INSEGNARE LA DIVINA COMMEDIA ALL’ESTERO – DI MARINA GASPERINI

Insegnare la Divina Commedia all’estero – di Marina Gasperini

GINEVRA\ aise\ - “Il 2021 è l’anno delle celebrazioni dantesche, a 700 anni dalla morte del poeta. Apriamo questa rubrica a chiunque voglia dare il suo contributo di studioso o di semplice ammiratore del Vate. Insegnare la Divina Commedia a ragazze e ragazzi al secondo anno di studio della lingua italiana potrebbe a prima vista sembrare un’impresa impossibile e invece è stata per me un’esperienza straordinaria. Certo, l’introduzione storicistica è necessaria, ma la Divina Commedia, trascende il contesto politico e culturale del ‘300 pur essendone la più alta rappresentazione letteraria e la somma di tutti i suoi saperi, per elevarsi a espressione di una verità assoluta e moderna”. A scrivere è Marina Gasperini che affida queste sue riflessioni sull’insegnamento della Divina Commedia ai giovani non italofoni al “Giornale italiano”, Giornale del CAIG, Coordinamento Associazioni Italiane di Ginevra, diretto da Giovanni Paggi.
“I valori morali di Dante, anche se determinati dall’orizzonte dottrinale e teologico medievale, e la sua concezione della felicità e della giustizia sono universali e senza tempo. La sua critica feroce dell’avidità e la denuncia degli abusi e del potere sono ancora pertinenti nell’attuale sistema socio-economico che impone la spietata logica del consumo ed altera la concezione della felicità, intesa come soddisfacimento immediato del piacere contingente.
Per risvegliare le coscienze, Dante ha voluto scrivere un poema popolare, comprensibile da tutti, non un poema erudito, come il “De vulgari eloquentia”, destinato solo ai dotti. Per questo, dopo tanti secoli, siamo ancora affascinati dalla sua opera, cattedrale gotica della letteratura mondiale.
E Dante non è solo narratore, ma ha anche sceneggiatore e addirittura coreografo, perché il suo poema è un’opera totale, più vicina all’estetica delle installazioni contemporanee che alla fissità di un testo.
A partire da qui, insegnare la Divina Commedia ai giovani non italofoni costituisce un’occasione unica di scambio di realtà diverse eppure simili, nonché di innovazioni a partire dalla tradizione, anche con il supporto della realtà virtuale.
La Divina Commedia piace ai giovani, perché i giovani amano i grandi personaggi e si emozionano al racconto delle loro avventure, provando compassione per i tormenti di alcuni di essi, come Paolo e Francesca, e indignandosi per le malefatte di altri. La coerenza politica e umana di Dante li affascina.
Dante prende posizione, sceglie, condanna o esalta, senza mezze misure. Di questo hanno bisogno gli adolescenti, di certezze, che escludano ogni compromesso. L’integrità morale di Dante, il suo coraggio nel denunciare la corruzione destano l’ammirazione dei giovani. L’arditezza delle metafore, l’esattezza delle similitudini, la sua fantasia inventiva suscitano la meraviglia degli studenti.
Il plurilinguismo, cioè la capacità di adattare il livello della lingua alla situazione narrativa, per cui, accanto ai latinismi, ai neologismi, alle espressioni più elevate, si trovano termini volgari, permette ai giovani di avvicinarsi al poema senza temerne le difficoltà.
Certo, i giovani preferiscono la concretezza dell’Inferno e del Purgatorio alle disquisizioni teologiche del Paradiso, ma sono pronti ad affrontare anche l’ultima parte del viaggio, perché sanno che ci sarà un lieto finale. È cio che ha promesso Dante, quando ha definito comedìa il suo poema, cioé avventura che comincia male, ma finisce bene, con il raggiungimento della felicità.
Insegnare la Divina Commedia all’estero non è impresa impossibile, al contrario, è un’occasione straordinaria d’interazione con giovani provenienti da altre culture e altre lingue, nella consapevolezza che i valori fondanti dell’umanità sono gli stessi in ogni epoca e ad ogni latitudine.
È necessario però che l’insegnante dia corpo e voce alle terzine dantesche, trasmettendo concetti ed emozioni con tutto se stesso. L’insegnante, se vuole comunicare tutta la forza evocatrice delle terzine dantesche, deve scendere dalla cattedra ed essere attore, modulare la voce, utilizzandone tutti i toni, per suscitare e conquistare l’interesse, senza imporlo. I ricordi più belli dei miei anni d’insegnamento sono legati alla soddisfazione di vedere gli studenti appassionarsi alla lettura della Divina Commedia e all’esclamazione di uno studente: “Madame, vous êtes habitée!””. (aise) 

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