L’UMANITÀ OLTRE L’EPOCA DI FORBICI, COLLA E BIANCHETTO (UN RICORDO DI LARRY TESLER) – DI NICO TANZI

L’UMANITÀ OLTRE L’EPOCA DI FORBICI, COLLA E BIANCHETTO (UN RICORDO DI LARRY TESLER) – di Nico Tanzi

GINEVRA\ aise\ - “La notizia della morte di Larry Tesler mi ha proiettato in una vertigine spazio-temporale. Lo so, il suo nome probabilmente non vi dice niente. Newyorchese del Bronx, aveva cominciato a lavorare nell’industria dei computer fin dagli inizi, e aveva capito subito qual era il nocciolo della questione: non tanto la potenza di calcolo ma l’interazione fra macchina e utente – cioè tutto ciò che sta fra il “cervello” del computer e quello dell’uomo. Perché venisse voglia di usarli, i computer, bisognava renderli facili da usare, intuitivi. È ciò di cui Tesler si occupò fin dagli inizi. Al Palo Alto Research Center della Xerox, nella Silicon Valley, fu tra i ricercatori che diedero vita all’interfaccia grafica basata sul mouse. Quella che usiamo ancora oggi”. Così scrive Nico Tanzi su “La rivista”, mensile diretto a Zurigo da Giangi Cretti.
“En passant: vi ricordate – se c’eravate – quando è arrivato il mouse? Ricordate ancora la sensazione di estraneità delle prime volte in cui ci giravamo fra le mani quello strano aggeggio? Io c’ero. E ho pensato: ma che me ne faccio di quest’affare, quando sono così comode le frecce e i tasti funzione sulla tastiera?
Certo, come no. Un paio di giorni, e ci ritrovammo a chiederci come avevamo potuto fino ad allora farne senza. Ma torniamo a Tesler. Che sarà ricordato per sempre non per l’interfaccia grafica, ma per un’altra intuizione: il taglia/copia/incolla. In fondo non sembrerebbe niente di che: chi scriveva per mestiere aveva sempre fatto taglia e incolla. Certo, a mano. Con forbici e colla o nastro adesivo.
Non era poi un gran cambiamento, farlo con un elaboratore elettronico. O no?
Sappiamo tutti che il cambiamento ci fu, eccome. In pochi anni buttammo via le vecchie macchine da scrivere Olivetti, con il nastro bicolore nero e rosso. Buttammo via la carta copiativa e il bianchetto (quanta riconoscenza, per quel liquido bianco che rimediava – faticosamente, certo – agli errori di battitura). Ma, a cambiare nel profondo – proprio grazie al copia e incolla – è stato soprattutto il modo di pensare alla scrittura. Che improvvisamente abbandonava la pesantezza delle vecchie procedure, dattilografe e giornalisti in fila negli uffici a battere a macchina in un frastuono di "bang-bang-clack-clack-clackpuckapuckapuckapucka..." (è una citazione, ve la svelerò più avanti) e si lasciava penetrare da una allegra leggerezza: quella che nasce quando niente di ciò che fai è definitivo, e fino all’ultimo – fino al momento di spedire una lettera, o di mandare in stampa il giornale – puoi cambiare, modificare, spostare blocchi di testo, correggere… tutte quelle cose cui chi è nato dopo gli anni Ottanta, ovviamente, neanche fa caso. Perché ci sono sempre state. Ecco la vertigine.
Perché non è solo per i millennial che quelle cose “ci sono sempre state”. Anche per noi, i loro genitori, i loro nonni, la generazione che ha vissuto il passaggio dalla terza rivoluzione industriale all’era dell’informatica e del virtuale.
Ci siamo così abituati al copincolla e a tutte quelle altre meravigliose possibilità che è come se fossero lì da sempre. Nei coccodrilli per Larry Tesler ho letto la data in cui il taglia-incolla fu implementato per la prima volta su un prodotto per il grande pubblico: era il 1984, sui primi personal computer Macintosh (e te pareva, che non ci fosse lo zampino di Steve Jobs). Se si calcola che ci sarà voluto un po’ di tempo prima di estenderlo a tutti i PC che cominciavano a diffondersi su larga scala, si può dire che il taglia/copia/incolla ha poco più di 30 anni. E mi piacerebbe dire che “mi ricordo com’era” quando non esisteva ancora: invece proprio non me lo ricordo.
Nebbia, vaghe reminiscenze di – appunto – forbici, colla e bianchetto. Come se ci fosse sempre stato. In fondo, è la stessa cosa che succede con Google. Chi riesce a immaginare una vita senza Google? Beh, l’umanità ne ha fatto a meno per quasi tutta la sua storia – eccetto gli ultimi vent’anni.
*bang-bang-clack-clack-clack-puckapuckapuckapucka è il suono della macchina da scrivere rievocato nostalgicamente da Tom Hanks. Nel 2014 l’attore americano ha creato una app che ne riproduce il suono metallico sulla tastiera dell'iPad. A lungo "Hanx Writer" è rimasta al primo posto fra le applicazioni più scaricate dall'iTunes store”. (aise) 

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