MUTILAZIONI GENITALI FEMMINILI: TOLLERANZA ZERO

MUTILAZIONI GENITALI FEMMINILI: TOLLERANZA ZERO

ROMA\ aise\ - Mary Oloiparuni aveva 13 anni quando è stata mutilata. Rinchiusa in una stanza a casa sua, la mattina presto, è stata mutilata, ha sanguinato abbondantemente e provato un dolore enorme. Le cicatrici che porta continuano a causarle dolore ancora oggi, 19 anni dopo, e hanno reso ogni parto dei suoi 5 figli un’esperienza straziante. Oggi, nel mondo, almeno 200 milioni di donne e ragazze sono state sottoposte a mutilazioni genitali femminili, subendo uno degli atti di violenza di genere più disumani al mondo.
Altri 68 milioni di ragazze subiranno mutilazioni genitali femminili entro il 2030 senza una forte accelerazione nell’azione per porre fine a questa pratica. È l’allarme che UNICEF, UNFPA e UN Women lanciano insieme oggi, 6 febbraio, in occasione della Giornata internazionale di Tolleranza zero alle Mutilazioni Genitali Femminili (FGM).
Più di 20 milioni di donne e ragazze in 7 Paesi (Egitto, Sudan, Guinea, Djibouti, Kenya, Yemen e Nigeria) sono state sottoposte a questa pratica per mano di un operatore sanitario. Renderla una pratica medica non significa che sia più sicura, perché si tratta ancora di rimuovere e danneggiare tessuti sani e normali e interferisce con le funzioni naturali del corpo di una donna o ragazza.
Attraverso il programma congiunto UNFPA e UNICEF sulle Mutilazioni Genitali Femminili dal 2014 al 2017, il numero di mutilazioni genitali femminili sulle ragazze tra i 15 e i 19 anni è diminuito in 10 Paesi sui 17 supporti dal programma. Inoltre dal 2008 al 2017, oltre 34,6 milioni di individui hanno dichiarato pubblicamente di aver abbandonato le mutilazioni genitali femminili in più di 21.000 comunità. Sempre grazie all’impegno INFPA-UNICEF, tra il 2014 e il 2017 circa 3,3 milioni di donne e ragazze hanno avuto accesso a servizi di protezione, prevenzione e cura in 16 Paesi (Burkina Faso, Djibouti, Egitto, Eritrea, Etiopia, Gambia, Guinea, Guinea Bissau, Kenya, Mali, Mauritania, Nigeria, Senegal, Somalia, Sudan e Uganda); mentre 13 Paesi (Burkina Faso, Djibouti, Egitto, Eritrea, Etiopia, Gambia, Guinea, Guinea Bissau, Kenya, Mauritania, Nigeria, Senegal e Uganda) su 17 supportati dal programma hanno leggi che vietano le Mutilazioni Genitali Femminili. Leggi di questo tipo sono imminenti in altri 3 Paesi.
Nella Giornata Internazionale di Tolleranza Zero alle Mutilazioni Genitali Femminili, UNICEF, UNFPA e UN Women riaffermano il loro impegno a porre fine a questa violazione dei diritti umani, così che decine di milioni di ragazze che oggi rischiano di essere mutilate entro il 2030 non subiscano le stesse sofferenze di Mary.
"Questo impegno", spiegano le direttrici generali di UNFPA, Natalia Kanem, UNICEF, Henrietta H. Fore, e UN Women, Phumzile Mlambo-Ngcuka, "è importante perché le mutilazioni genitali femminili causano conseguenze fisiche, psicologiche e sociali di lungo periodo. Violano i diritti delle donne alla salute sessuale e riproduttiva, all’integrità fisica, alla non discriminazione e alla libertà da trattamenti crudeli e umilianti. Rappresentano anche una violazione dell’etica medica: le mutilazioni genitali femminili non sono mai sicure, non importa chi le pratichi e quanto sia pulito il luogo in cui vengono effettuate".
"Dato che la mutilazione genitale femminile è una forma di violenza di genere", spiegano Kanem, Fore e Mlambo-Ngcuka, "non possiamo dare una risposta in modo isolato rispetto alle altre forme di violenza contro donne e ragazze o altre pratiche come i matrimoni precoci o forzati. Per porre fine alle mutilazioni genitali femminili, dobbiamo affrontare il problema della disuguaglianza di genere alla radice e lavorare per l’empowerment sociale ed economico delle donne".
Nel 2015, i leader del mondo hanno appoggiato massicciamente l’eliminazione delle mutilazioni genitali femminili come uno degli obiettivi dell’Agenda di Sviluppo Sostenibile 2030. "È un obiettivo raggiungibile e dobbiamo agire adesso per tradurre questo impegno politico in azioni concrete".
A livello nazionale, osservano i direttori generali delle tre agenzie ONU, "abbiamo bisogno di nuove politiche e leggi che proteggano i diritti delle ragazze e delle donne a vivere libere da violenza e discriminazione. I governi nei Paesi in cui le mutilazioni genitali femminili sono ancora diffuse dovrebbero anche sviluppare piani di azione nazionali per porre fine a questa pratica. Per essere effettivi, i loro piani dovrebbero includere risorse di bilancio dedicate a servizi per la salute sessuale e riproduttiva, l’istruzione, il welfare sociale e servizi legali. A livello regionale, abbiamo bisogno che le istituzioni e le comunità economiche collaborino, prevenendo lo spostamento di donne e ragazze con lo scopo di raggiungere Paesi con leggi meno restrittive sulle mutilazioni genitali femminili. A livello locale, c’è bisogno di leader religiosi che smontino il mito secondo cui le mutilazioni genitali femminili abbiano una base religiosa. Dato che le pressioni sociali spesso sostengono la pratica, gli individui e le famiglie hanno bisogno di maggiori informazioni sui benefici dell’abbandono".
"Impegni pubblici di abbandono delle mutilazioni genitali femminili, in particolare quelli di comunità intere, sono un modello concreto di impegno collettivo", sottolineano Kanem, Fore e Mlambo-Ngcuka. "Ma l’impegno pubblico", aggiungono, "deve essere abbinato a strategie comprensive per contrastare le norme sociali, le pratiche e i comportamenti che giustificano le mutilazioni genitali femminili. Testimonianze di sopravvissute come Mary aiutano a comprendere la triste realtà di questa pratica e l’impatto di lungo periodo sulla vita delle donne. Campagne di advocacy e social media possono amplificare il messaggio secondo cui porre fine alle mutilazioni genitali femminili salva e migliora le vite".
"Grazie all’azione collettiva di governi, società civile, comunità e individui, le mutilazioni genitali femminili sono in declino. Ma non puntiamo a un minor numero di casi per questa pratica, noi", concludono Natalia Kanem, Henrietta H. Fore e Phumzile Mlambo-Ngcuka, "vogliamo arrivare a zero". (aise)


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