IL MESSICO E L’ITALIA SONO AMICI MA VOGLIAMO DI PIÙ: INTERVISTA ALL’AMBASCIATORE CARLOS GARCÍA DE ALBA – DI MASSIMO BARZIZZA

IL MESSICO E L’ITALIA SONO AMICI MA VOGLIAMO DI PIÙ: INTERVISTA ALL’AMBASCIATORE CARLOS GARCÍA DE ALBA – di Massimo Barzizza

CITTÀ DEL MESSICO\ aise\ - “Grazie a Puntodincontro per l'interesse e il lavoro che da tanti anni aiuta entrambi i nostri Paesi. Seguo il giornale e sono riconoscente per lo spazio che ci date. Ho un cuore che batte forte per l'Italia, una nazione dove ero già stato prima di essere nominato Ambasciatore e che mi ha dato un figlio, una bellissima lingua e formazione accademica”. Così l'Ambasciatore del Messico in Italia, Carlos García de Alba, intervistato telefonicamente da Massimo Barzizza, direttore del portale a Città del Messico.
D. Vorrei iniziare questa intervista con alcuni dati: in Messico risiedono circa 50 mila italiani, mentre in Italia i messicani sono 10 volte meno. Inoltre, la bilancia commerciale e degli investimenti è di molto favorevole al Bel Paese. Quali crede che siano i fattori che provocano questa situazione?
R. Non vorrei speculare, perché — soprattutto sugli aspetti demografici — bisognerebbe approfondire ulteriormente. Io direi che 50mila italiani in Messico, considerando che provengono da un Paese di un po' più di 60 milioni di abitanti, non è una cifra bassa e capisco che si voglia fare un contrasto, dato che il Messico ha una popolazione di più del doppio. Nella storia i movimenti migratori dei messicani hanno avuto come destinazione principale la California e il Texas negli Stati Uniti, per cui credo che la situazione demografica a cui si riferisce la tua domanda sia frutto dell'evoluzione storica. Solo recentemente, diciamo negli ultimi 20 anni, abbiamo cominciato a guardare di più l'Europa e l'Italia, Paese a cui si avvicinano molti nostri studenti e dove una buona parte della comunità messicana è collegata alla Chiesa Cattolica. Ma ci sono anche sempre più dirigenti di società multinazionali e coppie miste, formate da una messicana e un italiano, o viceversa. Sebbene siamo pochi, però, negli ultimi anni la crescita è stata notevole: quando io ero studente qui, negli anni '80, i messicani in Italia non erano più di 500. Adesso non siamo meno di 5mila, per cui l'aumento dal punto di vista percentuale è significativo. Credo, lo percepisco, che questa espansione continuerà e che i miei connazionali, per diverse ragioni, sceglieranno sempre di più l'Italia come luogo di residenza.
L'aspetto commerciale è un altro discorso: l'Italia è una potenza nel campo dell'automatizzazione e, con la Germania, sono i Paesi che producono apparecchiature che supportano la modernizzazione di molte piccole e medie aziende. Per questo, anche se è vero che il rapporto negli scambi commerciali è di 4 a 1 a favore del Bel Paese, analizzandone la composizione si può osservare che il Messico dall'Italia acquista soprattutto macchinari. Il deficit, quindi, è la conseguenza dell'importazione di strumenti e impianti che permettono alle aziende messicane di esportare. Il Messico è, di gran lunga, la maggior potenza esportatrice in America Latina, un risultato ottenuto anche grazie all'utilizzo di beni capitali italiani.
Per cercare di ridurre il disavanzo bisognerà, a poco a poco, utilizzare questi macchinari per contribuire ad aggiungere più valore ad alcune nostre materie prime, tra cui il marmo, il legno, l'argento e molti prodotti agricoli. Credo che questa sia la strada che nel corso degli anni potrebbe aiutarci a diminuire il deficit.
D. La diversificazione del commercio estero messicano, per diminuire la dipendenza dagli Stati Uniti, è una necessità di cui si parla già da molti anni, ma che non si è trasformata in una realtà.
R. Quello che il Messico è riuscito a fare in modo veramente straordinario è stato modificare la tipologia delle sue esportazioni. Quarant'anni fa eravamo un Paese fortemente concentrato sul petrolio, che oggi conta pochissimo nelle nostre vendite all'estero ed è stato sostituito da un'ampia gamma di prodotti e servizi. La sfida, in effetti, è quella geografica. Dopo l'entrata in vigore del Nafta la percentuale dell'export verso gli Stati Uniti si è leggermente ridotta, ma non sostanzialmente. È una sfida enorme e spero che il governo e gli imprenditori capiscano che esistono altre opportunità.
L'Europa è un mercato con un potere d'acquisto notevole, assieme alla Cina, al resto dell'Asia e, soprattutto, all'Africa, il continente che sta registrando i tassi di crescita più alti. C'è molta mancanza di informazione, più che di capacità, per cui è importante promuovere coinvestimenti e associazioni commerciali. L'Italia, per esempio, potrebbe assumere un ruolo importante come porta d'accesso verso l'Africa e il Messico potrebbe corrispondere nello stesso modo per i mercati dell'America Latina, dato l'ampio spettro di trattati di libero scambio che ha firmato nel subcontinente con praticamente tutti i Paesi sudamericani.
Quindi, sì, abbiamo un deficit di diversificazione di mercati, credo che esista la possibilità di risolverlo, perché abbiamo prodotti in cui siamo competitivi, ma è necessario uno sforzo informativo e di stimoli. L'Italia è uno dei Paesi che con una visione più accurata e studiata potrebbe man mano acquistare più prodotti messicani.
D. Quali sono gli enti che partecipano da parte del Messico allo sviluppo degli scambi e degli investimenti in Italia dopo la scomparsa di ProMéxico e prendendo in considerazione il recente annuncio della creazione della Camera di Commercio messicana nel Bel Paese?
R. Giocatori ce ne sono, guidati dall'Ambasciata. I ministeri degli Esteri e dell'Economia messicani sono gli incaricati del commercio internazionale e dell'attrazione degli investimenti e non si tratta di un nuovo assetto. Bisogna ricordare che queste funzioni sono previste dalla legge dell'amministrazione pubblica e non sono il risultato dell'estinzione di ProMéxico e del Consiglio di promozione turistica.
Alcune sedi diplomatiche e consolari sono più attive di altre in questo campo, ma alla fine alla Secretaría de Relaciones Exteriores tutti sappiamo che è un obbligo occuparci della ricerca di nuovi mercati, dell'appoggio alle aziende messicane che vogliono esportare e di attirare investimenti esteri in Messico.
Quindi le ambasciate, compresa ovviamente quella di Roma, sono capofila di queste attività, aiutate, nel caso dell'Italia, da un Consolato che abbiamo a Milano che —e lo vorrei sottolineare per chi ancora non lo sa— è tornato ad essere un Consolato Generale, dopo essere stato per un po' un consolato di carriera. Abbiamo, inoltre, dieci Consolati Onorari —a Torino, Genova, Venezia, Bologna, Firenze, Perugia, Ancona, Napoli, Bari e Palermo— nati tanti anni fa con lo scopo principale di proteggere i messicani in difficoltà. Continueranno a farlo, ma l'8 novembre — tre settimane dopo il mio arrivo — mi sono riunito con tutti i consoli qui a Roma all'Ambasciata e gli ho detto chiaramente che il loro mandato deve essere ampliato per includere la promozione degli scambi commerciali, del turismo, della cultura e dell'arte. Queste attività si aggiungono alle mansioni tradizionali della protezione consolare.
Esiste, inoltre, il nucleo Italia della Red Global MX, costituito da professionisti, dirigenti e imprenditori. È un'organizzazione presente in diverse città italiane che ci aiuta spesso nella diffusione di informazioni e l'organizzazione di riunioni tematiche in alcuni settori e giri d'affari. Si tratta senz'altro di uno strumento da cui potremo trarre molti vantaggi.
Devo confessare che una delle mie prime sorprese in questo Paese è stata il constatare che non esiste una Camera di Commercio messicana in Italia. Ne abbiamo bisogno ed è un progetto fattibile, anche se non sarà possibile portarlo a termine velocemente come vorrei, perché bisogna farlo con cura, rispettando le norme indicate dalla legislazione. Dobbiamo capire bene quali sono le aziende, sia messicane che italiane, che possono far parte della Camera, quali servizi offrire e individuare le persone più indicate per assumerne il ruolo di presidente e direttore. Sono cose che dovremo definire progressivamente, per cui preferisco dedicargli il tempo necessario per assicurare il successo dell'iniziativa. Questo nuovo agente sarà di grande aiuto negli sforzi di crescita e diversificazione degli scambi e nell'attrazione degli investimenti in entrambi i sensi.
D. Quali saranno le date, la sede e i temi della prossima riunione della Commissione Binazionale Messico-Italia?
R. Esiste già un'agenda di massima. Proprio stamattina [venerdì 17 gennaio, nda] ho avuto un'interessante riunione alla Farnesina su questo tema. Ci stiamo scambiando proposte, idee, iniziative e stiamo facendo il punto della situazione, ma non ci sono ancora né un'agenda, né una data definitive. Quello che sappiamo è che esiste la volontà di entrambe le parti di organizzare la riunione, che si svolgerà a Città del Messico quest'anno e che ci teniamo a che le delegazioni del Messico e dell'Italia siano guidate rispettivamente dai ministri Ebrard e Di Maio.
D. Oltre alla Commissione Binazionale, quali altri appuntamenti importanti sono già stati fissati nell'agenda bilaterale?
R. Sono molte le attività che svolgeremo quest'anno e molte hanno a che fare con la verifica di questa sesta edizione della Commissione Binazionale. Ad esempio, esiste l'intenzione —che appoggio con entusiasmo— di organizzare una missione imprenditoriale italiana in Messico i cui partecipanti verranno scelti con cura e che potrà realizzarsi in coincidenza o separatamente dalla Binazionale. Sarà senza dubbio un'evento importantissimo.
In questo momento non sono in grado di informare su date ed eventi specifici che avranno luogo nel 2020, ma posso assicurare che entrambe le ambasciate, perché sono in contatto con l'ambasciatore De Chiara, stanno organizzando iniziative di vario tipo per far sì che questo sia un anno di rinforzamento del rapporto bilaterale.
È un'intenzione condivisa, perché entrambi i Paesi sappiamo che siamo amici e ci vogliamo bene, ma non è sufficiente: gli obiettivi sono più scambi commerciali, un dialogo politico più profondo e frequente ad alto livello, più scambi accademici e culturali, interazioni artistiche nuove e fresche ed esplorare argomenti che non sono stati presi in considerazione in precedenza nella relazione bilaterale. Ho menzionato, ad esempio, la possibilità di cominciare a sviluppare i nostri rapporti in un campo così caro a entrambi come lo è quello dello sport.
D. Vuole inviare un messaggio ai messicani che ci leggono in Italia?
R. Come ho fatto il giorno dopo il mio arrivo a Roma per mezzo della tecnologia digitale, rivolgo anche adesso un messaggio ai messicani per farvi sapere che c'è un'ambasciata e c'è un ambasciatore che vuole esservi vicino. Sentitevi liberi di venire, di riunirci, di chiedermi pareri, informazioni, consigli sulle attività che state portando avanti sia nel campo dello studio, sia nell'ambito imprenditoriale, sia nel vostro ruolo di mariti o mogli di italiane o di italiani. Sentite questa casa, la casa dei messicani in Italia, come un luogo che vi appartiene, che vi è vicino, che vi ascolta e che vuole lavorare con voi. Grazie per ciò che state facendo in Italia, per il vostro impegno quotidiano nelle attività che svolgete e continuate ad essere orgogliosamente messicani. Siamo i rappresentanti odierni di una grande nazione con una storia meravigliosa, vantiamocene e siamone fieri!”. (aise) 

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