APRE A BARI IL BISTROT SOCIALE MULTIETNICO: FORMAZIONE E RISTORAZIONE PER UNIRE LE CULTURE DEL MONDO – DI LIVIA MONTAGNOLI

APRE A BARI IL BISTROT SOCIALE MULTIETNICO: FORMAZIONE E RISTORAZIONE PER UNIRE LE CULTURE DEL MONDO – di Livia Montagnoli

ROMA\ aise\ - “Il quartiere Libertà di Bari è uno dei più popolosi del capoluogo pugliese, nato proprio all’inizio del Novecento per dare respiro alla città in grande crescita demografica. La sua vocazione popolare ha intercettato nel tempo diverse storie di fragilità, che oggi si sommano in un rione dell’anima multietnica, dove vivono molti migranti, e coesistono situazioni di disagio sociale. In questo contesto, l’Istituto Redentore dei Salesiani di Bari è un presidio storico che in via Martiri d’Otranto che ha finito per diventare un punto di riferimento per l’intera comunità del quartiere Libertà. In seno alla struttura, con ingresso su piazzetta del Redentore, da qualche giorno ha aperto le porte al pubblico il Bistrot sociale multietnico”. Ne scrive Livia Montagnoli su “Gambero rosso” online.
“Si tratta di un progetto figlio di un’iniziativa comunale a sostegno delle imprese sociali (Urbis) che ha visto la luce grazie all’impegno dell’Associazione Culturale Origens, fondata da Ana Estrela ormai diversi anni fa per promuovere nel territorio la cultura brasiliana con particolare attenzione sugli elementi contenuti nella diaspora africana, aggregando persone di nazionalità e culture differenti. Il nuovo bistrot, che avrebbe dovuto inaugurare all’inizio della primavera e ora si concretizza nonostante le difficoltà degli ultimi mesi, è infatti il traguardo di un percorso di divulgazione culturale avviato già nel 2014, al motto di Ethnic Cook, progetto già vincitore di un finanziamento della Regione Puglia, Area Politiche Giovanili e Cittadinanza Sociale in occasione di un bando a favore d’interventi per l’immigrazione.
DAL PROGETTO ETHNIC COOK AL BISTROT MULTIETNICO
Dal 2015 in poi, Ethnic Cook ha riunito 25 persone di 16 diverse nazionalità, soprattutto donne, che hanno seguito un corso di formazione in cucina e ottenuto la certificazione professionale. Il cibo, infatti, è lo strumento di incontro utilizzato dall’associazione per aprire nuove opportunità di dialogo, garantendo integrazione sociale e professionale ai rifugiati e richiedenti asilo che raggiungono l’Italia (per questo il progetto ha partecipato anche all’iniziativa Food for Inclusion organizzata dall’Università di Pollenzo con l’Unhcr). Finora l’associazione è cresciuta organizzando laboratori di cucina multietnica, catering, e partecipando a eventi sul territorio pugliese. Passando anche per la gestione di uno dei ristorantini di Eataly Bari per poco più di un mese. Nel frattempo, le donne di Origens hanno iniziato a gestire la cucina della mensa multietnica di Bari, alla Casa delle Culture.
Ora, sul modello di altri begli esempi di ristorazione sociale e cucina d’integrazione (pensiamo alle attività che fanno capo ad Hamed Ahmadi a Venezia, al Gustamondo di Roma, all’esperienza più recente del forno dedicato ai pani del mondo ai MagazziniOz di Torino), Origens dà vita al suo Bistrot, coinvolgendo dieci donne rifugiate politiche nella gestione di uno spazio – finora sede del social pub Lupi & Agnelli – che cambia forma durante il giorno, per essere cucina di quartiere, punto di ritrovo, spazio formativo per i rifugiati, fucina di idee.
FORMAZIONE E RISTORAZIONE. LE ATTIVITÀ DEL BISTROT
Al mattino il laboratorio ospita corsi di cucina del mondo e lezioni di catering (40 sono le donne già avviate al percorso), anche se il servizio al pubblico è assicurato già per la colazione, tra panini con uvetta e cannella, tortini di mais, tè e tisane (anche a merenda); di sera, invece, largo al menu del bistrot (si può cenare anche nel dehors all’aperto), che intreccia suggestioni dal mondo e tradizione barese. Quindi burgul oltre confine, orecchiette “in the world”, panzerotti “mondiali”, lo spezzatino di ZiAna, e molto altro (moltissime le nazionalità coinvolte, dall’Afghanistan all’Argentina, passando per il Perù, la Siria, il Pakistan, la Nigeria…). Con la promessa di diventare centro culturale a tutti gli effetti, organizzando proiezioni, presentazioni di libri, esibizioni di danza, teatro, musica, per tutto il quartiere, quando si potrà ricominciare a trovarsi in piazza. L’inaugurazione è stata celebrata il 20 giugno scorso, in concomitanza con la Giornata Mondiale del Rifugiato. Che sia di buon auspicio”. (aise) 

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