L’Italoamericano/ LA dà il benvenuto a Mariangela Zappia - di Barbara Minafra

LOS ANGELES\ aise\ - “Con l’occasione dell’inaugurazione il 28 settembre del Museo dell’Academy of Motion Pictures, disegnato da Renzo Piano, l’ambasciatrice d’Italia negli Stati Uniti, Mariangela Zappia, prima donna a capo dell’Ambasciata negli USA, ha scelto Los Angeles per la sua prima missione nel Paese”. L’ha incontrata e intervistata Barbara Minafra per il giornale bilingue L’Italoamericano, che ha pubblicato l’articolo anche sulla sua versione on line.
“Oltre alle comunità scientifica e di business italiane, l’ambasciatrice ha incontrato il sindaco di Los Angeles Eric Garcetti e il membro del Consiglio comunale della città Joe Buscaino. In una colazione al femminile organizzata dalla console generale, l’ambasciatrice si è intrattenuta con imprenditrici, accademiche, scienziate ed esponenti italiane della cultura e del cinema. Ha visitato UCLA (Royce Hall), incontrando docenti e studenti di italiano, e il JPL della Nasa, guidato dalla presidentessa di ISSNAF, Cinzia Zuffada. In questa fitta agenda di impegni, l’ambasciatrice Zappia ha rilasciato al nostro giornale un’intervista a tutto campo.
D. Italia e Stati Uniti celebrano quest’anno 160 anni di relazioni diplomatiche. Un anniversario importante per un legame, quello tra Italia e Stati Uniti, definito dal presidente Mattarella, “un impegno per la difesa della democrazia”.
R. In questo anniversario importante, le parole del presidente della Repubblica che ha citato colgono l’essenza della relazione tra Italia e Stati Uniti: un’amicizia straordinaria tra due bellissime democrazie che condividono gli stessi valori e sono quindi alleate naturali nel promuovere pace, sicurezza, diritti universali e nell’affrontare le grandi sfide globali. Un’amicizia profonda, alimentata anche dai tanti italiani che hanno contribuito alla crescita degli Stati Uniti e che ogni giorno promuovono scambi e relazioni in tutti gli ambiti, dalla scienza alla cultura, all’innovazione tecnologica, con uno sguardo al futuro e alla salvaguardia del pianeta.
D. Ambasciatrice, lei non è nuova a incarichi di rilievo ma per l’Italia è un bel segnale che per la prima volta una donna ricopra un ruolo istituzionale come il suo.
R. La mia nomina è senz’altro un segnale del rinnovato impegno dell’Italia sul fronte dell’uguaglianza di genere. È un tema che il governo Draghi ha posto al centro del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e che l’Italia ha promosso anche sul piano internazionale, ospitando la prima conferenza ministeriale sull’empowerment femminile del G20. È un tema su cui dobbiamo fare ancora di più, dopo questa pandemia, il cui peso è gravato soprattutto sulle donne, inasprendo le disparità di genere.
D. Qual è la fotografia dell’Italia che lei rappresenta a Washington e che ha portato nella West Coast?
R. La fotografia è di un Paese solido, affidabile, guidato da un governo autorevole con largo consenso parlamentare e popolare. La risposta dell’Italia alla pandemia è’ un esempio anche per gli Stati Uniti, come ha riconosciuto lo stesso dottor Anthony Fauci. Quasi l’80% degli italiani over 12 anni sono completamente vaccinati. L’economia italiana crescerà al 6% nel 2021, in media più degli altri partner UE. L’Italia è il primo beneficiario del recovery package dell’Unione Europea, con investimenti e riforme che trasformeranno il Paese in settori chiave quali pubblica amministrazione, giustizia e transizione verde. Sulla lotta alla pandemia e al cambiamento climatico l’Italia ha puntato anche come presidenza del G20 e co-presidenza della COP26. A luglio Napoli ha ospitato la prima riunione ministeriale su clima e energia del G20 e allo “Youth for Climate” di Milano, proprio in questi giorni, 400 giovani di tutto il mondo hanno partecipato a riunione ministeriale su clima e energia del G20 pieno titolo ai negoziati multilaterali sul clima. A fine ottobre ospiteremo a Roma il Vertice dei Capi di Stato e di Governo del G20.
D. Il nostro incontro avviene a pochi giorni dal ventennale dell’11 settembre e del ritiro dall’Afghanistan. Lei ha rilanciato il messaggio del presidente Mattarella, cordoglio e vicinanza per le vittime e i parenti – anche di origine italiana – di quel terribile evento, ma ha anche valorizzato la solidità delle relazioni tra i nostri Paesi.
R. L’11 settembre 2001, che ho vissuto in prima persona a New York, dove lavoravo presso la nostra Rappresentanza alle Nazioni Unite, ha cambiato per sempre le vite di tutti noi. Quella tragedia ci ha unito nel dolore, come ha evidenziato il presidente Mattarella, e aggiungerei anche nella reazione. Siamo stati tra i primi alleati ad accogliere l’appello lanciato dagli Stati Uniti dopo l’11 settembre. In Afghanistan, teatro del nostro più grande impegno militare dopo la II guerra mondiale, sono caduti 54 militari italiani. Gli USA apprezzano molto l’impegno italiano in tutti gli scenari in cui siamo attivi, dal Sahel all’Iraq, passando per la Libia, il Libano e tutto il “Mediterraneo allargato”. Ci considerano un “esportatore di sicurezza”, come ha detto a inizio settembre il segretario alla difesa Austin al nostro ministro della Difesa Lorenzo Guerini.
D. Il tema Afghanistan resta attuale. Sviluppo e diritti umani nel Paese restano nel mirino nazionale, anche in vista di un G20 a guida italiana.
R. È senz’altro così. Non siamo stati in Afghanistan invano. Il Paese ha compiuto progressi enormi in termini di diritti umani, soprattutto delle donne, e si è modernizzato grazie alle infrastrutture da noi costruite. Oggi siamo in prima linea, con gli alleati e tutti gli attori più importanti, per difendere questi progressi e per evitare che il Paese diventi di nuovo terreno fertile per il terrorismo. La settimana scorsa a New York, a margine dell’Assemblea Generale dell’ONU, il nostro ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, ha presieduto una riunione dedicata alla salvaguardia dei diritti delle donne afgane e una riunione dei ministri degli Esteri del G20 sull’Afghanistan, in previsione del vertice straordinario che la presidenza italiana del G20 ospiterà a breve sul futuro del Paese.
D. Anthony Fauci, che lei ha menzionato, è solo uno dei tantissimi italoamericani e italiani che hanno contribuito a costruire l’America. Anche se purtroppo sono ancora diffusi molti stereotipi contro gli italoamericani, la comunità italiana in America è un valore aggiunto. Di cosa ha bisogno secondo lei?
R. Gli italiani in America si sono fatti valere in tutti i settori della vita del Paese, da ultimo nella lotta alla pandemia. Gli americani di origine italiana sono oltre 17 milioni e oggi assistiamo a un nuovo flusso di arrivi. Si tratta in gran parte di imprenditori, professori e studenti, economisti nelle istituzioni finanziarie internazionali, scienziati e ricercatori in prestigiosi centri, come il National Institute of Health e la NASA. I ricercatori italiani negli USA sono oltre 15 mila. Più di 4000 sono nel network ISSNAF (Italian Scientists and Scholars of North America Foundation). Gli italiani in America sono oggi sempre più espressione delle eccellenze del nostro Paese. Valorizzarne l’impegno e il talento è una nostra priorità ed è la strategia vincente per superare vecchi stereotipi.
D. Alle tante comunità italoamericane diffuse negli Usa e molto numerose nella West Coast manca un po’ la capacità di fare rete. Come potrebbe essere sostenuta questa visione?
R. L’Ambasciata lavora su tutto il territorio per fare rete, promuovendo l’italianità a 360 gradi e valorizzando il ruolo di queste comunità. Operiamo attraverso i nostri Consolati, gli Istituti di Cultura, gli uffici dell’ICE, dell’Agenzia Nazionale del Turismo e le Camere di Commercio, in modo integrato a sostegno del Paese. Stiamo lavorando anche per rafforzare collettività settoriali, quali quella dei ricercatori e degli accademici italiani negli USA. Sosteniamo ad esempio il rafforzamento dell’ISSNAF e valorizzeremo, anche grazie al nuovo museo progettato qui da Renzo Piano, la collaborazione tra Italia e USA in ambito cinematografico, testimoniata da un accordo quinquennale tra l’Academy e Cinecittà, “founding supporter” del Museo.
D. L’Italo-Americano è il più antico giornale di comunità di tutti gli Stati Uniti. Nei suoi 113 anni di storia ha sempre avuto l’ambizione di promuovere la lingua, la cultura italoamericana e di dare voce alla sua comunità nella West Coast. Cosa può fare la rete consolare per sostenere questo indispensabile strumento di coesione della comunità e di promozione della cultura, dei prodotti e del Made in Italy?
R. Il vostro giornale è uno strumento formidabile per mantenere vivo l’interesse verso il nostro Paese. Voi promuovete l’immagine di un’Italia moderna, vitale, ricca di eccellenze anche in settori all’avanguardia, aggiornando così il ricordo che la comunità italo-americana mantiene della propria terra di origine. L’Italia è consapevole di questo vostro ruolo ed è per questo che la Presidenza del Consiglio eroga contributi agli organi di stampa estera più meritevoli come L’Italo Americano. Anche in virtù degli eccellenti rapporti che avete con i Consolati di Los Angeles e San Francisco, vi consideriamo parte integrante del nostro “Sistema Italia”.
D. ICE. Ci sono dati allarmanti sulla diffusione di prodotti Italian Sounding che mettono a grave rischio l’economia e l’export italiano. Anche fare conoscere i prodotti autentici attraverso il giornale è un contributo alla causa dell’originalità e della salubrità. Ma cosa fanno l’Ambasciata e la rete consolare per difendere i prodotti italiani in Usa?
R. Siamo impegnati in prima linea su questo fronte e sappiamo che in voi troviamo un alleato prezioso. Con iniziative come la Settimana della Cucina Italiana nel mondo e campagne quali “True Italian Taste” puntiamo a migliorare la conoscenza e il consumo di prodotti Made in Italy. A queste campagne, che voi contribuite a diffondere, affianchiamo un’azione di sostegno alle imprese italiane su questo mercato. A Los Angeles siamo aiutati perché abbiamo un pubblico appassionato del nostro stile di vita e che esige la qualità di cui il prodotto italiano è sinonimo. I consumatori sono i più grandi alleati del prodotto italiano di qualità. Infatti, anche chi si avvicina all’Italia attraverso prodotti non autentici arriva poi alle nostre eccellenze, perché sono le uniche prodotte con materie prime di prim’ordine e metodi produttivi artigianali, irreplicabili.
D. Clima e transizione energetica, Tecnologia e innovazione, Aerospazio e difesa, Startup e impresa. Ma non solo. Ci sono tanti progetti in partnership da portare avanti mentre persistono le difficoltà legate alla pandemia. Qual è il filo rosso che lega questo ponte strategico tra Italia e Usa, percorso da tanti giovani ricercatori, innovatori e cervelli in fuga?
R. Innovazione e sostenibilità sono le parole chiave e la lotta ai cambiamenti climatici è, soprattutto quest’anno, un driver importante per molti progetti, anche di collaborazione industriale: dalle energie rinnovabili ai veicoli elettrici, dall’idrogeno all’alta velocità ferroviaria. La rivoluzione digitale è l’altra grande opportunità. L’Italia inaugurerà proprio in California entro fine anno un Innovation Hub dedicato alle imprese innovative, al venture capital e alle start-up. Crescono anche le collaborazioni nell’aerospazio, dai moduli per la stazione spaziale internazionale al volo acquistato dall’Aeronautica Militare italiana da Virgin Galactic. L’Italia è pronta a fare la sua parte con Artemis verso la Luna e Marte. L’interscambio di beni e servizi tra Italia e USA è tornato a crescere, con numeri superiori a quelli del 2019. Qui a Los Angeles ho apprezzato il dinamismo della comunità di affari e la vitalità del suo legame con l’Italia. Nella Silicon Beach hanno sede start up italiane e molti nostri connazionali lavorano nell’high-tech.
D. Sta per cominciare l’Italian Heritage Month. Quale messaggio vuole lanciare alla comunità italiana che si è sentita minacciata anche dal revisionismo storico nei confronti della figura di Cristoforo Colombo?
R. Dobbiamo preservare i valori condivisi dei nostri due popoli e i simboli positivi della nostra storia comune. L’Italian Heritage Month è una celebrazione della cultura, della storia e del contributo inestimabile che l’Italia ha dato all’America. È un modo di celebrare la memoria delle radici su cui si fonda la storia degli Stati Uniti e su cui costruire il futuro comune, preservando i simboli e il senso di appartenenza”. (aise)