Il Messaggero di Sant’Antonio/ Il cuore a Sofia - di Andrea D’Addio

PADOVA\ aise\ - ““I bulgari amano la cultura italiana. Forse per questo il mio lavoro è più semplice: è facile promuovere attività quando il pubblico a cui ti rivolgi è già in partenza interessato”. A parlare è Verena Vittur, originaria di La Villa, in Val Badia (Bolzano), direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura di Sofia”. Ad intervistarla è stato Andrea D’Addio per il “Messaggero di Sant’Antonio – edizione per l’estero”.
““Qui si sta bene, il Paese è bellissimo, c’è tanta natura, boschi e montagne. Ma non è conosciuto quanto dovrebbe – sottolinea Vittur –. Peccato solo che buona parte del mio lavoro sia stato finora condizionato dalla pandemia. Sono arrivata nell’estate del 2019 quando molte delle iniziative programmate erano già state realizzate, alcune delle quali legate al gemellaggio della vicina Plovdiv con Matera, all’epoca entrambe capitali della cultura. Subito dopo sono iniziate le restrizioni. Abbiamo dovuto adattarci. Ci siamo comunque levate alcune soddisfazioni come l’organizzazione, già a partire dalla primavera del 2020, di una serie di mostre all’aria aperta. Abbiamo affisso 17 pannelli di grandi dimensioni alle cancellate dell’Ambasciata d’Italia per raccontare con foto e immagini i 100 anni del designer Vico Magistretti, Fellini sul set, e i volti di Dante, immaginati però da vari street artist, grazie alla mostra “Dante Plus 700”, già esposta a Ravenna. In questo periodo abbiamo ripreso la nostra attività con manifestazioni dal vivo come quella con il jazzista Paolo Fresu e il suo Trio”.
L’attività dell’Istituto di Sofia si rivolge soprattutto ai bulgari.
“La comunità italiana in questo Paese non è molto grande. È rappresentata soprattutto da imprenditori, e la maggior parte di loro non risiede nella capitale. La gente di qui, però, è davvero appassionata di letteratura, cucina, cinema, musica e design del nostro Paese. L’attenzione per ciò che facciamo è alta, i nostri corsi di lingua sono quasi tutti pieni. È un amore che dura da tempo. Negli anni del socialismo, tra le poche cose occidentali che si potevano vedere in tv, c’erano i film con Celentano e spettacoli come il Festival di Sanremo, programmi che non avevano niente di politico. Ancora si respira la scia di quell’affetto”.
I bulgari di oggi sono europei con l’animo meridionale anche senza essere affaccia ti sul Mediterraneo.
“Dentro di loro – prosegue Vittur – c’è una doppia anima: i 40 anni di dittatura e una socievolezza che tanto lega con la nostra italianità. Le nuove generazioni hanno ormai uno spiccato spirito internazionale. Sono dotate di grandi capacità di apprendere le lingue, merito anche della qualità delle loro scuole”.
Il percorso di Verena Vittur parte dall’insegnamento. “Ho studiato pedagogia con indirizzo psicologico, e dopo aver vinto un concorso, sono diventata docente di tedesco. Mi sono poi trasferita a Roma e, nel 2001, dopo aver affrontato un altro concorso, sono entrata al ministero degli Affari esteri come funzionario dell’area della Promozione culturale. Fino al 2013 sono rimasta alla Farnesina. Dal 2013 al 2019 sono stata trasferita all’Istituto Italiano di Cultura di Berlino come addetto culturale. Sono stati anni molto interessanti, soprattutto durante la direzione del compianto germanista Luigi Reitani. Tra le più grandi emozioni, ricordo l’allestimento di un’opera di Michelangelo Pistoletto nel cortile dell’Ambasciata con lui presente”.
L’esperienza di Verena a Sofia terminerà a breve. “Il mio periodo di servizio all’estero si sta concludendo. Dopo 9 anni passati lontano dall’Italia, rientro volentieri a Roma, ma a Sofia rimarrà un pezzo di cuore””. (aise)