LAVORO IN UK: POCHE POSIZIONI E MIGLIAIA DI CANDIDATI – DI RAFFAELE VALLEFUOCO

LAVORO IN UK: POCHE POSIZIONI E MIGLIAIA DI CANDIDATI – di Raffaele Vallefuoco

LONDRA\ aise\ - ““Il numero delle candidature rispetto all’offerta di lavoro nel mercato post COVID-19 è effettivamente ad oggi molto alto. I licenziamenti sono in atto”. A confermarlo è Teresa Pastena, fondatrice di CV and Coffee, agenzia di reclutamento per lavoratori bilingue italo-inglesi con sedi sparse a Londra. “Quello che vediamo è una lenta ripresa e un atteggiamento di precauzione da parte delle aziende. Certamente è aumentato il numero delle persone che cerca lavoro e questo lo riscontriamo quotidianamente”. “Ma non mi stupisco – continua la Pastena – di fronte alle notizie di questi giorni di un numero abbondante di candidati a fronte di poche posizioni”. Il riferimento è alla notizia di cronaca che arriva da Manchester dove per una offerta di lavoro come receptionist a presentarsi sono stati in 963, con grande sorpresa dei ristoratori”. Ne scrive Raffaele Vallefuoco per “LondraItalia.com”, quotidiano online diretto da Francesco Ragni.
““Anche da noi per un posto da office manager sono state presentate ben oltre duecento candidature. In questo momento chi fa domanda è alla ricerca di qualsiasi cosa. Chi si propone sul mondo del lavoro si adatta ed è disponibile alle più disparate attività. Una circostanza – ammette Teresa Pastena – che crea un grave problema per il futuro, con figure professionali non stabili e incertezza per i prossimi mesi. Se, infatti, un profilo di carattere finanziario, accetta un ruolo da amministrativo, è destinato ad andare via una volta che la situazione economica si sarà ristabilita”.
Una ricerca al ribasso che purtroppo non conosce confini professionali né merceologici. “Stiamo vedendo di tutto. Si cerca lavoro a 360 gradi, dal mondo legale alle vendite, all’amministrazione. E che ci sia ridondanza lo registriamo nei piccoli contatti. Ad esempio, non abbiamo fatto in tempo ad inserire in un’azienda un profilo IT, che lo stesso lavoratore ci ha segnalato ben altri cinque colleghi che erano alla ricerca di una simile posizione”.
“Certo – riconosce – ci sono settori più colpiti di altri. Non solo vendita o ristorazione, ma a risentire sono stati il mondo degli eventi, dello spettacolo, il non profit, le costruzioni, per non parlare degli hotel e dei settori collegati al turismo”.
“Ad uscirne rafforzate sono, invece, industrie come l’e-commerce, le professioni sanitarie, l’e-learning, il mondo del benessere, quello farmaceutico e i videogame. Tutti ambiti che sono stati, per forze di cose, maggiormente utilizzati o interessati da mesi di forzato lockdown”.
“La permanenza a casa – commenta Teresa Pastena – ha favorito, quindi, un altro trend: lo smart working. Quello che registriamo è un aumento delle posizioni in modalità lavoro agile e una predisposizione maggiore verso il lavoro da casa. Con la prospettiva di un secondo lockdown, avere un’opzione del genere è più incoraggiante per tutti””. (aise) 

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