LondraItalia.com/ “La mia famiglia separata da mesi tra Italia e Londra a causa delle regole post-Brexit” – di Raffaele Vallefuoco

LONDRA\ aise\ - ““Io e i miei figli viviamo separati da mia moglie, ma lotteremo finché non otterremo il ricongiungimento”. È fermo Domenico Rivello, determinato a rivedere riunita la sua famiglia sotto un unico tetto. Sanremese trasferitosi da tre anni, Domenico ha scelto Londra come nuova casa per permettere ai suoi figli di crescere e studiare nel Regno Unito”. Ad intervistarlo è stato Raffaele Vallefuoco per “LondraItalia.com”, quotidiano online diretto a Londra da Francesco Ragni.
““Una scelta che io e la mia compagna abbiamo preso a seguito del consiglio di una insegnante della British School di Sanremo che, apprezzando il dono per le lingue dei nostri figli, Christian e Luigi Rocco, ci consigliava di fargli proseguire gli studi in lingua inglese”.
Una prospettiva che, Domenico e Lilia, subito cominciano ad esplorare.
“Sono arrivato tre anni fa da solo. Lavorando nel mondo delle costruzioni sono riuscito ad inserirmi. Così lavoro dopo lavoro, ho iniziato ad informarmi su come far salire la mia famiglia nel Regno Unito. Ho visto la casa, la scuola per i miei figli, mi sono informato sul processo di ricongiungimento sotto l’ombrello dell’EU Settlement Scheme”.
Ma una volta formalizzata l’applicazione. Sono sorti i problemi.
“La domanda che abbiamo sottoposto all’Home Office è stata respinta per ben due volte. Infatti, sotto lo schema post Brexit, il Ministero degli Interni britannico ci dice che abbiamo fallito nel dimostrare la stabile convivenza con mia moglie, Lilia in Italia. Sono vent’anni che siamo insieme, abbiamo due figli insieme, e dobbiamo anche dimostrare all’Home Office che siamo davvero una famiglia”.
Ad ostare al processo di ricongiungimento la circostanza che Lilia non sia cittadina italiana, essendo di nazionalità moldava, e non unita in matrimonio con Domenico.
“Il rigetto delle domande di ricongiungimento è stata una doccia fredda – racconta Domenico – abbiamo fornito tutta la documentazione del caso, comprese le chat whatsapp, ma le domande sono state ugualmente respinte. Ora – incalza – abbiamo presentato istanza di Appello, ma dobbiamo aspettare. Ci vorranno mesi prima di una risposta. Ormai, viviamo sospesi di sette mesi in sette mesi, tanto ce ne sono voluti per avere delle risposte finora. E la mia famiglia resta divisa”.
“Sono 6 mesi che sono qui solo con i miei ragazzi. La madre li dirige quotidianamente, certo. Ci siamo inventati un sistema di videocamere in tutta la casa, di modo che la madre supporti i ragazzi in remoto. Dall’Italia”.
Una situazione che, purtroppo, nonostante l’aguzzo e l’ingegno, non è semplice.
“Per me e la mia famiglia è estremamente difficile. Questo è il momento più difficile della mia vita. Fortuna che i ragazzi, al momento non ne risentono, ma temo che, essendo in una fase di crescita delicata, possano subire le conseguenza di questa situazione”.
Se la distanza si fa sentire, anche la quotidianità si fa complessa. Per Domenico, lavoratore nel ramo delle costruzioni le giornate, infatti, si fanno estenuanti.
“Mi alzo tutti i giorni alle 5. Sistemo casa, preparo tutto per i ragazzi, e vado a lavoro. Rientro in serata, mi dedico alla cena e rassetto casa, preparandomi per il giorno successivo. Ma lo faccio senza problemi, per la mia famiglia. Ma spero onestamente che questo incubo finisca il prima possibile. Che la mia famiglia sia riunita al più presto. Lo merita la mia compagna, che è disperata per la distanza, lo meritano i miei figli””. (aise)