Mattarella ai giovani: l’Europa siete voi

ROMA\ aise\ - “L’Europa siete voi. Siete una generazione nata con un’Unione europea affermata, consolidata, in piena attività. Siete persone che condividono valori e convinzioni con i vostri coetanei di ogni altra parte dell’Unione; siete disposti a viaggiare, a spostarvi, anche eventualmente a vivere in altre parti dell’Unione e immaginate che sia impensabile ripristinare passaporti, sbarramenti e confini nell’ambito del territorio dell’Unione europea. Questo è un grande risultato”. Così il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che oggi ha ospitato al Quirinale una rappresentanza di studenti delle scuole ambasciatrici del Parlamento europeo, accolti insieme alla presidente dell’Europarlamento Roberta Metsola.
Rispondendo alle domande degli studenti, Mattarella ha ricordato che l’Unione è partita “con il desiderio di una comunità economica”, ma, ha subito aggiunto, il risultato “più importante” è stato ottenuto “quando l’Unione ha assunto una dimensione politica”.
“Questa vostra generazione – ha osservato il Presidente – è il risultato di uno sforzo straordinariamente profetico” deciso nel 1957 con i Trattati di Roma, “sapendo che era il modo per accantonare contrasti, contrapposizioni, concorrenze, guerre che per tanto tempo avevano insanguinato il nostro continente, e non avremmo mai immaginato di vederne una in questo periodo, dentro il cuore dell’Europa”.
L’unione “è il frutto della lungimiranza di quei sei Paesi fondatori”, tra cui l’Italia, cui negli anni “se ne sono aggiunti altri. Adesso siamo numerosi. Ne aspettiamo altri”.
La guerra della Russia in Ucraina “ha messo l’Unione sotto pressione”, ma “la risposta è stata consapevole, responsabile e positiva. Perché l’Europa ha espresso solidarietà attiva nei confronti dell’Ucraina, così come l’aveva espressa prima, di fronte alla drammatica crisi della pandemia, dimostrando ancora un volta due cose: la prima, che l’Unione ha bisogno di una forte solidarietà interna, di mettere in comune risorse e prospettive per superare le difficoltà; l’altra, - e aveva ragione un grande europeista francese, Jean Monnet, che tanto tempo fa ebbe a dire ‘l’Europa crescerà nell’integrazione attraverso le crisi’ - che le crisi pongono interrogativi, chiamano a decisioni, e nelle crisi si ha la responsabilità di abbandonare le posizioni di inerzia, di pigrizia - che sovente prendono anche gli Stati e che qualche volta sono state presenti nella vita dell’Unione europea - e spingono ad assumere decisioni coraggiose. Altrimenti non si superano le difficoltà”.
La risposta data a pandemia e guerra è stata “di grande solidarietà”, tale da “porre le premesse per un’integrazione crescente nell’Unione europea, per una solidarietà sempre più condivisa e per una prospettiva in cui l’Unione europea possa, ancor più di prima, essere nel mondo portatrice di pace, di civiltà, di convivenza serena e di rapporti collaborativi. Questo ormai non è sulle spalle della mia generazione, che è in uscita, ma sulle spalle della vostra generazione. Auguri per questo”.
Nel corso del pomeriggio, il Presidente ha risposto a domande sul cambiamento climatico e sul digitale, sull’accoglienza dei rifugiati dall’Ucraina e sui rapporti con l’Africa.
“La mia opinione personale è che il futuro per Africa ed Europa sia un futuro comune”, ha sostenuto Mattarella, che sui flussi migratori ha aggiunto: “la risposta che hanno dato alcuni “vogliono venire perché qui c’è il futuro, perché in Europa vi sono possibilità” è sulla bocca di tutti quelli che arrivano dal Continente africano. Questo ogni tanto preoccupa qualcuno; in realtà dovrebbe farci riflettere sul fatto che quell’Europa nel mondo rappresenta un’oasi di libertà, di democrazia, di benessere. Intorno all’Europa non è così, non lo è perlomeno in questa misura. Questo attrae naturalmente. Attrae soprattutto giovani che cercano futuro”.
“L’obiettivo della collaborazione, sotto questo profilo, concordemente con i Paesi africani, è di far crescere lì le possibilità di sviluppo per non impoverire di risorse umane importanti i Paesi di provenienza”, ha detto ancora il Capo dello Stato. “Ma questa collaborazione, sul piano dei flussi migratori, è indispensabile sotto ogni profilo, e ci fa riflettere guardando come sarà il futuro fra alcuni decenni, con una popolazione africana molto numerosa e una popolazione europea che è ferma o addirittura in declino da qualche parte, anche in Italia. Questo fa crescere ulteriormente l’esigenza di collaborazione, che si sta sviluppando – ripeto - in maniera molto concreta, molto fattiva, ma che ha bisogno di ulteriori spinte”.
In Europa “occorre collaborare molto, molto di più di quanto avvenga già oggi in maniera significativa, con i Paesi africani”. Di questo Italia e Malta, il Paese della Presidente Metsola, sono “consapevoli perché noi, essendo nel Mediterraneo, abbiamo rapporti tradizionali, di lunga data, con l’Africa”. Ma “questo riguarda l’intera Europa”.
“Il tema del futuro è sempre più globale. Guai – il monito del Presidente – a pensarlo nell’orto di casa propria, perché lì non c’è il futuro, c’è un inganno, c’è una falsa prospettiva”. (aise)