Cittadino canadese/ Standing ovation per “Paradise by the River” – di Vittorio Giordano

MONTRÉAL\ aise\ - “Meravigliosi. Superbi. Sublimi. Gli aggettivi si sprecano per descrivere la magistrale performance degli attori e delle attrici che giovedì scorso sono saliti sul palco del teatro “Mirella e Lino Saputo” del Centro Leonardo da Vinci per interpretare “Paradise by the River”, per la regia di Harry Standjoski, spettacolo teatrale scritto da Vittorio Rossi e prodotto da “Magjusjen Entertainment” di Barry Lorenzetti. Un’opera superba che vuole sensibilizzare la Comunità Italo-Canadese su un tema tanto delicato quanto attuale, come l’internamento degli Italiani in Canada durante la Seconda Guerra mondiale, alla luce delle recenti scuse offerte alla Comunità dal Primo Ministro del Canada, Justin Trudeau”. Così scrive Vittorio Giordano sul “Cittadino canadese”, settimanale che dirige a Montreal.
UN CAPOLAVORO FIRMATO ROSSI-LORENZETTI. Dopo “Legacy”, di fatto un sequel di “The Chain” ambientato 30 anni dopo, rappresentato nel giugno 2021, ecco “Paradise by The River” (un’edizione rivisitata dopo una prima messa in scena nel 1998 ed una seconda nel 2010), opera teatrale di Vittorio Rossi, drammaturgo, attore e sceneggiatore Italo-Montrealese di Ville-Émard. Al suo fianco un grande amico e appassionato di teatro, anche lui di Ville-Émard: Barry F. Lorenzetti, presidente, ceo e fondatoredella compagnia assicurativa BFL CANADA, oltre che ideatore della ‘MAGJUSJEN Entertainment’, compagnia di produzione nata per promuovere il patrimonio culturale Italo-Canadese.
LORENZETTI CHIEDE UNA COMPENSAZIONE AL GOVERNO. Proprio Lorenzetti, alla fine della rappresentazione, acclamato da Vittorio Rossi sul palco, ha richiamato il governo di Ottawa alle sue responsabilità: “Dopo le scuse ufficiali, è giunto il momento di offrire alla Comunità una compensazione economica, come già successo in passato con i Canadesi di origine giapponese”. Sarebbe un gesto di giustizia ed equità sociale.
LA TRAMA DELL’OPERA. Nei mesi che precedono la Seconda Guerra Mondiale, Romano Di Cenzo, cittadino canadese nato in Italia, insegue il suo sogno di costruire un’impresa edile. Al suo fianco c’è la moglie Maria, leale, innamorata e incinta. Suo fratello minore Cenzo arriva dall’Italia con la speranza di iniziare una nuova vita in Canada. L’inferno si scatena quando Mussolini dichiara guerra all’Inghilterra e alla Francia, spingendo le autorità canadesi ad arrestare, su scala nazionale, uomini e donne di origine italiana. Le autorità canadesi arrestano ingiustamente Romano sulla base di una falsa accusa e lo rinchiudono in un campo di prigionia contro la sua volontà, insieme a centinaia di altri uomini di origine italiana a Petawawa, in Ontario. Questi individui non sono mai stati ufficialmente accusati di alcun reato. Cenzo sfugge all’arresto, ma si propone di catturare e vendicarsi dell’informatore che ha ingiustamente accusato suo fratello.
UN CAST FORMIDABILE. A rendere l’opera imperdibile non è soltanto la storia in sé, ma anche l’interpretazione dei ruoli, con attori e attrici di origini italiane che si sono calati perfettamente nella parte, restituendo agli spettatori un’esperienza il più possibile realistica. Tanto da farci perdere quasi la consapevolezza della finzione scenica, trasportandoci nell’atmosfera degli immigrati italiani in Canada durante gli anni bui del conflitto bellico. In un turbinio di emozioni e sentimenti contrastanti: l’entusiasmo iniziale, il brivido della scoperta, le difficoltà, le paure, il disincanto, la rabbia, lo sconforto, la malinconia, la nostalgia, fino alla tentazione di arrendersi. Con gli Italiani che, soprattutto nei momenti più critici e oscuri, alle prese con l’autorità ottusa, ma anche con la perfidia di traditorie delatori, brillano per resilienza, creatività e dignità. Come quando Romano, ingiustamente incarcerato, si proclama innocente e chiede spiegazioni al giudice con equilibrio e contegno. O come quando gli Italiani internati riescono a procurarsi gli strumenti musicali per trascorrere il tempo libero. Ed eccoli i protagonisti: Vittorio Rossi (Romano Di Cenzo), Lisa Palmieri (Maria Di Cenzo), Adam Recine (Cenzo Di Cenzo), Sara Scarfo (Helene Beauchamp), Louis Tucci (Lorenzo/ Calo), Guillaume Tremblay (Marcel Beauchamp/M. Lefebvre), Marcel Jeannin (Lt-Col. Lucerne/RCMP Officer/ Store Owner/Judge/Radio announcer), Massimo Cannistraro (Bruno/Luca), Noah Labranche (Sgt. Dunnison/RCMP Officer 2/ Man 1/Policeman), Emilio Ferreira (Vito, Man 2, RCMP Officer 3).
INFO E BIGLIETTI. “Paradise by the River” è in scena al Centro Leonardo da Vinci fino al 2 ottobre. Per info e biglietti (da 25 a 55 $): www.paradisebytheriver.ca – http://magjusjenentertainment.ca oppure https://cldv.ca/events-calendar/
LE STORICHE SCUSE DEL 2021
Il 27 maggio del 2021 resterà una data storica per la Comunità Italo-Canadese. Alle ore 10:05, il Primo Ministro del Canada, Justin Trudeau, ha offerto le scuse ufficiali, in Parlamento, per l’internamento indiscriminato e ingiustificato perpetrato dalla autorità di Ottawa ai danni degli Italo-Canadesi durante la Seconda Guerra Mondiale. Oltre 600 Italo-Canadesi – ricordiamolo – furono internati nei campi di concentramento (come quello tristemente noto di Petawawa, in Ontario), dopo che nel 1940 l’Italia decise di allearsi con la Germania e di entrare in guerra contro gli Alleati. Molti di loro avevano il passaporto canadese e alcuni erano addirittura nati in Canada. Senza alcuna specifica accusa e senza un giusto processo. Colpevoli solo di essere di origine italiana. Salvo poi essere liberati, alcuni anche anni dopo, senza alcun risarcimento per i beni confiscati. In tutto il Paese, circa 31 mila Italo-Canadesi finirono sotto la stretta sorveglianza della Gendarmeria Reale del Canada (RCMP), perché “stranieri nemici”. Costretti ad affrontare sofferenze, angherie, vessazioni e discriminazioni. Una pagina nera della storia del Canada ed il momento più critico nei rapporti bilaterali tra le due sponde dell’Atlantico.
“I Canadesi di origine italiana – aveva dichiarato Trudeau in una nota ufficiale – hanno dato un immenso contributo sociale, economico e culturale al nostro Paese. Non possiamo cancellare i nostri fallimenti passati, ma, presentando queste scuse, ci auguriamo di poter contribuire a rendere giustizia a chi ha sofferto e di fare in modo che le lezioni apprese non siano dimenticate”.
E così, dopo 81 anni, il governo liberale ha posto rimedio ad una grave ingiustizia, visto che, ad ordinare l’internamento, era stato il Primo Ministro dell’epoca, il liberale Mackenzie King. Saldando, così, un debito con la storia e rimarginando una cicatrice mai completamente guarita”. (aise)