EMIGRARE DOPO I 40 ANNI, L'ODISSEA AUSTRALIANA DI LAURA – DI DARIO CASTALDO

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MELBOURNE\ aise\ - “Cercare di trasferirsi in Australia dopo aver compiuto 40 anni nel percorso ad ostacoli dell'auto-sponsorizzazione attraverso la creazione di una propria piccola azienda. È stata questa - in estrema sintesi - l'esperienza di Laura De Giacomo, 49enne nata a Roma da genitori campani ma cresciuta a Milano”. A raccontare la sua storia è Dario Castaldo su “Sbs Italian”, lo special broadcasting in onda in italiano in tutta l’Australia.
“Dopo essersi laureata in chimica e aver lavorato per alcune grandi multinazionali, Laura ha lasciato il mondo corporate e ha deciso di coltivare la passione per il vino, ottenendo un certificato da sommelier e cominciando a lavorare con aziende vitivinicole italiane. Valutando le quali, ha pensato di aprire una sua attività di importazione in Australia.
Nel settembre del 2014 Laura ha così avviato una sua azienda, Deliciarum, che tratta soprattutto vini biologici e biodinamici, ed è entrata in Australia con un e-visitor, un visto business temporaneo utile per esplorare il mercato e per cominciare a sviluppare i contatti nel mondo della ristorazione di Sydney.
Non potendo essere impiegata, Laura non si è riconosciuta alcuno stipendio e ha anzi dovuto investire circa 100mila dollari per potersi sostentare, importare il vino e porre le basi per la creazione del business, dal sito internet all'apertura del primo dei tre magazzini. Ma contemporaneamente ha anche avviato le pratiche per auto-sponsorizzarsi come marketing specialist.
Il percorso, inutile dirlo, è stato lungo e accidentato. Laura ha dovuto presentare al governo australiano un business plan attraverso il quale ha fatto domanda per la sua sponsorizzazione. Ha cercato insomma di dimostrare al governo australiano che la sua Deliciarium avesse bisogno proprio di una figura come la sua. E che lei non fosse in alcun modo sostituibile da un lavoratore australiano.
Dopo una lunga attesa, il governo ha approvato la sua richiesta, riconoscendo a Laura il diritto ad ottenere un visto 457 come marketing specialist. Valido però solo per 18 mesi. Come se non bastasse, in quel lasso temporale le norme sono cambiate: l'Immigrazione australiana ha posto alle aziende nuovi paletti per la concessione degli skilled visa – dal giro d'affari superiore al milione di dollari all'età del lavoratore sponsorizzabile – e il suo caso non rientrava più nei parametri previsti.
Se una storia del genere è complicata raccontarla, figuratevi viverla.
L'odissea di Laura nell'oceano tutt'altro che pacifico dei visti australiani è perciò proseguita tra nuovi ostacoli. Ha pertanto prodotto una serie di documenti per ottenere il visto 186, passando alla richiesta di residenza tramite un bridging visa.
Ultimo colpo di scena nell'agosto del 2018: Laura ottiene finalmente una prima risposta positiva, ma subito dopo il governo australiano solleva un nuovo dubbio sulla legittimità e sulla genuinità della richiesta di sponsorizzazione formulata della sua azienda. Così le rifiuta il visto, intimandole di lasciare il Paese entro 30 giorni. A quel punto l'unica soluzione prospettabile è stato un ricorso, che entro un altro anno dovrebbe portare ad un verdetto definitivo.
“Questo era il Paese dei miei sogni fin da quando ero alle elementari. Ma in realtà non ne sapevo nulla” dice Laura. “Ogni tre mesi dovevo uscire dall'Australia. E ogni volta in cui rientravo nel Paese dicevo all'immigrazione che ero in missione per conto di Dio! Al terzo anno di attività, di fronte alle nuove difficoltà, ho cominciato a vacillare. Ma mi sono detta “ho visto di peggio, non posso fermarmi davanti a queste stupidaggini”. Le difficoltà e le rigidità della burocrazia possono essere frustranti e demotivanti, ma l'Australia resta un Paese di grandi opportunità. L'importante – conclude – è essere preparati a combattere una guerra!””. (aise) 

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