I CANADESI POSSONO VOLARE IN UE, IN ITALIA RESTA LA QUARANTENA – DI FRANCESCO VERONESI

I CANADESI POSSONO VOLARE IN UE, IN ITALIA RESTA LA QUARANTENA – di Francesco Veronesi

TORONTO\ aise\ - “Frontiere aperte per i canadesi che vogliono viaggiare in Europa, ma l’Italia frena. Come avevamo anticipato nei giorni scorsi, l’Unione europea ha deciso di riaprire i propri confini a una lista di Paesi che sono stati in grado di mantenere sotto controllo la pandemia di Covid-19. Martedì le autorità dell’Ue hanno confermato che i cittadini di quindici Paesi, tra i quali il Canada, a partire da oggi (ieri - ndr) potranno entrare in Europa senza alcuna restrizione e non dovranno sottoporsi alla quarantena obbligatoria di quattordici giorni. Ma non in Italia”. Ne scrive Francesco Veronesi che dirige a Toronto il “Corriere canadese”.
“Ieri pomeriggio (martedì - ndr) il ministro della Sanità Roberto Speranza ha emanato un’ordinanza con la quale si blocca l’ingresso nel Belpaese a tutti i cittadini dei Paesi extra Schengen. I canadesi che vorranno andare in Italia, quindi, dovranno fare una quarantena di 14 giorni dopo essere atterrati in uno scalo italiano. Nel testo – riferisce una nota del ministero – si fa la lista delle motivazioni per le quali è concesso l’ingresso in Italia: “Comprovate esigenze lavorative, motivi di salute e assoluta urgenza”.
L’elenco dei Paesi della lista ufficializzata ieri comprende, oltre al Canada, anche Algeria, Australia, Georgia, Giappone, Montenegro, Marocco, Nuova Zelanda, Ruanda, Serbia, Corea del Sud, Thailandia, Tunisia e Uruguay. Nella lista c’è anche la Cina, a patto che Pechino assicuri la reciprocità a tutti gli Stati dell’Unione europea, mentre sono stati esclusi Stati Uniti, Brasile e Messico, dove l’epidemia appare fuori controllo.
I criteri applicati per selezionare i Paesi con cui riaprire le frontiere sono anzitutto di carattere epidemiologico. In particolare, devono avere registrato, al 15 giugno scorso, un numero di nuovi contagi di Covid-19 per 14 giorni, vicino o inferiore al tasso dell’Ue (16 ogni 100mila abitanti). Il trend dei nuovi casi nello stesso periodo, inoltre, deve essere “stabile o in calo” rispetto ai 14 giorni precedenti.
In aggiunta, si considera la risposta complessiva del Paese alla pandemia, tenendo conto delle informazioni disponibili su “aspetti come il tracciamento dei contatti, i test, la sorveglianza, il contenimento, la cura, il reporting dei dati come pure l’affidabilità delle informazioni disponibili e dei dati e, in caso ce ne fosse bisogno, il punteggio medio per tutte le dimensioni dei regolamenti sanitari internazionali”.
Si tiene conto anche delle informazioni fornite dalle delegazioni Ue all’estero. La lista è sempre soggetta a revisioni: si prevedono “decisioni rapide nel caso in cui la situazione in un Paese terzo peggiori rapidamente”.
L’elenco dovrebbe essere rivisto ogni due settimane e può essere aggiornato dal Consiglio, a seconda dei casi, previa stretta consultazione con la Commissione e le agenzie e i servizi dell’UE pertinenti a seguito di una valutazione globale basata sui criteri prima elencati.
Le restrizioni di viaggio possono essere revocate o reintrodotte in tutto o in parte per un determinato Paese terzo già elencato in base ai cambiamenti di alcune condizioni e, di conseguenza, nella valutazione della situazione epidemiologica. Se la situazione in un Paese terzo elencato peggiora rapidamente, è necessario applicare un processo decisionale rapido.
Per ora non esiste reciprocità tra i provvedimenti assunti dall’Unione europea e il Canada.
Nel caso in cui un canadese decidesse di andare a trascorrere una vacanza in Italia – se il governo di Roma manterrà la linea dura emersa ieri – entrerebbe nel Belpaese ma dovrebbe sottostare alla quarantena di 14 giorni.
Tornando in Canada, nel caso in cui Ottawa decida di non modificare le misure attualmente in vigore, il viaggiatore sarà costretto a trascorrere altre due settimane di quarantena obbligatoria.
La Canada Border Services Agency, nel caso in cui vi sia il sospetto che il viaggiatore non abbia intenzione di rispettare la quarantena di due settimane, potrà quindi contattare l’Rcmp, che nei giorni successivi effettuerà i controlli previsti dalla legge.
Le pene previste sono pesantissime: si va dall’ammenda fino a 750mila dollari a sei mesi di carcere, mentre nel caso in cui le autorità dovessero verificare che sia stata messa a repentaglio la vita di altre persone, si arriva a un milione di dollari di ammenda e a un massimo di tre anni di carcere.
Il governo canadese, infine, proprio ieri ha prorogato la chiusura delle frontiere verso gli stranieri – con alcune eccezioni come lavoratori stagionali, badanti e studenti internazionali – fino al prossimo 31 luglio”. (aise) 

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