GLI PSICHIATRICI SALVATI DALLA PALLAVOLO E LA BELLEZZA CHE SALVERÀ IL MONDO – DI NICO TANZI

GLI PSICHIATRICI SALVATI DALLA PALLAVOLO E LA BELLEZZA CHE SALVERÀ IL MONDO – di Nico Tanzi

ZURIGO\ aise\ - “Non so voi ma a me, davanti al degrado che sembra impregnare una parte cospicua della vita pubblica e privata, capita sempre più spesso di fare molta fatica a trovare buoni motivi per essere ottimisti. Guardare al presente e al futuro con ottimismo richiede una forza d’animo e una buona volontà che sembrano essere merce davvero rara in questi tempi incattiviti e rancorosi. Ma da qualche parte bisogna pur cominciare, per non lasciarsi imprigionare in questa spirale perversa e demoniaca. Proverò a farlo partendo da una frase celebre. “La bellezza salverà il mondo”, sostiene il principe Miskin ne L’idiota di Dostoevskij”. Partono a qui le riflessioni che Nico Tanzi affida alla rubrica che cura su “La Rivista”, mensile diretto a Zurigo da Giangi Cretti.
“Una dichiarazione di ottimismo e di amore per l’umanità. Che però rischia di trasformarsi in un vago concetto filosofico, se non si prova capire cosa possa significare in concreto.
Mi viene in mente una storia, che forse può venirci in aiuto. Quella di Mauro Berruto, noto allenatore di pallavolo. Qualche anno fa, mentre allenava una squadra toscana di serie A1, fu contattato dai responsabili di un ospedale psichiatrico.
“Mi chiedevano se volessi dedicare un po’ del mio tempo libero per tentare un esperimento con alcuni dei loro ospiti, uomini di età e condizione psicofisica molto diversa, tutti con storie tragiche alle spalle”, ricorda in un bel racconto pubblicato da Avvenire.it. Davanti alle condizioni in cui versavano gli ospiti dell’ospedale (“Urla, rumori, sguardi non raccontabili, ma soprattutto il buio”), Berruto decide di sperimentare la pallavolo come terapia. “C’entravano l’idea del passaggio, la costruzione di una squadra, l’essere uno sport dove è impossibile il contatto fisico”.
Ma pone una condizione: tenere gli allenamenti nel palasport di Montichiari. Tutti i lunedì lo allestisce come se ci fosse una partita vera. “La rete, quella bella, i palloni ufficiali, le magliette di allenamento preparate negli spogliatoi, tutte le luci (la luce!) accese. Insomma tutto era perfetto, pulito, ordinato, luminoso”. Sei mesi di allenamenti “pieni di emozioni”. Tutti presenti, sempre. E a fine stagione, una partita contro i ragazzi di una scuola superiore e addirittura, la vittoria in un set. “Che cosa era successo? Ero forse io stato particolarmente bravo a insegnare la tecnica pallavolistica a signori di mezza età, sovrappeso e sottoposti a trattamenti farmacologici pesantissimi? Assolutamente no. Io, in qualità di allenatore di una squadra di seria A, ero parte della coreografia. La differenza lo aveva fatto il luogo, la sua bellezza li aveva trasformati”.
Trasformati in senso letterale: il loro consumo di psicofarmaci in sei mesi era dimezzato. “Avevo imparato – conclude Berruto – che la bellezza di ciò che ci circonda incide sul nostro comportamento. È quel principio che scatta quando entriamo in uno stadio, bello, pulito, funzionale e ci comportiamo da tifosi civili, mentre se per guardare una partita ci fanno entrare in una gabbia evidentemente c’è qualcuno che ci sta autorizzando a comportarci come animali”. “La bellezza salverà il mondo”.
Francesco Carofiglio, scrittore e illustratore oltre che architetto, coniuga il concetto in modo molto bello. Chiudo con una sua lunga citazione: “Essere una persona per bene. Ricominciare da qui, dal rispetto, dalla gentilezza, dall’impegno. Almeno un po’ di tutto questo. E poi leggere, andare al cinema, ascoltare la musica, e ridere, sorridere, commuoversi, camminare parecchio. Prendersi cura di qualcuno, o di qualcosa. Prendersi cura della bellezza, lasciarsi stupire dalla bellezza. Forse è l’unico modo per contrastare quest’onda torbida in arrivo. È un’acqua limacciosa, si porta appresso detriti, fango, alberi divelti, plastica omicida. E rutti, minacce, una lingua arrogante e risate sguaiate. E il labirinto delle coscienze annullate da pochi caratteri, messi in fila da una lingua arrogante. Essere per bene, sì. Credo che questo serva. Credo che serva proprio questo. Da oggi in poi””. (aise) 

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