L'ITALIANA CHE VUOLE RIVOLUZIONARE LA MODA IN AUSTRALIA – DI DARIO CASTALDO

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MELBOURNE\ aise\ - “Ama la moda e nella moda lavora. Ma il settore dell'abbigliamento così com'è concepito oggi fa spesso rima con consumismo e impatto ambientale. Senza considerare lo sfruttamento dei lavoratori nelle fabbriche dei Paesi in via di sviluppo. E allora Stella Cella, trentenne piacentina trapiantata a Melbourne, ha deciso di provare a fare qualcosa. Se non proprio cambiare il mondo, almeno provarci. Con un contributo concreto, un orlo alla volta”. Ad intervistarla è stato Dario Castaldo per “Sbs Italian”, lo Special Broadcasting Service che trasmette in italiano tutto il giorno programmi radiotelevisivi in italiano in tutta l’Australia.
“Partendo dagli effetti degli abiti di scarsa qualità sull'ecosistema - sia quando vengono lavati sia quando vengono cestinati - Stella ha deciso di provare ad allungare la loro vita. Con due collezioni, Gliese 504 e Curated Second Hand, la ragazza emiliana ha deciso di mettere le sue capacità sartoriali e la sua sensibilità al servizio della sostenibilità e dell'upcycling.
Se riciclare implica che un vestito perda o abbia perso valore e sia quindi pronto per la pattumiera, upcyling significa al contrario aggiungere valore in maniera creativa, riparare, rimodellare, aggiungere funzionalità e persino migliorare un capo di abbigliamento.
E dare una seconda vita a una gonna, a un pantalone o a una camicia significa ridurre l'impatto ambientale derivante dall'acquisto compulsivo (e spesso inutile) di vestiti e dell'abitudine di cestinare quelli che non piacciono più, non entrano più o non sono più di moda.
"Si spera che entro 20-30 anni vengano prodotti capi d'abbigliamento che entrino in un ciclo potenzialmente infinito. Nel quale nulla venga buttato via", ci dice.
Secondo i dati, gli australiani acquistano ogni anno tra i 27 e i 30 chili di abiti e tessuti. E di questi, 23 finiscono nella pattumiera. I due terzi di tutti i materiali usati sono fibre sintetiche che non si dissolvono nell'ambiente.
In questa intervista, Stella rivela che da giovane era "consumista come tutti", ma che non potendo permettersi di acquistare tutto quello che avrebbe voluto ha finito per rivolgersi ad una sarta. La quale - oltre a insegnarle a cucire e ad alterare gli abiti - l'ha aiutata ad aprire gli occhi sui temi ambientali legati alla produzione e allo smaltimento dei vestiti.
I capi d'abbigliamento che Gliese 504 e CSH ritoccano e rimettono sul mercato provengono da diverse fonti, dai charity stores fino alle donazioni passando per l'acquisto diretto. In qualche caso vengono persino regalati da emigrati che tornano in Italia o nel Paese d'origine senza volersi portar dietro tutto il guardaroba. Realizzando improvvisamente di non aver bisogno di tutto.
"Esistono tecniche per combattere l'impulso all'acquisto. Senza arrivare ad avere un guardaroba fatto di vestiti di seconda mano, se ognuno di noi possedesse il 20% di capi di seconda mano, l'impatto sull'ambiente sarebbe enorme"”. (aise) 

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