LA GELATERIA ITALIANA DI BERMAGUI CHE OFFRIVA CAFFÈ PRIMA DELL'EVACUAZIONE - DI FRANCESCA VALDINOCI

LA GELATERIA ITALIANA DI BERMAGUI CHE OFFRIVA CAFFÈ PRIMA DELL

SYDNEY\ aise\ - "Una parte del cielo era rossa e subito pensi sia il sole che sorge... Ma era dalla parte opposta, quindi non poteva essere il sole. Erano i fuochi". È parte del racconto di Francesca Michielin, proprietaria di una gelateria italiana a Bermagui, nel New South Wales, che Francesca Valdinoci ha raccolto per SBS Italian, lo Special Broadcasting Service che diffonde notizie in lingua italiana in tutta l’Australia.
"La mattina del 31 dicembre 2019 a Bermagui, un piccolo centro del NSW meridionale, il tempo si è fermato.
Come altri villaggi lungo la costa sud-est del Paese, anche Bermagui è stata minacciata dagli incendi che hanno colpito la zona a cavallo tra 2019 e 2020; l’allerta sembra destinata a rimanere alta fino alla fine della stagione.
"Il cielo era molto scuro dalle prime ore del mattino ed è rimasto buio fino alle 9.30, una situazione surreale", ricorda Francesca Michielin, "Una parte del cielo era rossa e subito pensi sia il sole che sorge... ma era dalla parte opposta quindi non poteva essere il sole. Erano i fuochi".
Di primo mattino, Michielin racconta: "Ci è arrivato il messaggio di lasciare le case e andare verso la spiaggia".
Michielin, proprietaria di una gelateria sul porto del paese, Bermagui Gelati Clinic, ha raccontato a SBS Italian: "Appena scattata l’emergenza, abbiamo pensato di andare in negozio per stare vicini all’acqua e per distrarci abbiamo cominciato a fare caffè per i turisti che erano in giro e che entravano in negozio pensando che fossimo aperti".
La gelateria ha offerto caffè fino a quando, verso le 9.30, Bermagui è rimasta senza corrente.
"Per me è stata la cosa più giusta da fare: c’erano tanti turisti perché questo è il momento in cui arrivano sulla costa. Mi ricordo in particolare una coppia giovane, con un bambino molto piccolo che ci ha chiesto di rimanere dentro con noi. Poi la ragazza, la giovane mamma si è messa a piangere perché non sapeva cosa fare. Era tutto un punto di domanda".
La mattina del 2 gennaio, durante una riunione organizzata dalle autorità locali, la sindaca dà un ultimatum alla popolazione: "Non vi piacerà quello che vi stiamo per dire, ma andate via… Adesso!".
Da quel momento scatta l’evacuazione del villaggio: dei 1500 residenti, la maggior parte delle famiglie decide di muoversi, mentre circa un terzo dei residenti decide di non lasciare Bermagui.
Anche Michielin decide di lasciare la costa alla volta di Canberra: "Che vuoi, abbiamo tre bambini e i genitori di mio marito che sono anziani, erano con noi".
"Ci abbiamo messo otto ore e mezza per raggiungere Canberra, quando di solito ce ne vogliono tre. C’era tantissimo traffico, gente che piangeva sul ciglio della strada, c’era tantissimo fumo".
"Ci sentivamo isolati, non potevamo comunicare. Internet non c’era più. Per tre giorni non ho potuto comunicare con i miei genitori in Italia ed è stata una cosa bruttissima. Poi quando finalmente ho potuto, mio papà non riusciva a parlare".
"Il vento è cambiato 10 minuti prima della catastrofe e ha portato i fuochi in un'altra direzione, ci ha risparmiato a discapito però di altre case", ricorda Michielin, "in molti hanno perso tante case qui e qualcuno ha perso anche la vita".
La famiglia decide di fare ritorno a Bermagui dopo qualche giorno. "Non vedevamo l’ora di tornare, avevamo il negozio da controllare e nonostante tutto lo sporco e la polvere che abbiamo trovato stare in mezzo alla nostra gente, ci ha reso tranquilli".
"La stagione l’abbiamo persa, come tutta la regione, per via degli incendi. L’impatto economico è immenso se pensiamo a tutti i paesi che vivono di turismo… Noi viviamo di questo", spiega Michielin. "In genere in questo periodo siamo sei o sette persone ogni giorno, ora siamo in due, a volte tre".
"Il negozio sopravviverà, la solidarietà si respira in questo momento. Siamo in una comunità molto piccola, ci conosciamo tutti. Ho capito che ci possono essere situazioni di emergenza, ma se si affrontano insieme tutto si supera", conclude Michielin. "Soprattutto dopo aver sentito storie di gente che ha perso tutto, loro vogliono ricostruire, loro vogliono andare avanti. Sarebbe troppo facile andar via"". (aise)


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