Via libera alla NaDef/ Draghi: fiducia nell’Italia

ROMA\ aise\ - Via libera del Consiglio dei Ministri alla Nadef, la Nota di Aggiornamento del Documento di Economia e Finanza. Ad illustrare numeri e percentuali, oggi pomeriggio, sono stati il Premier Mario Draghi e il Ministro Daniele Franco.
Prima di elencare cifre, però, Draghi ha voluto esprimere il “sentito cordoglio del Governo e mio per i morti sul lavoro che ieri e oggi hanno funestato l’Italia”. Dieci lavoratori - 6 ieri 4 oggi – sono morti in diverse parti del Paese: una “strage che continua ogni giorno”, ha detto il premier annunciando “provvedimenti immediati” che il Governo presenterà la prossima settimana, cui seguirà un piano “più ampio e strutturale” che sciolga i “nodi irrisolti e le debolezze del sistema”.
Tra le strade indicate dal Governo “pene più severe e immediate” per chi non rispetta le regole e “collaborazione all’interno dell’azienda per individuare debolezze sulla sicurezza del lavoro, senza nessuna responsabilità aggiuntiva per i lavoratori”, ha precisato il Presidente del Consiglio, che collaboreranno a monitorare la situazione dall’interno.
Passando alla Nadef, il documento che contiene le previsioni del Governo sull’andamento dell’economia e della finanza pubblica, Draghi ha sostenuto che “il quadro economico è di gran lunga migliore di quello che pensavamo a primavera”, quando, cioè, è stato approvato il Def: “la crescita per il 2021 è del 6% invece del 4,5%; il deficit rispetto al Pil è più basso: 9,4% invece di 11,8% ed è in calo rispetto al 2020. Anche il debito pubblico è in lieve discesa: questa – ha sottolineato – è la prima conferma che dal problema del debito pubblico si esce prima di tutto con la crescita”. Dunque, “nella selezione delle misure nella Legge di bilancio dobbiamo stare attenti a quali contribuiscono ad una crescita equa, sostenibile e duratura e quali, invece, sono indifferenti”.
Ora “c’è fiducia nell’Italia, tra gli italiani e del resto del mondo verso l’Italia”, ha proseguito il Premier.
Lo confermano anche le previsioni sugli investimenti che secondo il Governo aumenteranno del 15,5% nel 21, del 6,8% nel 22. “Considerando che nel 2020 sono scesi del 9,2%, il rimbalzo recupera tutto ciò che era perso e anche di più”.
La “sfida più importante” ha ribadito il Premier è “rendere la crescita equa e sostenibile anche duratura e strutturale, a tassi di crescita più alti di quelli pre-pandemia, che erano molto bassi”.
Dunque “la legge di bilancio che presenteremo tra poche settimane rimarrà espansiva. Quale ingrediente ambientale ha favorito la ripresa dell’economia italiana? La vaccinazione, il fatto che si possa lavorare con tranquillità, andare in giro, a scuola. Dobbiamo proteggere questa crescita e fare di tutto per affrontare un’eventuale recrudescenza della pandemia senza ospedalizzazioni diffuse”.
Nel Cdm sono stati trattati anche altri dossier: confermata la candidatura di Roma ad Expo 2030 e la bonifica di Bagnoli, a Napoli, attesa da 30 anni. Sul fronte internazionale, Draghi ha annunciato che il 12 ottobre si terrà il vertice G20 sull’Afghanistan.
La parola è quindi passata al Ministro Franco che è entrato più nel dettaglio.
La NaDef è il “secondo appuntamento annuale nella definizione della politica di bilancio, dopo il Def di aprile, che illustra lo stato dell’economia e della finanza; la nota di aggiornamento, aggiorna appunto il Def. In genere i cambiamenti non sono rilevanti, se non in anni eccezionali come questo”. In questa NaDef, quindi, “vi sono molti cambiamenti rispetto ad aprile”.
Nel 2021 “si prevedeva una crescita del Pil del 4,5, l’attuale reca una previsione del 6%. Tutte le stime sull’andamento dell’economia italiana sono al rialzo. Il primo semestre si è chiuso molto bene: la crescita acquisita era già al 4,9; per il trimestre che si chiude in questi giorni c’è un ulteriore recupero con una crescita del 2% sul secondo trimestre”.
Se nel 2020 la flessione del Pil è stata del 9% “nel 2021 ne recuperiamo i due terzi” grazie “all’economia internazionale, alle nostre esportazioni molto dinamiche, all’effetto delle misure di sostegno all’economia prese in ambito internazionale ed europeo, e a quelle di questo governo e del precedente”.
C’è un “forte miglioramento del clima di fiducia delle imprese e delle famiglie, e del quadro sanitario”, ha aggiunto Franco, spiegando che la NaDef “è costruita sullo scenario che da qui al 2022 non vi siano ulteriori restrizioni di rilievo all’attività economica e sociale”.
Quanto all’andamento del mercato del lavoro, il Ministro ha confermato che “a luglio c’è stato un aumento del 2,5% rispetto a gennaio”. Certo “il livello occupazionale è ancora inferiore ai livelli pre-crisi, ma sono stati fatti progressi significativi”.
Sul fronte della finanza pubblica 2021, nel Def “il disavanzo era previsto all’11,8%, mentre nella NaDef al 9,4 perché l’andamento dell’economia è migliore delle attese; varie entrate fiscali sono state più alte del previsto e alcune spese inferiori alle attese”.
La flessione del rapporto tra debito pubblico e Pil, ha aggiunto Franco, “nel 2020 era 155,6% del Pil; adesso ci aspettiamo scenda al 153,5%, mentre nel Def ci aspettavamo un aumento”.
È la “iniziale flessione dopo il picco dell’anno scorso” dovuta “alla crescita reale e all’inflazione più alta del previsto” oltre che “al deficit più basso”.
Per il 2022, sia Def che NaDef “sono costruiti sulla base di uno scenario “tendenziale” di economia e finanza in assenza di interventi di politica economica. Il pil salirà del 4,2%, leggermente inferiore a quanto previsto dal Def (4,8) perché pensiamo che la concentrazione delle riaperture quest’anno e la conseguente forte crescita “spiazzi” quella dell’anno prossimo; nel 2023 sarà del 2,6 e dell’1,9 nel 24”.
L’1,9%, ha spiegato ancora Franco, “se confrontato con la crescita degli ultimi 25 anni vuol dire che, in questo scenario, l’Italia si muove su un sentiero più “elevato” rispetto al passato”. Ovviamente “nelle previsioni teniamo conto del Pnrr”.
Una eventuale ripresa della pandemia “rallenterebbe la crescita ovunque”, ma “la liquidità accumulata dagli italiani e dalle imprese assicurerà l’impulso alla domanda di consumi e investimenti”. Dunque per Franco, quello immaginato è uno “scenario bilanciato e ragionevole”.
Scenario che comprende anche il disavanzo delle Pubbliche Amministrazioni, valore che dovrebbe scendere del 4,4 nel 2022, del 2,4 nel 2023 e del 2,1 nel 2024 “riflettendo l’andamento della crescita e il minor deficit di partenza di quest’anno”, ha spiegato il Ministro, precisando che, comunque, si tratta di “valori molto più bassi di quelli previsti nel Def”.
Il Governo “intende utilizzare parte di questo miglioramento dei conti per interventi di politica economica, che saranno definiti nelle prossime settimane e si concretizzeranno nella Legge di bilancio”.
Legge che “resterà espansiva fino al recupero della caduta del Pil subita nel 2020 e della mancata crescita rispetto al Pil del 2019, cioè pre covid; nel 2022 e 2023 verrà attuata una politica di bilancio espansiva, per accelerare l’economia e porre le basi per un tasso di crescita stabilmente più elevato degli scorsi decenni”.
Per farlo servirà “un forte aumento degli investimenti pubblici e privati e attuare le riforme previste nel Pnrr”. Poi, dal 2024 la politica di bilancio “dovrà gradualmente diventare più neutrale, ridurre il disavanzo strutturale e puntare ad un debito che torni a livello pre crisi nel 2030”.
Quanto al disavanzo, gli obiettivi sono “per il 2022 al 5,6%, per il 2023 al 3,9% e per il 2024 al 3,3%”. In questo modo “si libera ogni anno un punto di Pil – cioè circa 19 miliardi - per interventi da definire in bilancio”.
“Cosa faremo con queste risorse? Gestiremo gli effetti residui della pandemia – ha spiegato Franco - sia sotto il profilo sanitario – perché dovremo continuare ad acquistare vaccini – che sotto il profilo economico e sociale perchè non tutti settori da gennaio saranno usciti dalla fase che viviamo”. Inoltre dovranno essere “finanziate le politiche invariate, rinnovare le misure di politica economica e di rilievo sociale - fondi di garanzia, incentivi per l’efficienza energetica – gli investimenti innovativi, la riforma degli ammortizzatori sociali e avviare i primi passi sugli sgravi fiscali”.
Quanto al rapporto debito/pil “scenderebbe dal 153.5 di quest’anno al 146% del 2024”. Il debito pubblico rappresenta “una questione cruciale, va ridotto, e la crescita in questo è lo strumento principe”. Il “vantaggio” ora è di “avere un costo medio del debito che continua a ridursi. E questo ridurrà per un po’ quanto spenderemo per gli interessi”.
Dunque, ha concluso Franco, il Governo si aspetta “una ripresa nel 2021, che continui nel 2022, con tassi che resteranno significativi nel 2023 e nel 2024”, anni che “saranno il vero test per la nostra politica economica”. (m.c.\aise)