto di qualità e per costruire in prospettiva una regione economicamente integrata nel segno della green economy”.
La sfida “riguarda la possibilità di una trasformazione epocale, che consentirà di creare nuove opportunità economiche per le decine di milioni di giovani africani che, da qui al 2050, quando la popolazione dell’Africa supererà i due miliardi di abitanti, si affacceranno sul mercato del lavoro”. Un modello di crescita “endogeno e integrato, rispettoso dell’ambiente e delle persone, rappresenta la migliore risposta a incontrollati e spesso rovinosi fenomeni migratori che, se nell’immediato possono apparire tormentati e fragili rimedi nei confronti di una pressione demografica in crescita impetuosa e offrono, con le rimesse di emigranti, un contributo finanziario ai Paesi d’origine, nel lungo periodo privano questi di loro importanti energie, finendo per incidere negativamente sulle loro possibilità di sviluppo”.
Anche in tale ambito “Europa e Africa sono chiamate a fare di più, nel segno di una collaborazione aperta, efficace, sincera, laddove le posizioni siano distanti, ma sempre rispettosa e costruttiva. Il fenomeno migratorio deve essere governato a vantaggio di tutti. Diversamente ne saranno travolti, insieme, le ragioni dell’umanità e gli ordinamenti statali”.
L’Italia “legata all’Africa da vincoli profondi, si rivolge a voi come a Paesi amici, con i quali cogliere insieme le opportunità di sviluppo congiunto, nel quadro di un partenariato sempre più stretto fra le due sponde del Mediterraneo. Un’attenzione, la nostra, che si è nutrita anche di indicazioni concrete, dai vaccini alla promozione di iniziative per l’alleggerimento dell’onere del debito”, ha aggiunto il Presidente che ha quindi citato la “continuità delle nostre relazioni”, ma anche gli “oltre 27 miliardi di dollari di investimenti diretti” dell’Italia in Africa.
Mattarella si è quindi detto “fiducioso che la vostra presenza qui, insieme a quella di importanti gruppi privati e di organizzazioni attive nei campi dell’energia, dell’ambiente e della finanza consentirà di dare vita a quei partenariati tra pubblico e privato necessari a gettare i semi di un futuro di prosperità e di progresso, nel segno di quella transizione ecologica che costituisce ormai un imperativo sempre più impellente per l’intera umanità”.
“Ci deve muovere un acuto senso di urgenza. Perché il tempo dell’Africa è adesso”, ha sottolineato. “Ed è interesse comune che il continente possa riprendere convintamente il cammino della crescita, avvalendosi delle straordinarie energie dei giovani africani, della loro capacità di creare innovazione e valore”.
L’Italia farà la sua parte, come dimostrato anche “dal rafforzamento della nostra rete diplomatica, con l’apertura di nuove Sedi in diverse capitali africane”.
“Mi sia concesso un breve momento per ricordare i tanti italiani - donne e uomini, diplomatici e militari, volontari e missionari - che operano quotidianamente nel continente africano, simbolo di una cooperazione spontanea e solidale tra popoli. Desidero in particolare rivolgere un pensiero alla memoria dell’Ambasciatore Luca Attanasio, del Carabiniere Vito Iacovacci e dell’autista Mustapha Milambo, che hanno perduto la vita lo scorso febbraio mentre compivano una missione umanitaria nella regione dei Grandi Laghi. Permettetemi altresì di esprimere riconoscenza per l’apporto delle comunità africane residenti in Italia alla nostra cultura, alla nostra società e alla nostra economia. La loro presenza – ha rimarcato concludendo – offre un contributo essenziale all’approfondimento dei legami che ci uniscono. “Incontri con l’Africa” intende essere una piattaforma di incontro tra le molte voci che arricchiscono il dialogo tra l’Italia e i popoli africani, per un futuro migliore per le nuove generazioni”. (aise)