L’UMANITÀ DEL VIRTUALE - DI PABLA GUIDA

L’UMANITÀ DEL VIRTUALE - di Pabla Guida

PARIGI\ aise\ - “Per la seconda volta nella sua breve vita da parigina, Stefania Chieffi, in arte Stif, ci regala la copertina di Focus in, che è stata anche – declinata in tutte le forme del web – simbolo ed immagine del Forum delle Associazioni franco-italiane di giugno. La metropoli francese e il confino, a quanto pare, non hanno intaccato la sua positività, la sua convinzione che l’innocenza, l’umanità e la facoltà di sognare salveranno il mondo”. Ad intervistare l’illustratrice è stata Pabla Guida per “Focus In”, periodico diretto a Parigi da Patrizia Molteni.
D. Le tue illustrazioni “parlano del sogno ad occhi aperti, della comunicazione reale attraverso l’invenzione, poeticamente, con l’obiettivo di ritornare, almeno per un momento, a quando si aveva il tempo di riflettere in maniera più gioiosa e filosofica su ciò che accadeva intorno”, dicevi nella prima intervista per Focus in. È ancora il tuo obiettivo? Il tuo modo di lavorare?
R. Sì, spero sempre di passare un lato riflessivo all’osservatore. Mi piace lasciarmi trasportare dal tratto quasi fosse un pensiero, volto a comunicare in maniera magica, positiva, concetti reali, per vivere in maniera poetico-magica la storia. Ad esempio, nel libro animato 1,2,3 Soleil, uscito quest’anno, l’autore vuole spiegare ai bambini cos’è il coma, raccontando di tre ragazzini che si ritrovano ad affrontare l’argomento perché un loro anziano amico ha un incidente; quando ho ricevuto il testo, davvero molto realistico, che narra il punto di vista di chi è al capezzale di un paziente piuttosto che del malato, ricordo di essere andata in difficoltà, ma sono riuscita a concentrarmi sulla creazione di personaggi esageratamente divertenti e colorati, ponendo l’accento sulle azioni tenere che essi muovevano nei confronti del paziente loro amico, dando come messaggio finale che, nel brutto che possiamo incontrare del mondo, è importante quello che noi facciamo, come noi ci poniamo, come noi viviamo le cose.
D. Sempre nella prima intervista dicevi che ti sarebbe piaciuto “disegnare per i bambini”, oggi è quasi la tua attività principale, abbinata al lavoro con gli scolari, a volte parecchio “vivaci”, degli atelier. Sei ancora dell’idea di poterli “proteggere e preservare” e che loro, parafrasando un titolo di Elsa Morante, possano “salvare il mondo”?
R. Sicuramente voglio continuare a farlo, resto dell’idea che sono loro gli unici in grado di supportare e superare egregiamente il cambiamento; ma perché possano farlo, è nostro compito prepararli, spingerci a capire cose che ci risultano più difficili ma da passare a loro come naturali, distruggere le vecchie abitudini perché loro siano fluidi nelle nuove. Si sente sempre parlare del “mondo che lasceremo ai nostri figli”, per forza di cose devono essere i figli a cambiarlo, come succede da sempre. Mi rendo conto che è un grande fardello per delle piccole spalle, ma quelle spalline sono milioni e credo fermamente che dobbiamo insegnar loro a ricongiungersi e fargli capire che l’unità fa la forza, che bisogna prendere parte, sì, ma con coscienza, e che cercare il bene del singolo ci sta portando allo sfacelo. Fortunatamente, in un mondo dove oggi più sei cinico e più sei cool, dove condanniamo il lieto fine perché troppo irreale e scontato, l’editoria per bambini lascia ancora infinito spazio ai sogni e agli insegnamenti, creando nelle menti del domani presupposti di positività; il bambino che entra nell’età adolescenziale rimette tutto in discussione, è così che perdiamo l’ingenuità, ma è quello che serve per l’auto-definizione personale, e quando questo avviene, quando costruiamo mattone per mattone quello che siamo, riprendiamo tutto quello che abbiamo vissuto, compresi i lieti finali che ci hanno raccontato: è questo che è importante preservare.
D. Tu hai concepito tutta la linea grafica del Forum virtuale, con animazioni ed effetti speciali che sono molto piaciuti al pubblico (e alla critica). Come concili la ricerca del reale, di “un’umanità vera, con il virtuale nel quale ti muovi come se fosse un elemento naturale.
R. Questa pandemia ci ha dimostrato quanto il virtuale sia pieno di umanità vera. Questa cosa l’avevo già vissuta in prima persona perché, da quando vivo in Francia, le videochiamate, per esempio, sono nel mio quotidiano. Passo molto tempo con i miei cari e i miei amici, forse più intensamente di prima. Sono momenti a cui tengo molto, mi permettono di restare “connessa” con la mia prima casa. All’inizio, queste nuove tecnologie ci hanno spaventato: quando ci si riferiva ad internet, si diceva sempre che si era persa la comunicazione vera; in realtà è nato un nuovo tipo di comunicazione, facile, fruibile per tutti, intuibile, e ci è solo voluto un tempo di adattamento, come tutte le cose.
È quello che è successo con il Forum: quanta umanità vera c’è stata nel forum virtuale quest’anno? Siamo entrati in contatto con tutti tramite uno schermo, ci siamo riuniti, seppure a chilometri di distanza, per parlare alle persone: una nuova veste con nuove possibilità, una rete di associazioni con gli stessi valori di sempre che si è messa in gioco, si è rinnovata attraverso la comunicazione virtuale; come umanità che ha messo in scena questo spettacolo, anche noi abbiamo vissuto tante emozioni, vere emozioni, sia nella preparazione dell’evento, sia durante l’evento stesso.
Ho sempre creduto e sostenuto tutti i vantaggi di internet, mi ripeto dicendo che sta tutto nel come noi lo viviamo e come lo sfruttiamo. Seppure sembra che ci siano lati sempre più negativi (leoni da tastiera, invasione della privacy) ci si è dimenticati ormai di chi ne fa un uso responsabile e assolutamente “umano”; oltre a tutto un lato comunicativo e ludico che offre, per il mio lavoro è fondamentale, mi ha solo aperto nuovi orizzonti. Quando è nata la rete, è nata per dare libertà alle persone, e seppure ci siano stati (e ci saranno) numerosi inconvenienti, è riuscita a farlo: liberi dalle distanze, liberi dagli schemi, liberi dalle élite. Poi certo, dare un bacio con una gif non è la stessa cosa che darne uno vero, però per me non fa altro che dare ancora più importanza al gesto “dal vivo”, pandemie a parte…! Penso sempre a tutte le persone che “fanno” il virtuale, da chi scrive articoli su Wikipedia a chi condivide dirette streaming: tutto il mondo si è trasferito su un altro mondo, portandosi dietro tutto quello che aveva, nel bene e nel male. Insomma, il virtuale, senza umanità vera, non esisterebbe.
Stefania Chieffi in arte Stif, nasce nel 1987, consegue la laurea in Graphic Design presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli, si specializza in illustrazione presso la scuola italiana di Comix. Il suo lavoro dà forma e colore sia a classici della narrativa, che a racconti di scrittori underground. Nel suo lavoro unisce l’analogico al digitale, ha realizzato l’illustrazione della copertina per l’ultimo disco di GNUT Domestico, l’audiolibro dei Canti Orfici del poeta Dino Campana, prodotto dalla Fondazione Alfonso Gatto. Ha preso parte al progetto poetico/artistico Muri d’Autore nel Rione Fornelle di Salerno.
Dal 2017 risiede a Parigi, dove continua il suo lavoro di illustratrice. Al suo attivo Che cos’è quella pallina? (2016, Barometz edizioni), Topito et Madina (2018, La souris qui raconte édition numérique), 1,2,3 Soleil (2019, La souris qui raconte édition numérique), Il mistero del villaggio scomparso (2020, Arka edizioni) e Le chewing gum magique (2020, La poule qui pond édition).
Dal suo arrivo a Parigi, anima, insieme al poeta Valeriano Forte, atelier ludico-creativi nelle scuole elementari di Parigi e regione.
www.stefaniachieffi.com”. (aise) 

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