LE POLITICHE MIGRATORIE CAMBIANO IL VOLTO DEL CANADA: IMMIGRAZIONE DALL’ITALIA AI MINIMI TERMINI – DI FRANCESCO VERONESI

LE POLITICHE MIGRATORIE CAMBIANO IL VOLTO DEL CANADA: IMMIGRAZIONE DALL’ITALIA AI MINIMI TERMINI – di Francesco Veronesi

TORONTO\ aise\ - “Lasciate ogni speranza voi ch’entrate. O che vorreste entrare, sarebbe il caso di specificare. Perché per un italiano che vuole costruirsi una nuova vita in Canada gli ostacoli sono sempre maggiori, nascosti nel farraginoso e inefficiente sistema dell’immigrazione canadese che produce scompensi, disfunzioni e squilibri. Lo confermano ancora una volta i numeri messi a disposizione dal ministero dell’Immigrazione, che mettono in luce come nei primi tre trimestri del 2019, su un totale di 228.510 residenze permanenti concesse agli stranieri in Canada, appena 960 sono state ottenute da cittadini italiani. Si tratta di un magro 0,42 per cento del totale, che inchioda il Belpaese al 41° posto della classifica generale”. A scrivere è Francesco Veronesi, direttore del “Corriere canadese”, autore di una inchiesta sull’immigrazione italiana in Canada, che proseguirà anche nelle prossime edizioni del quotidiano edito a Toronto.
Quelli che pubblichiamo di seguito sono i primi tre articoli firmati dal direttore, che analizza le statistiche presenti sull’Open Data del governo federale e i dati messi a disposizione dal ministero dell’Immigrazione.
“Sono lontanissimi gli anni in cui il fenomeno migratorio dall’Italia aveva una rilevanza numerica significativa: oggi ci dobbiamo accontentare della categoria dello “zero virgola”, valori ai quali siamo ormai abituati da molto tempo.
Magra consolazione, c’è stato un piccolissimo incremento rispetto ai valori dei primi tre trimestri del 2018, quando gli italiani che avevano ottenuto la PR Card erano stati 810.
Si tratta in ogni caso di valori prossimi all’irrilevanza, se andiamo a spulciare i dati riguardati quelli che sono diventati i principali bacini d’utenza dell’immigrazione canadese.
L’India, che negli ultimi 3 anni ha scalzato le Filippine in questa speciale classifica, nei primi nove mesi del 2019 ha ottenuto qualcosa come 57.185 residenze permanenti, pari al 25,02 per cento del totale: in pratica, quest’anno un immigrato su quattro in Canada arriva dall’India. Lo scorso anno eravamo invece al 21,7 per cento. Sul podio poi troviamo la Cina (21.060 PR Card) e le Filippine (19.185), in costante calo negli ultimi anni ma sempre con valori assoluti molti alti.
Seguono nell’ordine la Nigeria (8.420), gli Stati uniti (7.375), il Pakistan (7.305), la Siria (6.790, ma qui il numero è chiaramente alto per via dei rifugiati che arrivano dal Paese mediorientale) e la Corea del Sud (4.250), che ha fatto un evidente salto in avanti passando dal dodicesimo all’ottavo posto.
L’Inghilterra è il primo Paese europeo con il suo 11° posto, mentre per trovare una nazione dell’Europa continentale dobbiamo scendere alla quattordicesima posizione con la Francia, che tuttavia ha subito un calo di quasi 1.600 Pr Card rispetto ai primi nove mesi del 2018.
L’Italia, come abbiamo detto, sprofonda al 41° posto, superata - tra gli altri - anche dal Burundi (1.125), dal Marocco (1.680), da Hong Kong (1.040).
Battiamo, anche se di poco, il Nepal (885) e Haiti (955), mentre Portogallo (565) e Polonia (630) si confermano ancora una volta nei piani bassi della classifica.
LE POLITICHE MIGRATORIE CAMBIANO IL VOLTO DEL CANADA
Le politiche migratorie del governo federale stanno cambiando il volto del Canada. L’analisi dei flussi migratori degli ultimi cinque anni, attraverso lo studio delle statistiche presenti sull’Open Data del governo federale e dei dati messi a disposizione dal ministero dell’Immigrazione, conferma come siano diventanti sostanzialmente tre i principali bacini che alimentano il fenomeno migratorio nel nostro Paese: l’India, le Filippine e la Cina. L’Italia, al contrario, ha una valenza del tutto marginale.
Dal 2015 all’agosto del 2019 hanno ottenuto la residenza permanente in Canada 257.800 indiani, mentre nello stesso lasso di tempo sono arrivati quasi 189mila filippini e oltre 127mila cinesi, su un totale di 1.404.000 immigrati che hanno acquisito la PR Card.
La somma di questi tre Paesi rappresenta un sorprendente 40,8 per cento del totale, con l’India che fa la parte del leone con il 18,3 per cento dei nuovi arrivati negli ultimi cinque anni.
Gli immigrati italiani, con 5.085 residenze permanenti registrati nello stesso periodo, rappresentano lo 0,36 per cento del totale.
Nella classifica generale, sempre secondo i numeri forniti dal governo, si posiziona al 4° posto la Siria con oltre 75mila arrivi (anche se in questo caso incide enormemente il numero di rifugiati accolti da Ottawa), seguita dal Pakistan (47mila nuove PR Card), Stati Uniti (43.560), Nigeria (33mila) e Iran (circa 32.500).
E se Francia (28mila) e Gran Bretagna (quasi 26mila) rappresentano due Paesi che tradizionalmente hanno alimentato il fenomeno migratorio in Canada, vi sono altre Nazioni che negli ultimi anni hanno registrato un significativo balzo in avanti: è il caso dell’Eritrea (21.400), Corea del Sud (oltre 21mila), Giamaica (più di 17mila) ed Egitto (quasi 16mila).
Nettamente staccati altri Paesi che in passato, come l’Italia, avevano recitato un ruolo di primo piano in termini numerici nell’immigrazione canadese, come il Portogallo (3.905 PR Card) e Polonia (4.505).
IMMIGRAZIONE DALL’ITALIA AI MINIMI TERMINI
Ormai noi italiani siamo diventanti quelli dello “zero virgola”. Per tutto il Novecento i flussi migratori dall’Italia verso il Canada hanno rappresentato un elemento significativo nel sistema dell’immigrazione canadese: flussi che hanno contribuito alla creazione di una comunità italocanadese fiorente e numerosa, che ha recitato un ruolo chiave nello sviluppo del Canada e nella difficile costruzione del mosaico etnico e demografico della società multiculturale del nostro Paese. Sono passati pochi decenni, e la situazione si è capovolta. Gli immigrati dall’Italia arrivano col contagocce, complice la presenza di un sistema penalizzante in entrata, con i cervellotici parametri dell’Express Entry, i sempre più stringenti requisiti linguistici, i cavilli burocratici e i legacci regolamentari che zavorrano - e a volte bloccano tout court - il flusso migratorio dal Belpaese.
Questo sconcertante contesto viene confermato dai dati dello stesso ministero dell’Immigrazione Canadese e da quelli di Open Government, numeri che mettono in luce come il contributo italiano all’intero fenomeno migratorio canadese sia ormai del tutto marginale e trascurabile.
Andando a confrontare i dati degli ultimi 14 anni, dal 2006 ai primi otto mesi del 2019, scopriamo che in Canada oltre 3,6 milioni di stranieri hanno ottenuto la residenza permanente, primo passo concreto per ottenere la cittadinanza. Di questi, solamente 8.649 erano italiani.
E qui torniamo alla definizione di partenza, quella dello “zero virgola”: gli italiani che si sono stabiliti in Canada negli ultimi 14 sono appena lo 0,23 per cento del totale. Un valore trascurabile, se si pensa che secondo l’ultimo censimento di Statistics Canada nel nostro Paese vivono 1.587.960 italocanadesi.
Per capire quanto sia diventata del tutto irrilevante l’apporto italiano al fenomeno migratorio canadese, basta pensare che nei primi tre trimestri del 2019 hanno ottenuto la PR card oltre 57mila indiani, 21mila cinesi e 19mila filippini. Nello stesso lasso di tempo hanno acquisito la residenza permanente 8.430 nigeriani, più o meno lo stesso numero di italiani che hanno ottenuto la PR Card in 14 anni.
Unico dato positivo, è una tendenza al lieve miglioramento dei numeri registrata negli ultimi cinque anni, anche se stiamo parlando davvero di sfumature rispetto ai dati complessivi dei nuovi arrivi: nel 2017 abbiamo sfondato quota mille, dato confermato nel 2018 e che dovrebbe essere raggiunto tranquillamente anche nell’anno in corso, visto che manca ancora un trimestre per i numeri definitivi. Ma si tratta di una magrissima consolazione”. (aise) 

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