“FACCIAMO IL POSSIBILE PER ASSISTERE LA NOSTRA COMUNITÀ”: INTERVISTA DEL CONSOLE GENERALE VILLANI

“FACCIAMO IL POSSIBILE PER ASSISTERE LA NOSTRA COMUNITÀ”: INTERVISTA DEL CONSOLE GENERALE VILLANI

LONDRA\ aise\ - L’epidemia da Covid 19 nel Regno Unito, i bisogni dei connazionali, dagli studenti Erasmus ai lavoratori, dai residenti agli anziani, il collegamento con le altre istituzioni: di questo il Console generale a Londra Marco Villani parla con “La notizia”, bimestrale diretto da Salvatore Mancuso, che ha pubblicato l’intervista nel nuovo numero appena uscito.
D. Che cosa sta facendo il Consolato per l’assistenza alla comunità italiana in Uk messa a dura prova dalla pandemia?
R. Avendo purtroppo negli occhi quello che già stava succedendo nel nostro Paese, il Consolato Generale di Londra si è subito attivato per assistere la nostra comunità e fin dal 10 marzo ha istituito una “Task Force Covid-19” che sta lavorando ininterrottamente 7 giorni 7, rispondendo ad email e telefonate. Ad oggi abbiamo risposto a circa 6000 email e 100 telefonate al giorno. Insieme all’Ambasciata, al Consolato Generale di Edimburgo e ad Alitalia abbiamo aiutato circa 30 mila connazionali a rientrare in Italia. La Task Force del Consolato Generale ha inoltre fornito a moltissimi connazionali un supporto psicologico, medico (grazie alla collaborazione con Dottore London e IMSoGB), economico, oltreché informazioni generiche sulla situazione nel Regno Unito e le misure adottate dal Governo britannico per aiutare i cittadini. Inoltre il Consolato Generale rimane tuttora aperto per permettere a chiunque abbia una reale emergenza consolare di ricevere il servizio richiesto.
D. Come vi coordinate con le altre istituzioni italiane in Uk per rendere più efficace al massimo l’assistenza?
R. Ormai siamo tutti dipendenti dalla tecnologia e, attraverso video conferenze, siamo in costante contatto con tutti gli attori del Sistema Italia per offrire un’assistenza più ampia ed efficace possibile ai nostri concittadini. La logica è quella di mettere a sistema tutte le realtà del Sistema Paese. Il nostro network nel Regno Unito si è già rivelato molto efficace nel diffondere informazioni in maniera capillare nelle nostre collettività in occasione dell’EU Settlement Scheme, che ha portato oltre 340 mila connazionali a eseguire la procedura. Nell’attuale emergenza siamo sicuri di riuscire a mobilitare le medesime strutture per tenere coesa e informata la nostra collettività. La pandemia si aggiunge ai già tanti problemi provocati dalla Brexit.
D. Gli italiani in Uk come stanno vivendo questa complessa situazione di difficoltà senza precedenti? Ricevete molte chiamate? Quali sono le preoccupazioni maggiori? Sono più sanitarie che economiche?
R. Come detto riceviamo circa 100 telefonate al giorno. Inizialmente la problematica principale era la possibilità di rientrare in Italia dato che solo Alitalia ha continuato a garantire un collegamento diretto. Da quando sono aumentati i voli giornalieri (fino a 6), più persone sono riuscite a partire e le preoccupazioni principali sono diventate quelle mediche, ad esempio le modalità di cura del NHS, e in secondo luogo economiche (assistenza da parte del Consolato Generale o del governo britannico a seguito di licenziamento). Va detto che la collettività italiana nel Regno Unito è estremamente ben integrata nel contesto britannico, pertanto la stragrande maggioranza dei nostri cittadini non ha bisogni particolari. Certamente il contraccolpo economico dell’emergenza sta interessando tutti, ma è anche vero che il Governo britannico ha mobilitato risorse imponenti per sostenere reddito e imprese
D. Che ne è degli studenti e degli altri ragazzi italiani che erano a Londra per fare qualche lavoretto e imparare un po’ di inglese? Sono in gran parte rientrati in patria? Vi state occupando di quelli che sono rimasti e come?
R. Un buon numero è rientrato. Chi è rimasto e si è messo in contatto con la nostra Task Force ha ricevuto, sulla base delle loro esigenze, consigli su come affrontare questo particolare periodo. Come detto, abbiamo anche arricchito il nostro sito di informazioni utili sugli strumenti economici messi a disposizione delle Autorità britanniche in questa situazione.
D. Gli anziani sono quelli più colpiti dal coronavirus. Che cosa ne è degli italiani della terza età che vivono in Uk?
R. È un tema che stiamo approfondendo in questa fase. Ho personalmente parlato con i responsabili di Villa Scalabrini dove vi sono 46 italiani su 53 residenti, di cui 4 centenari, ed ho potuto appurare che, al momento, stanno tutti bene grazie anche alla gestione del personale e all’organizzazione del lavoro nel rispetto delle disposizioni sanitarie e di lockdown. Attraverso telefonate ricevute e avendo parlato anche con il Presidente del Comites, posso affermare che l’attenzione verso i nostri connazionali più anziani è alta. Abbiamo richiesto al Comites e alla nostra rete consolare onoraria di segnalarci i casi più critici in modo da verificare l’eventuale assistenza erogabile da parte nostra. Tuttavia, non è semplice per nessuno, specie in una situazione in cui gli spostamenti sono impraticabili.
D. Gli italiani che hanno perso lavoro vi stanno chiedendo aiuto per avere i sussidi promessi dal governo britannico?
R. Si, abbiamo diverse richieste e ritengo che passata la fase più grave della pandemia, il tema diventerà sempre più rilevante. La Task Force sta già fornendo consigli su come individuare lo strumento più corretto da richiedere. E abbiamo inserito nel nostro sito una pagina dedicata alle misure promosse dal Governo britannico. L'epidemia ha frenato la richiesta del settled o pre-settled status e cioe del permesso di soggiorno necessario per rimanere in Uk con pienezza di diritti dopo la Brexit? Secondo i dati in nostro possesso, al 31 marzo erano 340 mila i cittadini italiani che avevano effettuato la procedura. Il rallentamento è stato sensibile, su questo non ci sono dubbi, ma è prevedibile che i numeri siano inferiori, sia perchè molti possibili richiedenti saranno tornati nei loro Paesi d’origine, sia perché l’Home office ha comunicato che, a causa dell’epidemia, è stato sospeso il servizio di telefonate e posta. Ne deduco che meno pratiche potranno essere lavorate”. (aise) 

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