L’AIUTO DEI CONNAZIONALI AI TERREMOTATI – DI KRSTO BABIĆ

L’aiuto dei connazionali ai terremotati – di Krsto Babić

FIUME\ aise\ - “La solidarietà non è un valore morale bensì un sentire connaturato nell’uomo. La solidarietà è dunque l’elemento più importante dell’istinto sociale. Se gli uomini non fossero per natura solidali gli uni nei confronti degli altri sarebbe problematica la loro stessa sopravvivenza. In assenza di questo valore, insomma, nessuna comunità sarebbe capace di progredire e alcun sistema sociale sarebbe possibile. Ne l’Etica del cittadino, Aristotele sostiene che: “…gli uomini generosi sono amati quasi più di tutti quelli che sono amati per la virtù, perché sono benefici, e l’essere benefici consiste nel donare”. Donare sé stessi è un’arte che è sempre stata ardua da esercitare poiché richiede una convinzione profonda nei confronti dell’altro. Per la maggior parte di noi è più semplice meditare che fare effettivamente qualcosa per gli altri. Fortunatamente non è così per tutti. I connazionali Antonella Tudor e Alessandro Muracchioli, rispettivamente presidente e vicepresidente della Comunità degli Italiani di Spalato, ad esempio, sono tra i virtuosi che non hanno esitato in questi giorni tormentati a sacrificare la loro comodità, sicurezza, tempo libero e risorse pur di soccorrere chi in questo momento in Croazia ne ha più bisogno, ovvero le popolazioni terremotate della Banovina”. Ad intervistarli è stato Krsto Babić per “La voce del popolo”, quotidiano diretto a Fiume da Roberto Palisca.
L’impulso ad aiutare
Il 3 gennaio scorso Antonella Tudor è stata la prima di loro due a visitare le zone colpite dal devastante sisma. “L’impulso di partire mi è venuto dopo che sono entrata in contatto con un gruppo di cuochi dalmati che si stavano organizzando per recarsi nella Regione di Sisak e della Moslavina per portare aiuto ai terremotati”, ci ha raccontato Antonella Tudor. La presidente del sodalizio spalatino ha spiegato che per lei, che opera nel campo della ristorazione, alla pari di molti altri suoi colleghi nel settore turistico, era impensabile rimanersene a casa, con le mani in mano a causa del lockdown, ad assistere passivamente, davanti alla televisione, alla sofferenza di così tante persone. Rientrata a Spalato dopo un solo giorno di permanenza nelle aree terremotate, Antonella Tudor ha illustrato la situazione agli attivisti e ai simpatizzanti della CI di via Bajamonti. Poi, il 7 gennaio scorso, è ripartita, questa volta accompagnata dal suo vice, Alessandro Muracchioli (originario di Carrara, vive nel capoluogo dalmata da quando si è sposato con una spalatina), mettendosi al servizio di un gruppo di 40-50 volontari provenienti da Spalato, Zara, Zagabria, Istria, Filippine… stanziati a Glina, una delle località maggiormente lesionate dalle scosse telluriche del 28 e 29 dicembre scorsi. “Eravamo partiti con l’idea di fermarci per un paio di giorni. Invece, siamo restati lì un’intera settimana”, ha osservato ieri Antonella.
Menù italiano
“Su la situazione è tragica. Siamo preoccupati – racconta ancora Antonella Tudor – adesso che non ci sono più i volontari che si premuravano di far arrivare i pasti anche alle persone nelle località più isolate, non sappiamo come funzioneranno le cose”. “Io che parlo poco il croato – è subentrato Alessandro Muracchioli (talent scout calcistico con alle spalle una lunga esperienza nella sfera del commercio) – e che non sono addentro nelle situazioni politiche locali, sono rimasto abbastanza perplesso nel vedere come il darsi da fare dei volontari viene meno dall’oggi al domani, in seguito al subentrare dello Stato”. “I pasti che saranno forniti dallo Stato in confronto a quelli preparati dai volontari mi hanno lasciato un po’ incredulo”, ha rilevato Alessandro Muracchioli. “Il nostro gruppo, che aveva tra i suoi coordinatori Martino Kovačić del rinomato Oyster&Sushi bar/restaurant Bota Šare di Zagabria, da solo era in grado di preparare e distribuire tra i 1.500 e i 2.000 pasti al giorno. E mi riferisco a pasti completi, che andavano dal primo al dessert, con portate abbondanti, preparate con ingredienti di qualità e tutti frutto di donazioni procurate dai ristoratori stessi”, ha detto il vicepresidente della CI spalatina. “Un giorno – è intervenuta Antonella Tudor – il menù comprendeva il paté di baccalà, un altro il brodetto di calamari. In accordo con gli chef in un’occasione lo abbiamo dedicato alla cucina italiana e abbiamo servito la carbonara, gli spaghetti al ragù, le lasagne…”. Alessandro Muracchioli, che ha ammesso che in precedenza non aveva mai partecipato ad azioni umanitarie di tale portata, ha detto di essere rimasto confuso dal fatto che anche gli addetti della Croce rossa e della Protezione civile si nutrissero nelle mense allestite dai volontari. “Per certi versi si tratta di un paradosso. Casomai dovrebbe essere il contrario”, ha dichiarato Alessandro, preferendo chiudere il discorso.
Sinergia dalmato-bellunese
Antonella Tudor ci ha detto di essere orgogliosissima della generosità dimostrata dai soci della CI di Spalato (il sodalizio è tradizionalmente molto attivo nella sfera sociale; nel novembre scorso, ad esempio, in occasione della Settimana della cucina italiana nel mondo, i soci della CI hanno cucinato per i senzatetto, nda), che la contattavano quotidianamente per chiedere di che cosa avessero bisogno le persone a Glina. Nel poco tempo libero (in Banovina la loro giornata lavorativa iniziava alle 8 e 30 e si concludeva alle 20) Antonella e Alessandro sono comunque riusciti a stringere dei contatti con le persone del luogo. Grazie alle donazioni devolute dai connazionali di Spalato hanno potuto aiutare concretamente degli anziani rimasti senza casa e una coppia di genitori disoccupati con tre figli a carico. Hanno detto di essere rimasti sinceramente toccati dal calore, dall’affetto e dalla riconoscenza dimostrata loro dalla gente del posto nell’apprendere che sono italiani. Antonella non ha mancato di ringraziare neppure i connazionali della Comunità Bellunese della Croazia pannonica, ai quali si era rivolta per assicurarsi un alloggio e assistenza logistica. Antonella e Alessandro, tuttavia non hanno dovuto andare ospiti in casa di estranei. Hanno potuto soggiornato gratuitamente in un albergo di Topusko (altri volontari sono stati ospitati in una Casa di riposo risparmiata dal terremoto).
La sfida del freddo
Lo sciame sismico che si è abbattuto sulla Banovina seminando morte e distruzione si è lasciato alle spalle scenari quasi apocalittici. “È impressionante osservare la gente accampata davanti alle proprie case accanto ai falò”, ha affermato Alessandro Muracchioli. Il vicepresidente della CI spalatina ci ha detto di essere persuaso del fatto che gli abitanti delle zone colpite dal terremoto siano palesemente molto legati alla propria terra. “Ciononostante – ha osservato – se lo Stato non interverrà in modo appropriato temo che sarà inevitabile che una parte di queste persone finirà con l’essere costretta a cercare di rifarsi una vita altrove”. Antonella ha spiegato che in questo frangente a creare molti problemi è il freddo. Ad essere penalizzate sono in particolare le persone alle quali non sono stati ancora forniti alloggi alternativi e magari dormono in macchina. “Dopo che è caduta la neve nel tendone nel quale lavoravamo si gelava”, ha commentato la presidente del sodalizio di via Bajamonti, affermando di essere pronta a tornare in Banovina a fornire il suo aiuto alla popolazione terremotata, soprattutto dopo che sarà stato chiarito quale sarà il ruolo affidato ai volontari in futuro”. (aise) 

Newsletter
Notiziario Flash
 Visualizza tutti gli articoli
Archivi