ELEZIONI E CONTROELEZIONI, VENEZUELANI DIVISI – DI ROBERTO ROMANELLI

ELEZIONI E CONTROELEZIONI, VENEZUELANI DIVISI – di Roberto Romanelli

CARACAS\ aise\ - “I venezuelani, che già da anni festeggiano le ricorrenze patrie e le date delle “rivoluzione” con manifestazioni e contro-manifestazioni, andranno adesso a votare in maniera separata e opposta per il rinnovo del parlamento. Il Governo ha indetto le elezioni parlamentari per il 6 dicembre, considerate una “frode” dall’opposizione che ha convocato una “consulta popolare” per ripudiare i comizi e chiedere alla comunità internazionale una maggiore pressione affinché si possano realizzare elezioni presidenziali e parlamentari “libere, giuste e verificabili”. Comunque vada, in termini di partecipazione reale nei due eventi, il governo prenderà possesso del parlamento, ora sì, in forma diretta e senza più inganni. E toglierà all’opposizione l’ultimo bastione. Analisti prevedono un aumento della conflittualità politica e sociale nel paese mentre altri suggeriscono il ritorno al dialogo con il governo”. Questa l’analisi che Roberto Romanelli affida alle pagine de “La voce d’Italia”, quotidiano online di Caracas diretto da Mauro Bafile.
Elezioni Fraudolente
L’opposizione ha definito le elezioni del 6D una “farsa” e denunciato che il governo ha scelto l’arbitro elettorale, proibito la partecipazione di candidati rivali, espropriato partiti dell’opposizione e fissato unilateralmente le regole del gioco.
L’opposizione ha criticato la scelta dei membri del Consiglio Nazionale Elettorale (CNE) realizzata dal Tribunale Supremo di Giustizia, ritenendo che questa è competenza dell’Assemblea Nazionale ed ha condannato il commissariamento di sette partiti politici, includendo i principali: Acción Democrática, Primero Justicia e Voluntad Popular. Così come la squalifica di candidati.
Tra altri, Juan Guaidó, Leopoldo Lopez, Maria Corina Machado, Antonio Ledezma ed Enzo Scarano.
In risposta a questa situazione, il presidente del Parlamento e presidente interino del Venezuela, Juan Guaidó, ha firmato un patto unitario con 37 partiti e 105 organizzazioni della società civile nel quale si concorda l’astensione nelle prossime elezioni e si convoca una consultazione popolare
Il suffragio è stato bocciato anche dal Gruppo di Lima, il Gruppo Internazionale di Contatto su Venezuela, gli Stati Uniti e l’Unione Europea, che hanno reso noto che non riconosceranno i risultati del 6D.
Anche l’Alta commissaria delle Nazioni Unite per i diritti umani, Michelle Bachelet, si è pronunciata contro le decisioni del “Tribunal Supremo de Justicia”, ritenendo che “diminuiscono la possibilità di costruire condizioni per processi elettorali credibili e democratici”.
Alle prossime elezioni parteciperanno 14.000 candidati appartenenti a 107 partiti della coalizione filo-governo (Psuv), ed altre quattro alleanze di organizzazioni provenienti dal “chavismo”, assai vicine al governo o partiti presi “in prestito” dall’opposizione.
Il CNE ha aumentato di 110 seggi il parlamento (da 167 a 277), per fare spazio ai tanti candidati.
“Datanalisis” prevede una astensione del 70% il 6D. In un sondaggio realizzato nel novembre scorso, il 34 per cento degli eletori ha assicurato che voterà. Tra questi, il 10% ha affermato di essere «molto sicuro» che parteciperá e il 24% “potrebbe” farlo.
Il referendum
La “consultazione popolare” si svolgerà dal 7 al 12 dicembre, in forma digitale tra chi risiede all’estero, e presenziale (governo permettendo) in 7.079 seggi distribuiti en 3.086 centri del paese.
La votazione digitale si farà attraverso la piattaforma Voatz. Alla fine, sarà emessa una ricevuta con codice che sarà possibile depositare in un centro di raccolta il 12D. Oppure, gli elettori potranno andare direttamente ai 3.086 centri per depositare le loro risposte.
Il sistema, secondo gli organizzatori, sarebbe “affidabile” e “garantirebbe il voto segreto” degli elettori.
Le tre domande della consulta a cui rispondere con un “SI” o un “NO”:
Esige lei la fine dell’usurpazione della Presidenza da parte di Nicolás Maduro e che si convochino elezioni presidenziali e parlamentari libere, giuste e verificabili?
Ripudia lei le elezioni del 6 dicembre organizzate dal regime di Nicolás Maduro e chiede alla Comunità Internazionale il suo disconoscimento?
Ordina lei di realizzare le procedure necessarie presso la comunità internazionale per attivare la cooperazione, accompagnamento ed assistenza che permetta di riscattare la democrazia, affrontare la crisi umanitaria e proteggere il popolo da crimini di lesa umanità?
Il referendum ha per obiettivo mobilitare i venezolani, rifiutare i risultati delle elezioni parlamentari, sfidare il regime di Maduro, unire i venezuelani e fare pressione affinché si costituisca un governo di emergenza e si provveda ad organizzare elezioni libere.
L’avvocato ed analista Juan Manuel Raffalli spiega che la consultazione ha anche lo scopo di prorogare la validità dei deputati attuali, di fronte ad un “evento di apparenza elettorale” organizzato dal governo.
-Si tratta – precisa Raffalli- di un meccanismo di partecipazione popolare, previsto nell’articolo 70 della Costituzione, che ha un carattere “dichiarativo” e cerca il sostegno popolare per permettere ai deputati eletti nel 2015 restare in carica, sulla base del principio della continuità istituzionale, fino a nuove elezioni. Credo che l’attuale Parlamento invocherà proprio questa proroga (davanti alla comunità internazionale). L’altra via sarebbe quella di creare un Parlamento ad hoc nell’ambito dello statuto di transizione (elaborato dal governo interino). Sarebbe questa una formula per ristabilire l’ordine costituzionale e cercare si preservare la supremazia costituzionale del Parlamento, ma lo vedo più difficile da digerire dalla comunità mondiale.
Nei due casi, Raffali ritiene che qualsiasi iniziativa “unicamente potrà essere supportata ed assunta dalle democrazie occidentali se ci sarà una manifestazione di volontà di volontà che le dia una base popolare. Perciò l’opposizione ricorre a questa mobilitazione”.
Senza luce nel tunnel
Il direttore del Centro di Studi Politici dell’Università Cattolica Andrés Bello (UCAB), Benigno Alarcón, prevede una “continuità del conflitto” e una soluzione “più difficile” alla crisi.
-Lo scenario – sostiene – è di continuità del conflitto perché si tratta di un’elezione che nessuno riconosce. Questo fa sì che si mantenga una situazione di conflitto importante. Non credo si raggiungano i livelli di pressione del 2019 (con decine di sanzioni internazionali contro alti funzionari del governo ed imprese statali), ma neanche penso che la comunità internazionale guardi da una altra parte e si dimentichi del Venezuela. Internamente – commenta alla Voce d’Italia – nella misura in cui ci si possa mobilizzare e riprendere le piazze, ci sarà un aumento della conflittualità. Il governo passerà ad occupare il Parlamento ed il Palazzo Legislativo e all’opposizione non resterà altro che le piazze. Aumenteranno le proteste e le manifestazioni.
L’avvocato e docente indica che i conflitti forse non si presenteranno con tanta forza nel 2021 o nella maggior parte dell’anno entrante perché “normalmente dopo quanto è accaduto quest’ anno, l’anno successivo tende ad essere più tranquillo”.
D’altra parte, Alarcón osserva che ci sono paesi “non democratici” che saranno “molto contenti che il governo abbia sotto controllo il Parlamento. Saranno disposti a fare affari e ad investire, avendo dal punto di vista legale l’approvazione del Parlamento. Soprattutto nell’ambito petrolifero”.
-Andiamo verso una situazione simile a quella del Nicaragua: un regime autoritario ed una opposizione controllata e autorizzata dal governo?
– Già ci siamo in quella situazione – risponde Alarcón -. I partiti che parteciperanno nelle parlamentari sono controllati dal governo. Quella ‘opposizione’ non trova legittimità tra gli elettori. La vera opposizione sarà assente e quelli che partecipano saranno visti come alleati del governo. Non potranno crescere; rimarrà una opposizione simbolica.
Con un governo rafforzato e con controllo del Parlamento, cominciano a sorgere in sono all’opposizione voci a favore di mediazioni, respingendo la via dell’intervento straniero, come la richiesta di assistenza alle Nazione Unite (per l’applicazione del meccanismo R2P della Responsabilità di Proteggere nei casi di crimini di lesa umanità) o alla Organizzazione di Stati Americani (per l’applicazione del Trattato di Assistenza Reciproca TIAR).
L’avvocato, analista e consulente dell’opposizione Juan Manuel Raffalli risponde che “non ha nessun dubbio” alla domanda se l’unica soluzione alla crisi sia quella del negoziato.
– Credo che l’atteggiamento responsabile delle forze armate, sulla base della legge di sicurezza e difesa nazionale – afferma -, è quello di incoraggiare un negoziato per arrivare a delle elezioni credibili. È una loro responsabilità.
Aggiunge Raffalli:
– Tutte le forze politiche e sociali, includendo la Chiesa, le ong, le organizzazioni di professionisti, i sindacati, tutto il paese deve organizzare una protesta nazionale e fare pressione affinché possa avviarsi un vero negoziato.
Anche il sociologo, analista e dissidente chavista Nicmer Evans considera che il negoziato permetta di avanzare lungo quella strada. Lo afferma in un articolo d’opinione pubblicato nelle reti sociali. Una possibilità che Alarcón nega, ritenendola “ingenua”.
– É ingenuo pensare in un negoziato – afferma -. Il governo ha altre priorità. Deve mantenersi nel potere? L’unica maniera è se sente che l’alternativa è abbandonare. Ma con un’opposizioni debole per il governo negoziare non è una necessità. Si potrà accordare il prezzo degli alimenti o dei servizi pubblici, ma non la consegna del potere. Fare pressione non è scendere in piazza tutti i giorni per esigere un accordo. Così solo dimostri debolezza.
– Quindi, si allontana la fine del Governo Maduro e quella della crisi?
-Assolutamente. Senza alcun dubbio – è la risposta categorica”. (aise) 

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