Gazzetta diplomatica/ Arcobelli: le comunità all’estero si riapproprino della rappresentanza contro la partitocrazia dilagante

ROMA\ aise\ - “Per 11 anni ha svolto la funzione di Presidente del primo COM.IT.ES eletto nella circoscrizione consolare di Houston. Ex paracadutista della Folgore ed Ufficiale dell’Aeronautica Militare, una laurea in Scienze Aeronautiche, negli States dal 1993, Vincenzo Arcobelli è stato il più votato nelle recenti elezioni per il Consiglio Generale degli Italiani all’estero (CGIE)”. Ad intervistare Arcobelli è stato Marco Finelli, direttore della “Gazzetta diplomatica”.
“Siciliano di nascita, dal 1998 è Comandante Pilota Istruttore dell’Aviazione Civile, ha svolto funzioni di controllore e di addetto alla Sicurezza Volo. È impegnato nel sociale e a livello comunitario con diverse funzioni, coordinatore del Comitato dei Presidenti in USA, ha senz’altro contribuito a far salire il livello di attenzione nei riguardi della collettività italiana, attraverso attività ed eventi come la conferenza dei ricercatori italiani nel mondo, il riconoscimento legale da parte dello Stato del Texas del 2 Giugno come Italian National Day Heritage e, nel mese di ottobre, della settimana dedicata alla Cultura italiana. Si è prodigato poi in iniziative varie, quali la prima parata del Columbus Day, il concorso di Miss Italia nel mondo in Texas e l’Italian Film Festival presso il circolo culturale di Dallas.
D. Arcobelli, anzitutto complimenti per l’elezione al Consiglio Generale degli Italiani all’estero, un risultato che premia il suo impegno di questi anni. Quali sono gli obiettivi che vuole centrare nell’arco del suo mandato?
R. Prodigarmi affinché si possa giungere a risultati concreti ed oggettivi su tutti quegli aspetti decisivi per il futuro delle collettività italiane all’estero e valorizzare fattivamente il ruolo di promozione del Sistema Italia. A questo proposito è decisiva la condivisione d’intenti, la cooperazione, e il rispetto paritario fra i diversi livelli di rappresentanza delle comunità italiane. Naturalmente, come noto, sarà essenziale rilanciare il ruolo dei Comites e del CGIE, in stretta sinergia con il mondo dell’associazionismo, attraverso una loro riforma efficace, ma rivisitata ed aggiornata, rispetto all’articolato proposto dal CGIE anni orsono, chiedendo suggerimenti a tutte le componenti interessate al mondo dell’emigrazione.
D. In uno dei suoi primi discorsi dopo le elezioni, lei ha fatto riferimento a una “cinica partitocrazia che ha portato e porterà alla polverizzazione del CGIE, e degli organi dì rappresentanza dì base (Comites)”. Può spiegarci meglio?
R. Confermo, de facto oggi sono organi prevalentemente di parte, non autonomi ed indipendenti, stampella del solito partito monocolore, formato da PD e affiliati. Per i non addetti ai lavori potrebbe risultare di difficile comprensione, purtroppo le dinamiche normative del CGIE consentono l’assegnazione di ulteriori venti componenti di nomina governativa, individuati secondo criteri politici e di attività sindacali, patronati, CAF, tutti prevalentemente, per non dire esclusivamente, legati ai partiti di sinistra. Si potrebbe configurare, dunque, una sorta di filiale del Nazareno, con annesse indicazioni di voto sulle cariche interne, espresse apertamente dai dirigenti, come è accaduto nel 2016, durante la prima riunione di insediamento, che invece di regola dovrebbe essere riservata ai soli Consiglieri del CGIE. A tutto questo occorre aggiungere che ai Comites, Organi che poi eleggono i componenti territoriali del CGIE, è riservata la competenza esclusiva sulle questioni di ineleggibilità o incompatibilità di un proprio membro, quando legato ad un patronato. I Comites avendo interesse, per ovvie ragioni, di sollevare di rado tale questione, contribuiscono ad aumentare quello squilibrio sulla componente di parte che porterà appunto alla polverizzazione. Un atteggiamento questo che danneggia il significato nobile di un organo pluralista, equilibrato, indipendente, apartitico ed istituzionale per l’esclusivo interesse delle nostre comunità.
D. Quali sono i suoi principali interlocutori nella politica italiana?
R. Nella mia veste istituzionale come rappresentante al CGIE interagisco e dialogo con tutti i rappresentanti dei partiti, il Governo, il Parlamento, i Ministeri, e tutta l’Amministrazione che pone in essere politiche a favore della collettività italiana all’estero. A livello personale ed ideologico principalmente con la Presidente e i vari dirigenti di Fratelli d’Italia, considerati i trascorsi collaborativi con i Dipartimenti degli italiani nel mondo e degli Affari Esteri.
D. E in America?
R. Bisogna interloquire in modo bipartisan, infatti, dialoghiamo con il caucus dei parlamentari italoamericani, sui diritti civili, politici, e per preservare la storia, le tradizioni, la protezione del marchio italiano nel pieno rispetto dell’amicizia. Tuttavia, i rapporti più privilegiati li mantengo con i conservatori repubblicani. È grazie a questi contatti che in Texas, su mio sollecito, ogni anno, il 2 Giugno siamo riusciti a celebrare l’Italian Heritage Day, giornata Istituita addirittura con decreto governativo, su proposta del Senato unitamente alla Casa dei Rappresentanti dello Stato del Texas.
D. Può descriverci il senso di appartenenza all’Italia dei connazionali che vivono all’estero?
R. Quando si è lontani dalla Madrepatria si accentua l’identità che quando si vive in Italia generalmente si dà per scontata, ti mancano i sapori, i profumi, l’atmosfera, tutto quello che fa grande la nostra Nazione. L’Amore ed il senso di appartenenza aumenta notevolmente. Mi si faccia passare questa battuta: l’Italia è più amata e rispettata dai connazionali fuori confine.
D. Come si è integrata la nostra comunità negli States?
R. La comunità italiana è ben integrata negli USA, chi ha voglia di lavorare, studiare, ed aspira ad avere delle ambizioni, ancora oggi può raggiungere traguardi importanti. La meritocrazia e le qualifiche negli States sono ancora di primaria importanza.
D. Come commenta il recente incontro fra il premier Draghi e il Presidente Biden?
R. In linea generale, positivo. Il Presidente Draghi è tra le persone italiane più autorevoli e stimate a livello internazionale. Sia il precedente Presidente Trump come l’attuale Biden, dalle loro affermazioni pubbliche, hanno espresso molta considerazione, rispetto e senso di amicizia. Il messaggio del Presidente Draghi su quanto sta accadendo in Ucraina è stato forte e chiaro: bisogna cambiare strategia e giungere quanto prima alla fine del conflitto. A mio parere, pur non avendo un mandato, ha parlato da vero leader Europeo per difendere gli interessi europei, affermando il forte senso di appartenenza alla Nato. E, non a caso, ha ricevuto durante la sua visita l’Atlantic Council “Distinguished International Leadership Award”. Di converso, pur apprezzando la lunga e costante amicizia tra le due nazioni e il lavoro svolto dall’Italia in seno alla NATO, Biden non è stato altrettanto chiaro per contribuire ad utilizzare diverse strategie e soluzioni sul tema della crisi Russo-Ucraina.
D. Lei cosa pensa invece di questo conflitto?
R. Ritengo prioritaria l’azione diplomatica di tutti per porre rimedio agli effetti devastanti di perdite umane”. (aise)