ALLARME IMMIGRAZIONE: LA PANDEMIA METTE A RISCHIO I PIANI DI OTTAWA – DI FRANCESCO VERONESI

ALLARME IMMIGRAZIONE: LA PANDEMIA METTE A RISCHIO I PIANI DI OTTAWA – di Francesco Veronesi

TORONTO\ aise\ - “La pandemia di Covid-19 sta mettendo a rischio i piani federali nel settore dell’immigrazione. La conferma è arrivata nel fine settimana attraverso un nuovo rapporto presentato dalla RBC Economics nel quale vengono messe in luce le conseguenze della chiusura delle frontiere decisa dal governo federale nel tentativo di arginare il contagio su uno dei principali motori economici del Paese, quello dell’immigrazione”. Così scrive Francesco Veronesi che a Toronto dirige il quotidiano “Corriere canadese”.
“L’esecutivo liberale, prima che il coronavirus provocasse un’emergenza sanitaria ed economica senza precedenti, dopo aver concesso nel 2019 ben 341mila nuove residenze permanenti, aveva pianificato l’arrivo di altri 370mila immigrati per il 2020. Una cifra questa che molto difficilmente verrà raggiunta, proprio a causa delle restrizioni poste in atto per frenare la pandemia. Secondo quanto riferito nel rapporto, questo calo significativo porterà con sé pesanti conseguenze economiche, sia nel breve che nel lungo termine.
“Per via delle restrizioni ai confini – si legge nel documento presentato dalla RBC Economics – della paura di viaggiare a causa del Covid-19 e del rallentamento dell’economia globale, ci aspettiamo che i livelli di immigrazione in Canada subiranno un calo nel 2020”.
Ma il rapporto si spinge addirittura più in là, quantificando in circa 170mila gli immigrati che sarebbero dovuti arrivare e che invece non arriveranno.
“Questo cambiamento – continua il documento – si ripercuoterà sull’economia, tenendo conto del fatto che il Canada fa affidamento sull’immigrazione per la crescita della forza lavoro e per rallentare il progressivo invecchiamento della popolazione canadese. Tra le vittime potenziali ci sono i comparti industriali che hanno carenza di manodopera, il settore degli affitti e più in generale quello immobiliare e i budget delle università”.
Nel rapporto si analizzano i dati di marzo, significativi perché caratterizzati da due settimane di apertura delle frontiere e altri due nel quale i confini sono stati sigillati. Ebbene, nell’arco di 30 giorni il numero di residenze permanenti concesse dal governo ha subito un calo del 30 per cento, i lavoratori stranieri temporanei destinati al settore agricolo hanno subito un tracollo del 45 per cento, mentre nello stesso periodo anche gli stranieri che sono entrati nel Paese con un visto per studio sono calati del 45 per cento.
A soffrire le conseguenze più negative saranno quelle città canadesi che nei decenni sono diventate tradizionali mete dell’immigrazione, a partire da Toronto, Montreal e Vancouver.
L’autore del rapporto, l’economista della RBC Andrew Agopsowicz, si dice maggiormente preoccupato delle conseguenze a lungo termine rispetto all’impatto immediato delle restrizioni dettate dall’emergenza Covid-19.
“Le restrizioni sono necessarie – ha sottolineato l’analista – ma dovranno essere per forza di cose temporanee. Non dovremmo fare un passo indietro verso un mondo dove non viene incoraggiata l’immigrazione come invece abbiamo fatto negli ultimi anni. Se abbandoniamo questo approccio, le nostre prospettive a lungo termine diventano davvero preoccupanti”.
Insomma, nel processo di graduale riapertura dell’economia canadese, il governo federale dovrebbe iniziare a studiare un piano per recuperare il terreno perduto anche sul fronte dell’immigrazione. Se non lo facesse, le conseguenze potrebbero essere molto pesanti, specie in una fase nella quale il Canada dovrà ritornare a sostenere la crescita e lo sviluppo”. (aise) 

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