22 ANNI DOPO O GIÙ DI LÌ...RICOMINCIAMO DA… 4 – DI GIANGI CRETTI

22 anni dopo o giù di lì...ricominciamo da… 4 – di Giangi Cretti

ZURIGO\ aise\ - “È ineluttabile: ad un certo punto bisogna fare i conti con la realtà. Nel caso specifico: con gli anni che passano: ed è una fortuna; con la pubblicità che cala: ed è un dato di fatto; con il digitale che incalza: ed è una tendenza ormai imprescindibile. Limitarsi a prenderne atto, finisce con l’essere un mero esercizio di stile. Trarne le conseguenze un’assunzione di responsabilità. Presuppone la disponibilità al cambiamento. Un obiettivo che spesso ci trova refrattari. Maggiormente disposti a pigiare il freno, anziché l’acceleratore. Non è un caso se la saggezza popolare ci induce ad adottare le dovute cautele: cambiando, sai cosa lasci, ma non sai cosa trovi. Eppure talvolta (stavolta?) risulta necessario: sia rispetto ad un mondo che cambia (e stai al passo con i tempi), sia funzionalmente in rapporto a nuovi obiettivi professionali (perché il tempo non sta più al passo con te)”. Novità a “La rivista” di Zurigo: le presenta Giangi Cretti nell’editoriale che apre il numero di dicembre.
“Vanno superate resistenze, timori, convinzioni o credenze limitanti, la comodità di muoversi su un terreno conosciuto, la fatica che si accompagna all’azione, la tendenza ormai seriale a procrastinare, che fa il paio con la volontà di aver tutto subito senza esser disposti a passare da una fase di transizione difficile. Eppure, non serve scomodare uno dei cardini fondamentali della filosofia buddista - il concetto di impermanenza che ci ricorda la caducità di tutte le cose, la transitorietà di tutti i fenomeni – per convenire sul fatto che ogni cosa che ha avuto un inizio, avrà anche una fine.
Ciò che è ritenuto naturale anche dalla scienza difficilmente sembra essere accettato dal genere umano. Il cambiamento quindi, inteso come fenomeno naturale di tutti i sistemi, non è di per sé un problema. Quello che invece sembrerebbe problematico è la resistenza che vi opponiamo. Eppure è semplicemente inevitabile.
Oggi, come autorevoli studiosi ci fanno notare, viviamo in una società V.U.C.A. (acronimo che nella sua versione inglese sintetizza ciò che in italiano potremmo definire una società V.I.C.A: Volatile, Incerta, Complessa e Ambigua) e proprio per questo la necessità di cambiare è divenuta non solo fondamentale ma all’ordine del giorno.
Come già aveva rilevato decenni or sono il sociologo Bauman oggi è utile essere liquidi. Soggetti e imprese che come l’acqua – un elemento capace di adattarsi ad ogni contesto, modificando la sua forma ma mantenendo inalterata la sua composizione chimica – sono capaci di riconfigurarsi sulla base dei cambiamenti: sia per quelli che individuiamo (relativamente al desiderio di raggiungere nuovi obiettivi), sia per quelli imposti da condizioni inaspettate (come è successo in questo periodo di crisi).
Per questo ci conforta pensare che si possa cambiare, pur rimanendo sé stessi. Questo lungo preambolo per dire che a lungo (il giusto s’intende) ho pensato su come arredare la narrazione (oggi si dice così, no?!) di come andiamo a finire: una tappa professionale oggettivamente si chiude. Improvvisamente mi sono reso conto che nei fatti si tratta di rendere conto di come andremo, fin da subito, a ricominciare.
La decisione di ridurre il numero delle uscite da 11 a 4 de La Rivista, che resta una tessera qualificante nel mosaico della nostra comunicazione - oltre ad una ridefinizione della sua linea editoriale, che resterà fortemente ancorata alla promozione delle relazioni fra Italia e Svizzera, con un focus sulle eccellenze che esprimono apprezzata italianità, presuppone una rinnovata e più accurata attenzione ad una comunicazione veicolata per il tramite delle nuove tecnologie.
A tal fine, verrà ridisegnato, soprattutto nei contenuti, il sito www.larivista.ch, che assurge a strumento privilegiato di un’aggiornata informazione quotidiana su tematiche e vicende relative a quel mondo in italiano che si esprime dentro i, e fuori dai, confini nazionali.
Sempre in uno scenario improntato ad una ragionata e ormai irrinunciabile digitalizzazione, prendono forma nuove piattaforme e portali dedicati ad ambiti circoscritti delle attività commerciali e di servizio svolte dalla Camera di Commercio Italiana per la Svizzera (CCIS). Nello specifico, si tratta di due piattaforme: l’una, già in Rete, voluta per illustrare e promuovere i servizi alle imprese italiane che intendono operare sui mercati esteri, con ovvio privilegio per quello svizzero.
Si chiama, ed è quasi scontato: www.servizialleimprese.ch l’altra, esclusiva per il settore agroalimentare, operativa con l’inizio del nuovo anno. Anche in questo caso, il suo nome non lascia spazio all’equivoco: www.degustiamoitaliano.ch.
Ma non basta, con il 2021, risveglieremo dal sonno, nel quale ha poltrito per troppo tempo, quello che diventerà a tutti gli effetti il portale di promozione del nostro Bel Paese, volto a testimoniarne che tale appellativo è ancora del tutto meritato. Si chiama www.goitaly.ch e, fin dal suo nome, un’esplicita dichiarazione di intenti, rivela senza infingimenti quali obiettivi si prefigga. Ovviamente, attivando e alimentando tutti questi strumenti, l’impegno sarà orientato alla e dalla qualità dei contenuti, senza sottovalutare la confezione e, sfida per tutti noi ricca di incognite e al contempo di stimoli, con la convinzione di riuscire a padroneggiare in modo efficace tutte quelle modalità di promozione che gli esperti del settore contemplano come azioni di web marketing.
Pertanto, in stretta relazione con le caratteristiche e gli obiettivi delle nostre piattaforme e dei nostri siti, saremo attivi in modo diversificato sui social media, con i blog, concepiremo e attueremo campagne promozionali per migliorare il posizionamento sui motori di ricerca attraverso quello che gli esperti, sempre loro, ricorrendo all’ennesimo acronimo inglese, chiamano attività di SEO. Ma, appunto, come detto: non finisce qui”. (aise) 

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