“WHAT WE WANT”: FRANCESCO JODICE A LISBONA

“WHAT WE WANT”: FRANCESCO JODICE A LISBONA

Francesco Jodice, What We Want, Tokyo, T5, 2008

LISBONA\ aise\ - Mercoledì 28 ottobre l’Istituto Italiano di Cultura di Lisbona inaugura la mostra di arte contemporanea “What We Want” del fotografo e artista italiano Francesco Jodice, figlio dell'altro grande fotografo Mimmo.
L'esposizione è organizzata in collaborazione con il Museo Nazionale delle Carrozze di Lisbona e sarà visitabile fino al 3 gennaio 2021, grazie anche all'appoggio della Galleria Umberto di Marino di Napoli.
“What We Want” è il titolo di uno dei principali progetti di Jodice che inizia nel 1995 e continua ancora oggi con l’obiettivo di immortalare il cambiamento del paesaggio visto come proiezione dei desideri collettivi della società attuale. Nelle sue opere, Jodice coglie l’essenza di contesti urbani e sociali di circa 180 metropoli in cinque continenti.
In mostra a Lisbona viene esposta una selezione significativa di venti luoghi, insieme alla proiezione del primo film del 2006, della trilogia “Citytellers”, incentrato sulle nuove forme di urbanesimo e dedicato a São Paulo, in Brasile.
Il percorso espositivo, curato da Angela Tecce, storica dell’arte e membro del Comitato scientifico della Collezione Farnesina, ed allestito dall’architetto Nadir Bonaccorso, si propone di rappresentare, alternando l’uso di diversi linguaggi (foto, video e installazione), l’idea di bellezza nell’era della globalizzazione.
Come evidenziato dalla curatrice, la figura umana appare in secondo piano, “non ci sono volti che ci suggeriscano un sentimento, ciò che proviamo di fronte a queste fotografie non nasce dalla compartecipazione ma da un atto razionale, dalla presa di coscienza di quanto sta accadendo dovunque intorno a noi, in questo preciso momento, e di quanto questo peserà nel nostro futuro”.
“Il progetto appare come una sorta di archivio monumentale che continua a raccontarci le storie che stanno avvenendo attorno a noi”, spiega Francesco Jodice. “Naturalmente, nell’arco del tempo, ha subito le conseguenze dei grandi eventi storici. L’opera, mai in modo reportagistico, quindi diretto, ma in modo laterale, affronta i grandi temi della nostra storia”.
Jodice usa la ricerca artistica per indagare e rappresentare i mutamenti del paesaggio sociale contemporaneo e i fenomeni di antropologia urbana. I suoi lavori, in costante aggiornamento, mirano alla costruzione di un legame estetico tra arte e geopolitica, proponendo la fotografia e il video come strumenti poetici di rappresentazione e analisi di quei meccanismi che trasformano le metropoli nel mondo: nuove forme di schiavitù, tragedie naturali o politiche.
Le immagini in mostra verranno accompagnate da una performance in cui l’artista, tramite un processo educativo ed artistico, coinvolge ragazzi preadolescenti a ricopiare a matita i testi di presentazione delle opere, da lui scritti prima di fotografare. I giovani, verranno invitati a trascrivere i testi senza correggere o cancellare gli eventuali errori, “in modo da rendere la nuova generazione cosciente di quanto sia grande, vario e contraddittorio il mondo che l’aspetta”, come afferma Angela Tecce.
In questa mostra, che si apre con la mappa dei luoghi toccati da Jodice, il visitatore rivive il viaggio personalissimo dell’autore riflettendo sul ruolo sia artistico sia sociale della fotografia e di come questa, insieme ad altre tecniche, “sia in grado di restituirci l’osservazione delle cose del mondo”, afferma Jodice.
Nato a Napoli nel 1967, Francesco Jodice vive attualmente a Milano dove insegna al Biennio di Arti Visive e Studi Curatoriali e al Master in Photography and Visual Design presso NABA – Nuova Accademia di Belle Arti di Milano. È stato tra i fondatori dei collettivi Multiplicity e Zapruder e le sue opere hanno fatto parte di grandi mostre collettive come Documenta, la Biennale di Venezia, la Biennale di São Paulo, la Triennale dell’ICP di New York, la seconda Biennale di Yinchuan. L’artista, inoltre, ha esposto al Castello di Rivoli (Torino), alla Tate Modern (Londra) e al Prado (Madrid).
Tra i progetti principali realizzati si segnalano l’archivio di pedinamenti urbani The Secret Traces e la trilogia di film sulle nuove forme di urbanesimo Citytellers. I suoi lavori più recenti – Atlante, American Recordings, West e Rivoluzioni – esplorano i possibili scenari futuri dell’Occidente. (aise)


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