LA CASA D’ITALIA E LA SUA COMUNITÀ: FINALMENTE UN VENTO DI GIUSTIZIA – DI PIETRO LUCCA

LA CASA D’ITALIA E LA SUA COMUNITÀ: FINALMENTE UN VENTO DI GIUSTIZIA – di Pietro Lucca

MONTREAL\ aise\ - “Ormai per più di un settantennio la Comunità italiana di Montréal ha atteso una giusta soluzione a seguito delle discriminanti misure di guerra adottate contro di essa dal governo canadese nel 1940. La nostra Comunità subì ogni sorta di vessazione e centinaia dei suoi notabili furono internati senza nessuna precisa ragione o motivazione. In questi giorni, finalmente, corre voce di una definitiva soluzione al lungo dissidio tra lo stato canadese, rappresentato dall’attuale governo federale in carica, e la Comunità italiana. Dopo vari tentativi nel passato, da parte di enti associativi e varie organizzazioni rappresentative della nostra Comunità, finalmente questa volta sembra quella buona”. Così scrive Pietro Lucca sul “Cittadino canadese”, settimanale diretto a Montreal da Basilio Giordano.
“Attualmente sono in corso incontri e sembrano positivi. La nostra Comunità, almeno per la storia, merita un chiarimento, scuse ed un dovuto risarcimento per i danni morali e materiali subiti. Siamo altresì lieti di sapere che nella lista per le scuse ed i risarcimenti appare la Casa d’Italia, vittima simbolica principale dell’epoca e riflesso concreto della nostra Comunità, di cui ricordo il significato, le sue peripezie e la sua storia. La Casa d’Italia fu concepita e realizzata nel 1936. Vi fu una campagna di sottoscrizione di grande successo, a cui presero parte anche amici e simpatizzanti non italiani, oltre ad una massiccia partecipazione attiva di offerte e manodopera volontaria gratuita da parte della Comunità Italo-Canadese dell’epoca.
L’iniziativa confortava un ardente desiderio di tutti di avere finalmente un luogo ove riunirsi e ritrovarsi in un’atmosfera di “Casa”.
L’edificio fu doppiamente celebre sin dall’inizio. Anzitutto per la sua portata simbolica di “focolare comunitario” della colonia italiana di Montréal, e poi per la riuscita architetturale. Concepita e realizzata in stile Art Déco, ancora oggi è considerata un gioiello del patrimonio artistico della nostra Comunità e della città di Montréal. Altro punto importante: a seguito della campagna di sottoscrizione ufficialmente promossa dall’allora Regio Console Generale d’Italia, Giuseppe Brigidi, e capeggiata da Onorato Catelli, il Sindaco di Montréal dell’epoca Camillien Houde (definito l’amico degli italiani) fece dono alla nostra Comunità di un appezzamento di terreno sito all’angolo di rue Jean-Talon e rue Lajeunesse, ove doveva sorgere la Casa d’Italia.
Questo che sembra un dettaglio costituisce un gesto simbolico di dialogo, di cooperazione e d’integrazione della nostra Comunità alla società montrealese, quebecchese e canadese. Purtroppo, il 10 giugno 1940, a seguito della dichiarazione di guerra da parte dell’Italia all’Inghilterra, tutti i notabili, tra cui artisti, religiosi e personaggi prominenti della Colonia italiana di Montréal (incluso lo stesso Sindaco Camillien Houde), furono internati e dichiarati, dall’oggi all’indomani, “alien ennemies”, nemici stranieri. Le loro famiglie in balìa degli eventi, guardate in cagnesco e soggette all’astio della popolazione locale. La nostra Comunità fu duramente colpita: sequestri di proprietà, commerci e conti in banca; vandalismi, fallimenti e disoccupazione; una vera persecuzione. In quanto alla Casa d’Italia, simbolo e riflesso comunitario, fu requisita a mo’ di bottino di guerra dalla “Gendarmerie Royale” fino al 1948.
Lo stesso anno, ancora una volta, a favore della nostra Comunità intervenne il sindaco di Montréal, Camillien Houde (reduce anche lui dall’internamento per le simpatie verso l’Italia di allora) e la Casa d’Italia ci fu restituita. Ma le ferite erano profonde e dure a cicatrizzarsi. Gli internati fecero ritorno in seno alle proprie famiglie, ma nulla ritornò come prima. Distrutti nell’animo, non accettarono mai l’ingiustizia subìta da una terra che amavano e rispettavano.
La Casa d’Italia intanto, testimone e simbolo del nostro ritmo comunitario, per riflesso anch’essa subì, durante gli otto anni di sequestro, un periodo delicato che l’ha segnata. La nostra “Casa” fu svuotata della sua anima: sparirono tutte le testimonianze di vita comunitaria, arredamenti e decori, documentazione, archivi, la sua preziosa biblioteca, tutto fu sequestrato, sparpagliato e conseguentemente forse perso per sempre. Per quel che ne so, solo un’infima parte di poco valore è stato restituito. Fatto sintomatico: nel 1948, la Casa d’Italia fu presa in consegna dai notabili della Comunità, gli stessi che furono internati. Dopo l’esperienza e la prova dell’internamento, con i mille problemi a cui far fronte, si incaricarono di assumere l’onere di prendere in consegna l’Edificio in nome della Comunità. Lo scopo era quello di trasmettere alle generazioni future, quali siamo, un prezioso monumento identitario che costituisce la somma dei valori della nostra gente, nonché un simbolo della nostra integrazione in questa grande e generosa terra. Salvaguardare e curare la Casa d’Italia, vuol dire preservare quel filo prezioso che ci lega ai nostri pionieri.
Testimone di valori e di vita comunitaria del nostro passato, la “Casa” costituisce il Monumento della nostra presenza nella storia di Montréal, del Quebec e del Canada”. (aise) 

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