DOLCE VITAJ: CHIUDE IL LUCA D’ALBERTO TRIO CON LA MUSICA CHE PIACE A WENDERS E VON TRIER

DOLCE VITAJ: CHIUDE IL LUCA D’ALBERTO TRIO CON LA MUSICA CHE PIACE A WENDERS E VON TRIER

BRATISLAVA\ aise\ - “Venerdì 28 giugno sarà a Bratislava per un concerto, nell’ambito del suo tour europeo, il Luca D’Alberto Trio a conclusione del 12° festival italiano Dolce Vitaj. Memorabili le esibizioni dal vivo di questo Trio, piene di buona musica ed energia, tra cui quelle che li hanno portati anche recentemente all’Elbphilharmonie di Amburgo, al Paradiso di Amsterdam, al MaMa Festival di Parigi ed al festival Eurosonic Noorderslag di Groningen. Andiamo ora a conoscere meglio questa formazione con qualche domanda posta al leader Luca D’Alberto (1983) polistrumentista e compositore italiano, con solida formazione classica e apertura sperimentale che lo avvicina allo stile di autori come Nils Frahm, Carlos Cipa e Ólafur Arnalds”. A pubblicare l’intervista a D’Alberto è Pierluigi Solieri su “Buongiorno Slovacchia”, quotidiano online che dirige a Bratislava.
“Tra gli ammiratori della sua musica troviamo Wim Wenders, Donata Wenders, Peter Lindbergh e Lars Von Trier. Sue composizioni sono state utilizzate per le pubblicità dell’azienda californiana Apple, del torneo di tennis di Wimbledon e dall’emittente CBS per la serie “Salvation”. Scrive regolarmente musica per il teatro e il cinema, si ricordano le sue collaborazioni con Michele Placido e Pippo Delbono.
D. Quando hai iniziato a suonare e qual è stato il momento che hai capito che la musica sarebbe diventata la tua professione?
R. Sin da bambino, da quando suono dall’età di 5 anni non c’è stato un giorno che non abbia pensato, studiato, composto o registrato musica. Non saprei sinceramente dire quando perché da sempre ho “sentito” la musica e il suo richiamo.
D. Nei tuoi dischi suoni spesso tutti gli strumenti che compongono il lavoro, qual è il motivo di questa scelta?
R. Amo che l’idea passi dalla mia testa alle mie dita e che io possa suonare non solo le note, ma COME quelle note debbano essere suonate, in funzione di quella idea. Tu potresti mai parlare con la voce o agire con il corpo di un altro? Capisco che molti si circondano di un team di musicisti, produttori e arrangiatori, ma allora nel disco sarebbe giusto non mettere solo il loro nome in bella mostra. Troppi grandi Nomi rubano l’anima e meriti di meravigliosi artisti che lavorano per loro. Per quanto riguarda me, con tutti i miei limiti e pregi quando ascolti i miei album, ci sono io al 100%.
D. Hai persone particolarmente note del grande schermo come Wim Wenders e Lars Von Trier che ammirano quello che crei, continui a comporre per il cinema?
R. Essendo innamorato del concetto di “Immagine”, comporre per il mondo cinematografico o teatrale è una esperienza unica. Molto spesso soprattutto in teatro la musica più “bella” o meglio dire Giusta, è quella che aiuta lo spettacolo senza che lo spettatore se ne accorga. Quello che intendo è che per come la vedo io la musica per il cinema e teatro se c’è deve essere parte integrante di un abbraccio unico e qualora la dovessi togliere per un attimo sentiresti un “buco” enorme. Questo è uno dei lavori più difficili, un equilibrio davvero delicato. Ovviamente poi ci sono scene in cui si richiede la presenza evidente di musica ed ovviamente in quei casi bisogna essere i protagonisti dichiarati. Ovviamente continuo a comporre per il cinema e sono stato contattato per importanti progetti cinematografici che vedranno la luce nel 2020/2021.
D. La tua musica credo abbia un messaggio universale, non a caso dei brani sono stati utilizzati sia per una pubblicità del torneo di Wimbledon sia dalla CBS per una serie televisiva americana, cosa provi a suonare davanti a un pubblico – anche di Paesi lontani – che incontri per la prima volta?
R. Il concerto nella sua interezza nasce dal rapporto tra i presenti e l’artista, non bisogna mai implodere nel proprio ego ma ascoltare l’energia del pubblico ed ogni pubblico è diverso nelle reazioni e nell’ascolto. Il concerto è un momento davvero speciale perché mi permette di vivere il presente nella sua enorme potenza, sei lì, le tue mani, il silenzio, l’attesa e poi il suono, tutto questo è a tratti spaventoso ma sicuramente magico.
D. Quali sono i generi musicali che ami ascoltare?
R. Le mie principali influenze non provengono dalla musica ma da altre forme d’arte, su tutti il teatro danza del “Pina Bausch”. Ho avuto l’onore di collaborare con i ballerini del Tanztheater nel mio progetto di musica e danza “Estasi” e festeggiare i quarant’anni della compagnia, all’interno del festival Pina40, qui sono stato impegnato nella duplice veste di compositore e performer è stata una delle esperienze più importanti della mia vita.
D. Essendo la prima volta che ti esibisci in Slovacchia cosa ti aspetti dal concerto del 28 giugno all’Auditorium della Radio Nazionale Slovacca di Bratislava?
R. Ringrazio l’Istituto Italiano di Cultura di Bratislava per ospitarmi in questa magnifica location, difficile prevedere cosa mi aspetto ma sicuramente voglio suonare non risparmiandomi, dando tutto me stesso!”. (aise) 

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